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Col Piano rifiuti cambiano gli impatti sulla salute

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A seconda di come lo si imposta, un piano rifiuti può generare impatti sulla salute diversi sulla popolazione. Un esercizio di questo genere è stato condotto proprio in Lazio nell'ambito del progetto europeo INTARESE  (Integrated Assessment of Health Risks of Environmental Stressors in Europe,  http://www.intarese.org/ ), da cui emerge molto chiaramente che una strategia futura basata sulla riduzione dei rifiuti, un aumento del riciclaggio, un trattamento adeguato dei rifiuti prima del conferimento agli impianti e l'utilizzo di mezzi non inquinanti per il loro trasporto si tradurrebbe in grandi benefici ambientali e sanitari.

Lo studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio ha confrontato fra loro due possibili scenari di gestione dei rifiuti, partendo dallo scenario di base del 2008: la Waste Strategy e la Green Policy. Il primo scenario rivede la situazione attuale pur facendo restare invariata la quantità dei rifiuti prodotti (3.300 tonnellate di rifiuti prodotti , di cui 593 in riciclo/compostaggio; 1.900 in discarica senza trattamento, 835 trattati con TMB) ma prevedendo un aumento del compostaggio e del riciclaggio del 60%, con un azzeramento della collocazione in discarica. Lo scenario Green Policy, invece, prevede una riduzione del 15% della produzione di rifuti, unita a un aumento della quota di riciclaggio del 70%.

Per effetto delle diverse politiche delineate dai due scenari, si ha anche una variazione della popolazione residente vicino agli impianti di trattamento, e una riduzione dei viaggi effettuati dai mezzi di trasporto rifiuti: rispetto agli 19.000 viaggi/anno per il trasporto di rifiuti nella città di Roma (pari a 10 milioni di chilometri/anno), i due scenari stimano una riduzione delle distanze percorse dal 37% (Waste Strategy) al 65%, (Green Policy), con una considerevole riduzione degli inquinanti emessi.

La differenza fra i due scenari si può misurare anche in termini di salute. Sommando infatti gli incidenti sul lavoro degli operatori addetti ai rifiuti e le malattie attribuibili all'esposizione agli inquinanti sia del traffico generato dal trasporto rifiuti sia della presenza degli impianti di trattamento rifiuti nei diversi scenari, lo studio mostra interessanti differenze.

Nel periodo considerato (dal 2016 al 2050), gli incidenti sul lavoro pesano rispettivamente per 40.000 anni di vita con disabilità (DALY: Disability Adjusted Life Years) per lo scenario attuale e lo Waste Strategy, e 33.000 per lo scenario Green Policy, grazie anche al minor numero di addetti previsto a fronte di una minore produzione di rifiuti. Gli effetti sanitari sulla popolazione residente vicino agli impianti e nei luoghi interessati dal traffico dei camion rifiuti (soprattutto disturbi respiratori) possono essere stimati invece in 3.000, 2.500 e 1.600 anni di vita con disabilità rispettivamente per lo scenario di base, il Waste Strategy e il Green Policy.

Importante notare come – nel considerare gli effetti sulla salute del sistema di trattamento rifiuti – le conseguenze più rilevanti siano da attribuire agli incidenti sul lavoro degli addetti e all'enorme quantità di mezzi movimentati per il trasporto dei rifiuti, un aspetto non adeguatamente considerato dai piani di gestione. Non indifferenti sono però anche i sintomi respiratori e disturbi conseguenti alla percezione degli odori intorno a discariche e impianti TMB. Resta aperta la questione della differente distribuzione per classi sociali della popolazione più esposta agli impianti e dei lavoratori che incorrono più facilmente in incidenti, che nemmeno le strategie di gestione dei rifiuti più “verdi” non affrontano in modo adeguato. 

Per approfondire:

Leggi il documento completo del Progetto INTARESE

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