fbpx Batuffoli primordiali | Scienza in rete

Batuffoli primordiali

Primary tabs

Read time: 1 min

Secondo un recente studio, l'aspetto delle prime rocce formatesi nel nostro Sistema solare doveva essere più simile a quello dello zucchero filato piuttosto che a quello solido che ci è famigliare.

A suggerire questa possibilità è Phil Bland (Imperial College di Londra) che con il suo team ha analizzato in modo approfondito un frammento delle meteoriti rocciose cadute a centinaia presso Pueblito de Allende (Messico) nel febbraio 1969 e appartenenti alla classe delle condriti carbonacee. La ricerca, pubblicata su Nature Geoscience, conferma quanto precedenti teorie e simulazioni avevano indicato, cioè che il materiale antenato delle attuali rocce era estremamente poroso e fragile e divenne solido e compatto per l'azione della turbolenza che caratterizzava la nube solare primordiale.

Il team è giunto a tale conclusione studiando l'orientamento e la disposizione delle singole microscopiche particelle accumulatesi intorno alle condrule, le piccole sferule grandi circa un millimetro che danno il nome alle condriti e che sono ritenute tra i più antichi materiali rocciosi formatisi nel Sistema solare. Secondo Bland, tale disposizione si spiega chiamando in causa una brusca compressione dei materiali in un ambiente caratterizzato da estrema turbolenza.

Imperial College

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Il mare sempre più caldo cambia sotto i nostri occhi

Immagine di una caravella portoghese (Physalia physalis) su fondo azzurro

Un nuovo studio di World Weather Attribution mostra che il cambiamento climatico di origine umana ha reso le recenti ondate di calore marine molto più intense e frequenti, e che il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile. Tra gli effetti visibili figurano la diffusione di organismi gelatinosi, anche molto urticanti come la caravella portoghese (nella foto), nel quadro di una progressiva tropicalizzazione della fauna marina. Le conseguenze pesano anche sulla terraferma, con maggiore umidità, precipitazioni estreme e rischi sanitari. Le misure di adattamento possono limitare i danni, ma per contenere gli impatti è indispensabile ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili. Immagine: rielaborazione grafica da Wikimedia Commons

Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato per gli oceani del pianeta (dato Copernicus ). Sulle coste europee, e in particolare nel Mediterraneo occidentale, le temperature superficiali del mare hanno toccato record assoluti: fino a 6°C sopra la norma a giugno, con una boa al largo di Maiorca che ai primi di agosto ha misurato 33°C.