fbpx CRA-CMA sotto sfratto? | Page 21 | Scienza in rete

CRA-CMA sotto sfratto?

Primary tabs

Read time: 2 mins

A seguito del taglio dei finanziamenti nel settore della ricerca il Consiglio per la Ricerca e per la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) dovrà lasciare la storica sede occupata ininterrottamente dal 1879. Per questa ragione il CRA non potrà più mantenere la sede dell’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura (CMA).

In particolare il personale sarà trasferito in sede da destinarsi con le sole postazioni di lavoro, senza alcuna garanzia per la futura collocazione della Biblioteca, dell’Archivio storico, della collezione di antichi strumenti sismici e meteorologici e per la continuazione delle osservazioni meteorologiche del Collegio Romano.

Come dichiara il personale CRA-CMA "Non ci sarebbe niente da eccepire sul risparmio economico per il CRA e sul trasferimento delle persone, se non fosse che il CRA-CMA ha una tradizione storica e scientifica nel settore della meteorologia e della climatologia, riconosciuta a livello internazionale, strettamente legata ai luoghi fino ad oggi occupati."

Tra i patrimoni storici della sede vi sono la Biblioteca Centrale della Meteorologia Italiana, con più di 15 mila testi di meteorologia e geofisica italiani ed esteri (alcuni risalenti al ‘500), e la collezione di antica strumentazione meteorologica e sismica. Non solo, dell’ufficio è parte integrante l’Osservatorio meteorologico di “Roma Collegio Romano”, la cui ultrasecolare serie ininterrotta di rilevazioni meteorologiche è di fondamentale importanza per lo studio del clima della città anche in relazione ai cambiamenti climatici.

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Free tag: 
Ricerca

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.