fbpx Batuffoli primordiali | Scienza in rete

Batuffoli primordiali

Primary tabs

Read time: 1 min

Secondo un recente studio, l'aspetto delle prime rocce formatesi nel nostro Sistema solare doveva essere più simile a quello dello zucchero filato piuttosto che a quello solido che ci è famigliare.

A suggerire questa possibilità è Phil Bland (Imperial College di Londra) che con il suo team ha analizzato in modo approfondito un frammento delle meteoriti rocciose cadute a centinaia presso Pueblito de Allende (Messico) nel febbraio 1969 e appartenenti alla classe delle condriti carbonacee. La ricerca, pubblicata su Nature Geoscience, conferma quanto precedenti teorie e simulazioni avevano indicato, cioè che il materiale antenato delle attuali rocce era estremamente poroso e fragile e divenne solido e compatto per l'azione della turbolenza che caratterizzava la nube solare primordiale.

Il team è giunto a tale conclusione studiando l'orientamento e la disposizione delle singole microscopiche particelle accumulatesi intorno alle condrule, le piccole sferule grandi circa un millimetro che danno il nome alle condriti e che sono ritenute tra i più antichi materiali rocciosi formatisi nel Sistema solare. Secondo Bland, tale disposizione si spiega chiamando in causa una brusca compressione dei materiali in un ambiente caratterizzato da estrema turbolenza.

Imperial College

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti erode gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].