fbpx Cresci più in là | Scienza in rete

Cresci più in là

Primary tabs

Read time: 1 min

Uno studio pubblicato su Science riesce forse a spiegare come mai alcune specie di alberi della foresta tropicale siano più rare di altre. Alcune piante della famiglia delle Lauracee, infatti, hanno mostrato una particolare sensibilità a cosa cresce nei loro paraggi.

Liza Comita (National Center for Ecological Analisys and Sinthesys) e i suoi collaboratori hanno tenuto sotto stretto controllo la nascita e lo sviluppo di circa 30 mila pianticelle, appartenenti a 180 differenti specie, coltivate su un appezzamento di 50 ettari dell'isola di Barro Colorado (Panama). In particolare hanno osservato le possibilità di crescita e sopravvivenza al variare della distanza da altre piante della medesima specie.

L'analisi ha mostrato che gli esemplari di Cinnamomum triplinerve - specie considerata rara - hanno meno possibilità di svilupparsi e crescere se si trovano a breve distanza da un esemplare analogo. Sarebbe proprio questa minore capacità a sopravvivere se nei paraggi ci sono esemplari identici, caratteristica che non si riscontra in altri alberi della stessa famiglia, a giustificare la loro rarità.

Non è ben chiaro cosa impedisca a esemplari della stessa specie di crescere assieme. L'ipotesi formulata da alcuni ricercatori è una sorta di meccanismo protettivo: più gli alberi sono distanti e meno possibilità hanno di subire attacchi da virus e insetti che prendono di mira solo particolari specie.

Science Now - NCEAS (via Eurekalert)

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Botanica

prossimo articolo

Accanto a te. L’ascolto dell’esperienza suicidaria nella pratica clinica

sagoma di testa con cartacce come pensieri cupi

Cosa resta a chi sopravvive al suicidio di una persona cara, e a chi, come i clinici, ne ha seguito la sofferenza da vicino? "Accanto a te" (il Mulino edizioni), di Serena Bruno e Patrizia Velotti, affronta queste domande senza semplificazioni, attraversando storia, neuroscienze e psicodinamica. Al centro, l’ascolto dell’esperienza suicidaria come strumento essenziale per comprendere il rischio e orientare l’intervento terapeutico, tra complessità individuale e responsabilità clinica.

Quando una persona sceglie di togliersi la vita, chi rimane e affronta il lutto per la perdita non può evitare di porsi delle domande. C’era qualcosa che avrei potuto fare? Forse c’era un modo per essere più utile? Ci sono stati dei segnali, delle richieste di aiuto magari, che non ho saputo cogliere? Avrei potuto cambiare il corso degli eventi? Era da tanto che pensava al suicidio?