fbpx Autismo: troppi "fili" tra i neuroni | Scienza in rete

Autismo: troppi "fili" tra i neuroni

Primary tabs

Read time: 2 mins

Scoperta una condizione chiave del cervello autistico che potrebbe aprire la strada a terapie per alcuni sintomi della malattia. Secondo uno studio della Columbia University il cervello di bambini autistici è "sovrappopolato" di sinapsi. Presenta cioè troppi collegamenti impropri a causa di disfunzioni di un processo cruciale dello sviluppo, la "potatura", che porta nel cervello sano a una fisiologica riduzione delle sinapsi superflue.
Lo studio fornisce indizi su come l'autismo si sviluppa a partire dall'infanzia, e può aiutare a spiegare alcuni sintomi come ipersensibilità al rumore, così come il motivo per cui molte persone con autismo hanno anche crisi epilettiche.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Neuron, è stata fatta confrontando l’aspetto di cervelli di 26 bambini e ragazzi autistici deceduti con cervelli di 22 coetanei sani anch’essi deceduti.

Il cervello dei bambini ha in proporzione più neuroni e soprattutto più collegamenti tra neuroni del cervello adulto. In adolescenza i collegamenti superflui vengono eliminati da un’opera di potatura che avviene per “autofagia”. Nel cervello adolescente sano si osserva mediamente una riduzione delle sinapsi del 50% rispetto al cervello bambino, gli scienziati della Columbia hanno riscontrato però che nei bambini autistici la densità sinaptica è di oltre il 50% più alta rispetto ai loro coetanei sani che questo non avviene nei bambini autistici. Una sinapsi è dove un neurone comunica con un altro, formando circuiti funzionali. Con troppi sinapsi, una “regione del cervello che dovrebbe parlare solo a un numero selezionato di altre regioni sta ricevendo le informazioni irrilevanti da molti altri, questo determina del ‘rumore’. Più sinapsi creano anche opportunità per le crisi epilettiche, perché maggiori segnali elettrici vengono trasmessi”, ha spiegato Eric Klann della New York University.
Questo ultimo aspetto è avvalorato dal fatto che circa un terzo delle persone con autismo hanno l’epilessia. I ricercatori statunitensi sono andati più affondo: hanno cercato le basi molecolari alla base del difetto nella “potatura”.

Oltre ad analizzare i cervelli umani sono stati studiati topi programmati a sviluppare sclerosi tuberosa complessa, una rara malattia genetica che viene spesso accompagnata da autismo. I ricercatori hanno trovato che in questa patologia la proteina mTOR è iperattiva, questo porta a un difetto nei processi di autofagia.
Hanno utilizzato, allora, il farmaco rapamicina che agisce proprio su mTor, risultato? Il cervello dei topi riattiva un normale processo di potatura e alcuni dei comportamenti autistici dei roditori scompaiono conseguentemente.

Gli autori avvertono che è troppo presto per sapere se un farmaco come la rapamicina, un immunosoppressore con effetti collaterali potenzialmente gravi, possa essere utilizzato con successo nelle persone con autismo.
Questo studio contribuisce però ad aggiungere un nuovo tassello al complesso puzzle eziologico di questo disturbo pervasivo della personalità.

Autori: 
Canali: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Dimmi quello che mangi: nuovo grande studio sulle abitudini alimentari

Una tavolata di piatti contenenti insalata e il logo YouGoody - la ricerca bella e buona in sovraimpressione

I ricercatori e le ricercatrici dell’Istituto dei Tumori di Milano chiedono la nostra collaborazione per un grande studio di coorte che vuole approfondire la relazione tra gli alimenti che consumiamo e più in generale le nostre abitudini di vita e il rischio di sviluppare una malattia. Lo studio vuole completare e aggiornare i già importanti risultati ottenuti attraverso il precedente studio Epic, che è stato alla base delle prime linee guida per un’alimentazione sana. Per partecipare basta andare sul sito di YouGoody – La ricerca bella e buona. Crediti immagine: elaborazione da Sigueme/Pixabay

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha fatto molti progressi nel chiarire i legami tra alimentazione, stile di vita e rischio di sviluppare tumori. Alcuni fattori di rischio sono ormai ben documentati: l’obesità, l’inattività fisica, l’eccesso di alcol e il fumo aumentano la probabilità di sviluppare diverse forme di cancro. Anche la dieta ha un ruolo chiave: un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali è associata a una riduzione del rischio, mentre un consumo elevato di carni rosse e lavorate è stato collegato, ad esempio, al tumore del colon-retto.