La riforma sul "riordino dei cicli" nella scuola superiore

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Con la pubblicazione delle prime bozze ministeriali di riordino è iniziata un’intensa attività dell’ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti Scienze Naturali) volta a difendere l’insegnamento delle scienze naturali e a sollecitare il MIUR per modifiche e integrazioni. A tale scopo la nostra Associazione ha prodotto documenti di analisi e di proposta destinati all’amministrazione scolastica e al Parlamento (pubblicati su www.anisn.it) e ha richiesto e realizzato numerosi incontri con i responsabili del MIUR.

L’ANISN si è inoltre impegnata a fondo, insieme alle altre associazioni degli insegnanti di scienze sperimentali, AIF e DD-SCI, per produrre e diffondere un documento in difesa dell’educazione scientifica rivolto al mondo della scuola, dell’Università, della ricerca ed è stata ascoltata in audizione parlamentare il  24 novembre 2009.

Venendo a una rapida cronologia dei fatti degli ultimi mesi ricordiamo che il MIUR ha reso noti i nuovi quadri orari dei licei, dei tecnici e dei professionali il 4 febbraio scorso, attraverso il sito www.indire.it,  e successivamente, in marzo, ha diffuso, sullo stesso sito, i regolamenti dei nuovi assetti ordina mentali,  pubblicati poi sul  S.O. della G.U. 137/15-6-2010.

Sempre in marzo, ancora sullo stesso sito , sono state pubblicate le bozze delle «Indicazioni nazionali» per i licei, articolate in competenze e obiettivi specifici di apprendimento.  Il 30 aprile, sono state rese note le Linee guida, contenenti le schede di lavoro per le discipline del I biennio degli istituti tecnici. In questo caso, a differenza che nei licei,  le schede sono state articolate per settore (economico e tecnologico) e  strutturate in quattro sezioni: la prima  contiene i risultati di apprendimento attesi a conclusione del quinquennio, descritti in termini di competenze dal nuovo Regolamento dell'istruzione tecnica, la seconda e la terza  comprendono i risultati di apprendimento per il primo biennio descritti rispettivamente in termini di conoscenze e abilità,  la quarta contiene le note metodologiche.

Successivamente, con la Direttiva n. 57/15-7-2010 e n. 65/28-7-2010 sono state ufficializzate,  rispettivamente, le Linee guida del I biennio degli Istituti tecnici e quelle del I biennio degli    Istituti professionali. Si stanno discutendo le linee guida per il secondo biennio e l'ultimo anno degli istituti tecnici. Rimane da vedere la nuova definizione delle classi di concorso che subiranno modifiche e aggiornamenti per adeguarsi ai tempi e agli obiettivi della scuola riformata.

Un bilancio semidefinitivo dal punto di vista delle scienze naturali non può che essere negativo, anche se è innegabile che i tagli che hanno ispirato il riordino hanno colpito la scuola tutta. Penalizzati soprattutto gli istituti tecnici a indirizzo economico e gli istituti professionali nei bienni. Sacrificate anche molte sperimentazioni che sia nei licei, vedi ad esempio la sperimentazione Brocca, sia nei Tecnici, vedi ad esempio i programmi IGEA, avevano portato una ventata di novità e un grosso impulso alla valorizzazione dell'area scientifica. Anche  il liceo scientifico-tecnologico, presente in molti istituti tecnici subisce un significativo ridimensionamento con la sua trasformazione in Liceo delle scienze applicate.

Rimangono molti punti da definire riguardo alle classi di concorso e alla formazione iniziale degli insegnanti che dovrà corrispondere ad esse. E' probabile che per la scuola secondaria di I grado rimarrà l'accorpamento fra la matematica e le scienze sperimentali ma per gli istituti superiori non è ancora chiaro quali discipline sperimentali saranno  accorpate nella stessa classe di abilitazione e con quali criteri . Anche  le diverse denominazioni adottate dal MIUR per indicare i vari ambiti disciplinari e i corrispondenti insegnamenti non aiutano ad orientarsi. Si parla infatti di scienze integrate nei bienni dei tecnici ma in realtà questa denominazione, che sembra sottintendere una necessità reale di integrare le scienze sperimentali a questi livelli di scolarità, scorpora di fatto le Scienze naturali (intese come Biologia e Scienze della Terra) dalla Chimica e dalla Fisica  che rispettivamente rischiano di essere  assegnate a insegnanti diversi anche laddove non sono discipline di indirizzo. Nei licei invece la cattedra di Scienze naturali comprende oltre alla Biologia  e alle Scienze della Terra anche la Chimica. Altra questione riguarda poi la Geografia, che nel biennio dei tecnici, potrebbe essere assegnata a chi ha la vecchia abilitazione A060 che la comprendeva.

Come si vede i problemi sono molti e di difficile soluzione soprattutto se, piuttosto che guardare a spinte corporative, si guarda all'educazione scientifica di base che, come è oramai tristemente noto grazie alle indagini internazionali, non eccelle nel nostro paese.

L'ANISN continua a partecipare con spirito costruttivo al dibattito e ha istituito al suo interno commissioni di studio per l'elaborazione di  documenti e proposte che abbiano come obiettivo l' incremento della consapevolezza di quanto sia necessaria una formazione scientifica per il cittadino adeguata ai tempi e al panorama internazionale soprattutto nelle Scienze della Vita e della Terra così trascurate dall'impostazione tuttora arcaica della nostra scuola.

Per una panoramica più dettagliata si veda l'articolo Aggiornamenti sul riordino dei cicli  di A. Lepre e A. Pasqualini sul n° 39 della rivista dell'ANISN, LE scienze naturali nella scuola.
Sul sito www.anisn.it sono scaricabili tutti i documenti dell'associazione.

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Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

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Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.