fbpx Come si impacchetta il DNA | Page 3 | Scienza in rete

Come si impacchetta il DNA

Primary tabs

Read time: 2 mins

Identificato un nuovo meccanismo di regolazione della struttura della cromatina nelle cellule di mammifero e lievito. Ruolo principale è svolto dalle proteine High Mobility Group Box (HMGB), proteine non istoniche, abbondanti nelle cellule e che si legano al DNA in modo aspecifico favorendo la formazione di nucleosomi.

Nelle cellule eucariotiche, l'informazione genetica è organizzata in cromatina, una struttura altamente conservata formata da DNA e proteine istoniche, la cui unità base è il nucleosoma. I cambiamenti dinamici nell'organizzazione della cromatina sono necessari per la maggior parte delle attivita' nucleari, come la replicazione, trascrizione e riparazione del DNA.

Lo studio, guidato da Alessandra Agresti del San Raffaele di Milano, mostra che le cellule di mammifero, prive della proteina HMGB1, sono caratterizzate da un numero minore di istoni e nucleosomi. Simile fenotipo è stato riscontrato in cellule di lievito mutate per le proteine Nhp6a/Nhp6b correlate a HMGB1. Contrariamente alle aspettative, i ricercatori hanno osservato che nel lievito i nucleosomi non si ridistribuiscono lungo il DNA quando sono in numero minore, ma mantengono la loro posizione, ciò che diminuisce è il tempo che ogni specifica porzione di DNA rimane avvolta nel nucleosoma, rendendo il DNA più accessibile.

Le cellule, in entrambi i sistemi, sono vitali, ma mostrano numerosi difetti. In particolare si osserva instabilità genomica associata ad una maggiore sensibilità agli agenti di danno al DNA, aumento generale della trascrizione e alterazione nell'espressione di geni specifici.

Questo lavoro, pubblicato su PLoS Biology, rappresenta un importante approfondimento delle dinamiche che regolano l'impacchettamento del DNA negli organismi eucarioti e suggerisce un possibile ruolo del numero di istoni e nucleosomi nella regolazione genica.

Celona B., et al. 2011, PLoS Biology Vol. 9, Issue 6: e1001086

Autori: 
Sezioni: 
Biologia

prossimo articolo

Un piano per affrontare il caldo nelle scuole e come finanziarlo

Interno di un'aula scolastica con banco e lavagna

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.