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Buchi neri di mezza taglia

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Da anni gli astronomi possiedono prove più che sufficienti dell'esistenza sia dei buchi neri supermassicci nascosti al centro delle galassie che di quelli di piccola massa di origine stellare. Ci sono invece grosse difficoltà a ottenere indizi conclusivi sui buchi neri di taglia intermedia, la cui massa spazia da un centinaio a diecimila volte quella del nostro Sole.

La lunga caccia, però, forse sta prendendo una piega favorevole. Sul numero di ottobre di The Astrophysical Journal, infatti, Tod Strohmayer (Goddard Space Flight Center) e Richard Mushotzky (University of Maryland) riportano le loro osservazioni di NGC 5408 X-1, una intensa sorgente di radiazione X appartenente alla galassia NGC 5408, e concludono che si possa trattare di un buco nero con massa compresa tra 1000 e 9000 masse solari.

Utilizzando XMM-Newton, l'osservatorio orbitante dell'ESA per la radiazione X, i due ricercatori hanno scoperto che l'emissione di quella sorgente presenta una sorta di periodico sfarfallio. Per Strohmayer e Mushotzky queste variazioni sono da imputare allo stesso meccanismo osservato per buchi neri di massa stellare, cioè all'accumulo di gas sottratto a una stella compagna e alla sua ineluttabile caduta verso il buco nero, solo che in questo caso la massa del buco nero è più elevata.

Sul numero di dicembre della stessa rivista verrà inoltre pubblicato un ulteriore studio di Strohmayer che, grazie all'impiego dell'osservatorio spaziale Swift, ha potuto determinare che le variazioni di intensità di NGC 5408 X-1 si susseguono regolarmente ogni 115,5 giorni. Per l'astronomo sarebbe proprio questo il periodo orbitale della stella gigante o supergigante compagna di X-1 che continuamente sfama la voracità del buco nero.

Fonti: NASA, APJ 1, APJ 2

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Astrofisica

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