La moneta avvelenata

Read time: 2 mins

MateFitness

Abbiamo 6 sacchetti di monete di cioccolato da 1,1 kg ciascuno. Alcuni sacchetti sono pieni di monete avvelenate, altri invece contengono soltanto monete buone. Ma non sappiamo né quanti, né quali. Sappiamo, però che le monete buone pesano 10 g ciascuna mentre quelle avvelenate pesano 11 grammi. Inoltre abbiamo una bilancia digitale che ha una portata massima di 5 kg e indica i pesi in grammi.

Com'è possibile, con una sola pesata scoprire quali sono i sacchetti pieni di monete avvelenate e quelli pieni di monete buone?

 


Il primo che pubblica nel commento la soluzione corretta e una breve
spiegazione verrà premiato con un INGRESSO GRATUITO a:

MateFitness, la palestra della matematica
Spazio didattico di Palazzo Ducale (cortile maggiore)
Piazza Matteotti 26r
Tel. 010 5574004
Genova

I commenti e il nome del vincitore verranno pubblicati tra 14 giorni quando
sotto l'indovinello successivo comparirà
la soluzione di questo indovinello.

SOLUZIONE DE "LA FONTE DELLA SAGGEZZA

Pino riempie il contenitore da tre tazze e versa il contenuto in quello da cinque. Poi riempie nuovamente il contenitore da tre tazze e ne versa, finché è possibile, il contenuto in quello da cinque. Quando il contenitore da cinque sarà pieno, evidentemente in quello da tre tazze sarà rimasta acqua per una tazza. Si svuota nel ruscello il contenitore da cinque tazze e poi si versa in esso l'acqua contenuta nel contenitore da tre tazze. Infine, Pino riempie il contenitore da tre tazze e ne versa poi il contenuto in quello da cinque, che risulterà così riempito di un quantitativo d'acqua pari a quattro tazze.

   COMPLIMENTI A Frank Vincent S... CHE HA CONDIVISO PER PRIMO LA SOLUZIONE CORRETTA 

altri articoli

La sinfonia n° 13 di Šostakovič

L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
Crediti immagine: armenanno/Pixabay. Licenza: Pixabay License

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo.