fbpx Conferenza ISEE: cambiamento climatico e salute | Scienza in rete

Conferenza ISEE: cambiamento climatico e salute

Primary tabs

Read time: 3 mins

Il secondo giorno della Conferenza internazionale di epidemiologia ambientale ISEE 2016 (Roma, 1-3 settembre) si è aperta con una benedizione non formale di papa Francesco rivolta ai 1500 delegati presenti: “La vostra ricerca fornisce davvero un legame essenziale fra la custodia della nostra casa comune e la promozione della salute, del benessere e della dignità di tutte le persone. Questo accresce non soltanto la nostra conoscenza del mondo e delle sue risorse naturali, ma anche il bisogno di sobrietà e di umiltà a livello individuale e comunitario”. E con un monito: “Visto che vi occupate di un settore della ricerca che riguarda la relazione vitale fra l’ambiente e la salute umana, sua santità incoraggia tutti voi a non perdere di vista i molti poveri e dimenticati della società che possono beneficiare del vostro lavoro”.

L’invito del papa Francesco non poteva essere più appropriato in una giornata dominata dal tema del cambiamento climatico e dei suoi effetti sulla salute. Un tema globale di cui si iniziano già ora a percepire gli impatti in termini di riemersione delle malattie infettive, aumento della mortalità da ondate di calore e per gli eventi estremi innescati dal disordine del clima (cicloni, alluvioni, siccità).

Uno studio condotto negli Stati Uniti e presentato oggi alla conferenza mostra come - in mancanza di misure efficaci di contenimento delle emissioni, la frequenza di ondate di calore aumenterà di circa 80 volte nei prossimi 50 anni, con una impennata del rischio di morte del 20% durante questi eventi.

Nella sua presentazione in sessione plenaria, l’epidemiologo Andy Haines della London School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra ha posto l’accento su alcuni aspetti particolarmente problematici per la salute pubblica dell’innalzamento della temperatura globale. Primo fra tutti, e già ben visibile, l’aumento della desertificazione e la corrispondente riduzione delle terre coltivabili, che in breve tempo porterà vaste porzioni del pianeta a un dimezzamento delle superfici, mettendo a rischio la sicurezza alimentare.

D’altra parte - ha proseguito Haines - saranno le città a dover guidare la sfida della de-carbonizzazione, visto che sono responsabili dell’85% del PIL mondiale e del 75% delle emissioni da fonti energetiche.

Ridurre gli impatti sull’ambiente ha sempre effetti positivi sulla salute umana, così come seguire stili di vita più salubri (per esempio ridurre il consumo di carne a favore di frutta e verdura, o muoversi in bicicletta) ha ricadute favorevoli sull’ambiente. In particolare il tema dei cosiddetti co-benefici - uno dei fili rossi della conferenza ISEE - riguarda il clima: uno studio italiano condotto da Sara Farchi, Enrica Lapucci e Paola Michelozzi del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio ha mostrato come in Italia il 71% degli uomini e il 64% delle donne sono consumatori abituali di carne (poco meno di mezzo chilo a settimana). Una riduzione del consumo di carne ai livelli raccomandati ridurrebbe del 3,7% la mortalità da cancro del colon e del 3,3% da malattie cardiovascolari. Nel contempo, questo aggiustamento nella dieta farebbe risparmiare il 60% delle emissioni di gas serra.

La Conferenza ISEE di Roma nella sua seconda giornata, ha dedicato intere sessioni anche alla relazione fra inquinamento e invecchiamento; la salute delle popolazioni che vivono intorno ai grandi poli industriali; gli effetti del rumore sul sistema cardiovascolare e il diabete; le problematiche sanitarie dei sistemi di smaltimento dei rifiuti; gli effetti delle crescenti emissioni di biomasse, e molto altro ancora.

Autori: 

prossimo articolo

Abbiamo un grosso problema con gli incendi

incendio in montagna

Gli incendi che stanno devastando il Mediterraneo nell'estate 2026 confermano una tendenza ormai consolidata: il cambiamento climatico rende i roghi più probabili, intensi e difficili da controllare, aggravando gli effetti di una gestione del territorio spesso inadeguata e delle cause di origine umana. Oltre a distruggere ecosistemi e aumentare le emissioni di CO₂, il fumo degli incendi rappresenta una minaccia crescente per la salute, con impatti documentati sulla mortalità e su alcune malattie cardiovascolari, respiratorie e neurologiche. Prevenzione, gestione forestale e riduzione delle emissioni di gas serra restano le strategie chiave per contenere il rischio.

Foto di Mike Newbry su Unsplash

Dalla seconda metà di luglio 2026 l'Europa mediterranea è stretta in una morsa di incendi che stanno costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Al 29 luglio 2026 si stimano quasi 435mila ettari di suolo bruciato da inizio anno, 1400 incendi contati, quasi 18 milioni di tonnellate di CO2 emesse (dati dell’European Forest Fire Information System).