fbpx Brezzi sulla Medaglia Pascal | Scienza in rete

Brezzi sulla Medaglia Pascal

Primary tabs

Read time: 2 mins

Franco Brezzi, professore ordinario di Analisi Numerica presso la Scuola Superiore Universitaria Iuss di Pavia, ha ritirato nei giorni scorsi la medaglia Blaise Pascal, annunciata lo scorso giugno dall'European Academy of Sciences per i suoi meriti nella ricerca in matematica.
L'Accademia ha premiato quest'anno un italiano, per il contributo importante che Brezzi ha dato in particolare nel campo dell'analisi numerica (qui un ritratto della figura di Franco Brezzi scritto da Cristina Tognaccini per l'assegnazione del premio).

Tradurre con una formulazione analitica problemi reali di natura molto complessa è stato il tratto distintivo del lavoro del professore, durante la sua lunga carriera accademica. Questi studi possono coprire molti settori, da problemi di fisica e quelli più specificatamente di progettazione, come l'areodinamica delle autovetture o i calcoli di robustezza strutturale degli edifici. Di come un'equazione matematica possa affinare le procedure di calcolo con un algoritmo e dell'assegnazione della Medaglia Pascal, Brezzi ha parlato questa mattina dai microfoni di Radio 3 Scienza - disponibile il podcast per riascoltare la puntata dedicata al tema.

Franco Brezzi è anche membro del consiglio direttivo del Gruppo2003 per la Ricerca e autore di Scienzainrete. Durante il suo intervento in radio, si è parlato degli strumenti per comunicare una materia complessa come la matematica - anche in relazione agli articoli del professore pubblicati su queste pagine - e del ruolo che il Gruppo2003 sta avendo per un'auspicabile rilancio della ricerca italiana. "La difficoltà per rimettere in moto la ricerca è certo alta. Il bilancio mi sembra comunque positivo per ciò che riguarda la gestione della ricerca, anche se a volte c'è ancora una certa diffidenza verso gli scienziati. Ma il Gruppo ha lavorato molto bene in questo senso" - ha commentato Brezzi.



Autori: 
Sezioni: 
Premi
Materiali correlati: 

prossimo articolo

I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti erode gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].