fbpx Chicchi d'uva proteggono il colon | Page 3 | Scienza in rete

Chicchi d'uva proteggono il colon

Primary tabs

Read time: 1 min

La scoperta di Antonio Moschetta e della sua équipe, del Consorzio Mario Negri Sud di Chieti, mette in luce un nuovo legame tra l’alimentazione e la regolazione dei geni a livello delle cellule intestinali. Grazie ai finanziamenti di AIRC i ricercatori italiani hanno infatti scoperto che il coattivatore trascrizionale noto col nome di PGC1alfa, che induce l’aumento dell’attività mitocondriale, nel colon e nei tumori che si sviluppano a questo livello non promuove i sistemi anti-ossidanti, contrariamente a quanto accade in altri tessuti. Per questo, incrementando la quantità di PGC1alfa, le cellule, non potendo difendersi dai danni ossidativi, tendono ad andare in apoptosi. Ed è proprio quel che fa, secondo studi pubblicati negli anni passati, il resveratrolo, contenuto nelle bucce degli acini d’uva; anche il frutto, quindi, insieme con altri alimenti che producono lo stesso effetto, potrebbe contribuire ad attivare questo gene, aiutando a ridurre l’insorgenza di tumori intestinali o a rallentarne la crescita, e potenziando così gli effetti delle vere e proprie terapie.

http://www.pnas.org/content/early/2011/04/04/1016354108.abstract

Autori: 
Sezioni: 
Tumori

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.