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Cellulari: un po' di calma

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Il comunicato stampa emesso in questi giorni dall’International Agency for Research on Cancer dell’OMS è stato distorto dai media e dal pubblico. Non c’è nessun nuovo studio che dimostri la pericolosità dei cellulari, né si prevede che la prossima pubblicazione del documento su Lancet Oncology sveli dati sconvolgenti. La trentina di esperti riunita a Lione nei giorni scorsi si è limitata a rivedere tutta la documentazione scientifica finora prodotta, anche alla luce dei suoi limiti, al momento difficilmente sormontabili: la maggior parte degli studi, compreso il più importante Interphone, condotto in 13 paesi, tra cui l’Italia, si basano su interviste in cui si chiede alla gente quanto tempo passano o passavano al telefono negli anni precedenti; i tempi per un adeguato follow-up, dal momento dell’introduzione dei primi telefonini, sono ancora troppo brevi per esprimersi con sicurezza; la loro tecnologia, poi, in continua evoluzione. Ma soprattutto, gli unici tumori per cui la IARC ha dichiarato che esiste la possibilità, si badi bene, non ancora la certezza, di un certo aumento del rischio, sono i gliomi cerebrali e i neurinomi del nervo acustico, forme di per sé così rare (nel 2008 ci sono stati meno di 160.000 nuovi casi di gliomi in tutto il mondo), che  è difficile accertare la significatività statistica di eventuali variazioni di incidenza. La classificazione nella categoria 2b delle emissioni dai cellulari non è quindi un segnale di allarme per i singoli, a cui si chiede al massimo, per prudenza, un uso ragionevole del telefono, ma soprattutto la presa d’atto di alcuni dati della letteratura scientifica che a livello di salute pubblica non possono comunque essere ignorati, nel momento in cui si calcola che nel mondo siano stati stipulati 5 miliardi di contratti di telefonia mobile.

IARC

Lancet Oncology

 

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