fbpx iTunes U parte da Pisa | Scienza in rete

iTunes U parte da Pisa

Primary tabs

Read time: 3 mins

ITunes U è un innovativo sistema di distribuzione di materiale didattico targato Apple: intere lezioni universitarie, corsi di lingua, film, audiolibri… L’Università degli Studi di Pisa ha un suo portale ITunesU, seguendo l’esempio di atenei stranieri l’ateneo toscano ha introdotto nel nostro Paese un metodo di diffusione della didattica che ambisce a dare un ruolo più importante alla formazione ‘a distanza’. Dopo un anno dalla sua nascita, il portale pisano ha registrato un livello record di accessi. Questo eccezionale risultato è stato presentato in una due giorni tenutasi lo scorso 26 gennaio, il primo Congresso ITunes U Italy al complesso di Santa Croce in Fossabanda a Pisa, a cui hanno partecipato molti esperti del settore. Enrica Salvatori ha guidato il gruppo di lavoro, supportato dal personale del CISIAU e da Claudio Benedetti.

L’Università di Pisa ha organizzato un convegno dedicato ad ITunes U. Questa nuova realtà è quindi un segnale forte, come nuovo strumento di didattica e divulgazione? 

Abbiamo riscontrato che nel nostro Paese sono molti gli atenei predisposti ad affiancare l’e-learning e ITunesU, alcuni hanno già qualche forma di organizzazione dedicata all’insegnamento a distanza. Ci sono tuttavia ancora problemi di carattere organizzativo. Una loro forte presenza al congresso ci ha confermato però una convinzione nelle potenzialità di questo strumento e un’apertura a capire come fare per avere una visibilità‘a distanza’ più ampia.

Ci sono stati altri motivi particolari che vi hanno spinto ad organizzare il congresso?

La sfida è, in qualche modo, cercare di fare rete per collegare le università e centri di ricerca per proporre soluzioni innovative di divulgazione. Dopo aver conosciuto la realtà inglese, abbiamo realizzato che una didattica più aperta verso il resto del mondo è  un progetto concretamente realizzabile. La differenza tra il concetto classico di ateneo – rivolto solo ai propri studenti – e ITunes U è proprio nei numeri: Pisa può contare già su 200.000 contatti al mese.

Pisa aveva deciso in tempi 'non sospetti' - circa un anno fa - di inserire contributi. Una tendenza che, nel frattempo, ha avuto un seguito adeguato in Italia?

In realtà c’è ancora un seguito ancora basso, perché l’idea di università che abbiamo noi è differente da quella americana o inglese, ad esempio, sempre più legata all’idea di marketing e comunicazione verso l’esterno. Le cose però stanno lentamente cambiando, virando verso quell’apertura globale che consente di invertire la tendenza di fruizione di contenuti di didattica e di ricerca – un articolo pubblicato, generalmente, può essere compreso da un numero ristretto di persone, mentre questi contenuti sono rivolti potenzialmente a tutti.

Si possono fare previsioni sul futuro di questi nuovi mezzi, in Italia e oltre? Crede ci sia una strada preferenziale per mettersi al pari dei colleghi oltreoceano, per quanto riguarda questi contenuti?

L’America ha sicuramente una marcia in più rispetto a quest’iniziativa, quello che l’Italia può fare è mettere insieme dei corsi specifici, unire le diverse potenzialità delle singole università  per realizzare contenuti su specifici argomenti. Dopo il convegno, direi che la strada italiana possibile potrebbe appunto essere quella della condivisione di risorse. Un limite ancora da superare sembra però essere un certo tipo di scetticismo da parte dei docenti: non è certo semplice mettersi in gioco personalmente nella realizzazione di questi contenuti video, con il timore sempre presente che questo possa voler dire ‘svuotare’ fisicamente le aule a favore di una didattica più a distanza. Oltre al fatto che spesso mancano le risorse strutturali per avere aule attrezzate per produrre questo tipo di contenuti.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come rendere più sostenibile il sistema sanitario? L’esperienza concreta della ASST Bergamo Est

Un grande ospedale formato da più edifici immersi nel verde, con alberi e aiuole e pannelli solare sui tetti.

Il settore sanitario è il primo, tra quelli che erogano servizi, per emissioni di gas serra. La diminuzione delle emissioni relative ai servizi sanitari dovrebbe essere un obiettivo primario per medici e direttori sanitari. Antonio Bonaldi ha tracciato per noi uno schema dei settori e degli interventi che dovrebbero essere realizzati. Bianca Ricciardella, direttrice sanitaria dell’ASST Bergamo Est, racconta l’esperienza nei poli ospedalieri e territoriali della ASST nell’orientare la gestione complessiva verso una maggiore sostenibilità. Crediti immagine: realizzata da DALL-E

Tra i settori che contribuiscono alle emissioni di CO2, causa dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento climatico, si annovera anche quello sanitario. E non in una posizione secondaria, anzi: il suo contributo si calcola, secondo una pubblicazione del Lancet, nella misura del 5,2%, il che lo pone al primo posto tra i settori che erogano servizi.