fbpx Un convegno per fermare la sperimentazione animale | Scienza in rete

Un convegno per fermare la sperimentazione animale

Primary tabs

Read time: 3 mins

“Trovo intellettualmente disonesto verso i cittadini, in particolare verso tutti i malati, continuare a diffondere questi messaggi privi di fondamento, forti di campagne mediatiche fuorvianti, che stanno minacciando pesantemente il futuro della ricerca biomedica e quindi della nostra salute”, con queste parole Elena Cattaneo, neo senatrice a vita ed eminente scienziata, risponde ad alcune delle affermazioni fatte durante il convegno “Fermiamo la vivisezione”, organizzato ieri a Roma da Michela Vittoria Brambilla insieme al Partito animalista europeo, Memento Naturae, Roma for Animals, Istinto animale. Secondo l’esponente del PDL dietro la sperimentazione animale esisterebbe una lobby che “manipola i cittadini e che non vuole avviare metodi alternativi”.
Punto centrale del congresso, proprio il tavolo degli esperti tecnico-scientifico sui metodi alternativi alla sperimentazione animale voluto dall’ex Ministro della Salute Renato Balduzzi, definito da Stefano Fuccelli, presidente del Partito animalista europeo, come una “farsa”. Per Fuccelli è "fondamentale rilanciare il lavoro di questo gruppo tecnico, ma lo si deve fare davvero, per ottenere risultati concreti. Il nostro timore, invece, è che si cerchi di bloccarlo e svuotarlo. I 16 esperti che lo compongono sono prevalentemente favorevoli alla sperimentazione animale, solo 3 sono esperti di metodi alternativi, ma sono abbastanza ferrati per sostenere autorevolmente le reali possibilità di cambiare pagina nella ricerca". Il leit motiv di “Fermiamo la vivisezione” è stato: “non esiste un modello animale per l'umano”. Concetto ribadito più volte anche da Claude Reiss, già direttore del Centro nazionale di ricerca scientifica francese, che ha definito i test sugli animali "un metodo inutile e dannoso perché ogni specie animale ha un proprio genoma unico e irripetibile". Ma quali sono le alternative? È Candida Nastrucci, membro del Comitato Scientifico Equivita e di EUSAAT (European Society for Alternatives to Animal Testing) a parlarne: “Dobbiamo usare come modello necessariamente l'essere umano con i campioni che ci fornisce come cellule e poi sviluppare modelli di simulazione al computer”.
Sulla reale consistenza di metodi alternativi, la Cattaneo è molto chiara: “Chi afferma che oggi esistano metodi alternativi in grado di sostituire completamente la sperimentazione animale nella ricerca biomedica dice il falso e questo è particolarmente grave se a farlo sono persone delle istituzioni. È il buon senso, continua la scienziata, prima delle competenze tecniche, a dirci che una cellula singola non è un organismo intero, così come una simulazione non può ancora essere così sofisticata da prevedere tutte le possibili variabili con cui un organismo può reagire a un trattamento. Se si potesse davvero rinunciare alla sperimentazione animale tutti – dai ricercatori, alle istituzioni, alle case farmaceutiche – sarebbero disposti a farlo, per ragioni non solo etiche ma anche semplicemente economiche.
Dello stesso avviso della Cattaneo è il Gruppo 2003, che con una nota a firma del suo Presidente Maria Grazia Roncarolo ha dichiarato come la “sperimentazione animale non possa essere sostituita da metodi alternativi, per quanto buoni essi siano, se non si vuole rinunciare a importanti progressi e alla sicurezza per l’uomo”. 

Autori: 
Sezioni: 
Sperimentazione animale

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.