Non è un nuovo farmaco, ma un nuovo approccio alla cura delle infezioni virali, che finora solo in parte e in maniera specifica hanno trovato sulla loro strada medicinali capaci di contrastarle in maniera efficace e duratura. Il suo ideatore, Todd Rider, del Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology di Lexington, l’ha battezzato DRACO, acronimo di Double-stranded RNA (dsRNA) Activated Caspase Oligomerizer. Il ricercatore, con i suoi collaboratori, è partito da un elemento che caratterizza quasi tutti i virus e li distingue dalle cellule eucariote, la produzione cioè di RNA a doppia elica di lunghezza superiore a 30-50 basi. Questa peculiarità, sfruttata anche dalle cellule del sistema immunitario per riconoscere le cellule infettate da virus, è stata utilizzata come bersaglio di una nuova proteina chimerica che unisce al recettore per dsRNA fattori capaci di indurre le cellule malate all’apoptosi, salvaguardando le sane. Il nuovo metodo si è rivelato efficace in coltura su molti tipi di virus, da quello del raffreddore a quello della dengue, e ha protetto in vivo gli animali da laboratorio dagli effetti del virus influenzale H1N1. Si tratta ancora di risultati molto preliminari, che però potrebbero aprire la strada a nuove linee di ricerca.
Un approccio a largo spettro
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Un’analisi condotta da ISPRA su 623 esemplari appartenenti a 21 specie, nell’arco di 17 anni, rivela che le morti dell’avifauna provocate dall’essere umano sono quasi il doppio di quelle dovute a cause naturali. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture energetiche e bracconaggio sono le cause principali. La localizzazione dei singoli individui - e quando possibile la causa delle loro morti - è stata consentita dagli strumenti di tracciamento satellitare, diventati nel tempo più piccoli, leggeri e meno costosi. Crediti immagine: Kaitlan Balsam/Unsplash
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