fbpx Il CNR diventa open | Page 32 | Scienza in rete

Il CNR diventa open

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) Luigi Nicolais ha sottoscritto la Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities (Dichiarazione di Berlino) che costituisce la ‘carta’ europea di adesione ai principi dell’accesso aperto ai prodotti della ricerca finanziata con fondi pubblici. 

Con questo atto il CNR si impegna ad assicurare il massimo accesso al patrimonio informativo prodotto dalle attività di ricerca dell’Ente: i risultati della ricerca saranno diffusi non solo attraverso le modalità tradizionali di pubblicazione, ma anche attraverso i nuovi strumenti informativi aperti, propri delle tecnologie di informazione e comunicazione, che consentono di mettere a frutto più efficacemente i principi dell’open access. 

“La Dichiarazione di Berlino definisce l’accesso aperto come una strategia essenziale per garantire la diffusione e il riutilizzo dei risultati della ricerca da parte della comunità scientifica e della società civile”, afferma il presidente NIcolais. “Le attuali condizioni economiche e finanziarie in cui versano paesi come l’Italia, impongono alle istituzioni scientifiche ed accademiche uno sforzo ulteriore per rendere ampiamente e immediatamente fruibili i risultati e il patrimonio di conoscenze acquisiti attraverso i processi della scienza e della tecnologia. L’attuazione dei principi dell’accesso aperto ai prodotti della ricerca può senza dubbio favorire la crescita culturale ed economica del paese”.

I sottoscrittori della Berlin Declaration si impegnano inoltre ad incoraggiare i ricercatori e le altre istituzioni scientifiche, beneficiarie di finanziamenti pubblici, a utilizzare canali ad accesso aperto per la pubblicazione e la diffusione immediata dei risultati delle loro attività di ricerca. “La sottoscrizione della Dichiarazione di Berlino”, conclude Nicolais, “consentirà al Cnr di entrare a pieno titolo nel panorama delle più importanti istituzioni attivamente impegnate nella realizzazione delle politiche e delle strategie open access adempiendo a quanto raccomandato dalle istituzioni europee”.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
open access

prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.