fbpx C'è lo zampino dell'adenosina | Page 4 | Scienza in rete

C'è lo zampino dell'adenosina

Primary tabs

Read time: 1 min

Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience potrebbe finalmente spiegare le basi biologiche del controllo del dolore attraverso l’agopuntura. Al centro c’è una molecola, l’adenosina, la cui concentrazione nei tessuti, dopo il trattamento, aumenta di ben 24 volte. Si tratta di una sostanza naturale che regola il sonno, l’attività del cuore e ha proprietà antinfiammatorie e analgesiche: dopo una ferita si attiva nei tessuti per inibire la trasmissione degli stimoli dolorosi in maniera simile a un anestetico locale.

Il lavoro coordinato da Maiken Nedergaard, condirettore del Centro per la neuro medicina transazionale dell’Università di Rochester ha dimostrato nei topi che l’agopuntura riduce di due terzi il dolore provocato artificialmente in una zampa, ma questo effetto sparisce nei topi knock out, geneticamente modificati per non produrre adenosina.

Inoltre, attivando la sostanza nei tessuti, la sintomatologia si attenua anche senza l'intervento degli aghi, mentre somministrando un farmaco che aumenta le concentrazioni di adenosina nei tessuti, nel modello animale l’effetto analgesico dell’agopuntura addirittura triplicava. 

Nature neuroscience pubblicato online il 30 maggio 2010

Autori: 
Sezioni: 
Agopuntura

prossimo articolo

Ricerca pubblica e lavoro precario: il nodo irrisolto del CNR

puzzle incompleto con simboli scientifici

Il precariato nella ricerca pubblica, particolarmente al CNR, mina la competitività scientifica italiana. Ed è un problema che persiste nonostante la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici e le misure introdotte dalle leggi di bilancio 2024 e 2025. Il sistema di ricerca italiano, sottofinanziato e strutturalmente fragile, rischia di perdere il suo capitale umano, essenziale per garantire un futuro competitivo in Europa.

Immagine di copertina creata con ChatGPT

Negli ultimi mesi il precariato nella ricerca pubblica è tornato al centro del dibattito politico grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Una mobilitazione che mette in luce la fragilità strutturale del sistema della ricerca italiana, cronicamente sottofinanziato e incapace di garantire percorsi di stabilizzazione adeguati a chi da anni ne sostiene il funzionamento quotidiano.