Il più grande ragno mai avvistato in Medio Oriente è stato individuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Haifa: il suo diametro a zampe distese arriva infatti fino a 14 centimetri. E’ stato chiamato Cerbalus aravensis, dalla valle di Arava, dove conduce una vita prevalentemente notturna tra le dune di sabbia di Samar. «Un ecosistema unico e ad altissimo rischio» ha dichiarato Uri Shanas, il ricercatore che sta conducendo gli studi in quell’area. «In passato la zona si estendeva fino a 7 chilometri quadrati ma ora si è ridotta a meno di 3, per l’avanzare dei terreni coltivati e delle cave di sabbia». Già sono scomparsi esemplari come il gatto della sabbia (Felis margarita) o la volpe di Rüppell (Vulpes rueppelli); ora si teme che anche il ragno gigante, dopo una fugace apparizione, faccia la stessa fine.
Appena scoperto già rischia la vita
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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.
Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.