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Intervista a Vittorio Bo

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Tempo di bilanci per il Festival della Scienza, che oggi chiude la sua decima edizione. Bilanci decisamente positivi, che Manuela Arata e Vittorio Bo, rispettivamente Presidente e Direttore del Festival, citano durante la conferenza stampa: 220.000 visite – con un incremento del 10% rispetto all’anno scorso nonostante una durata minore e le avverse condizioni climatiche – 350 eventi, 75 location.
C’è stata grande soddisfazione per la positiva partecipazione delle imprese a sostegno dell’evento e per l’altrettanto positiva esperienza del corso europeo avanzato per animatori scientifici (EASE), tenutosi dal 22 al 24 ottobre e che ha beneficiato della presenza di una delegazione cinese e una nigeriana.

“Quella del Festival è una formula che sempre più sta riuscendo a trovare nuove strade per dare risposta a diverse esigenze,” ci ha detto Vittorio Bo, raggiunto al termine della conferenza stampa. “Io credo,” ha aggiunto, “che il Festival abbia ormai messo radici sia qui a Genova sia in molte persone che vengono da fuori. Mi piace molto la metafora dell’albero come di un qualcosa che si pianta per farlo crescere, perché rende l’idea di quelli che è il nostro obiettivo, cambiare senza perdere radicamento, in modo da creare una continuità maggiore.” Esplicito il suo richiamo a realtà come quella di MateFitness, un format di eccellenza premiato anche da Google e che viaggia per l’Italia con le sue ‘palestre’.
“Dobbiamo fare in modo che tutta la ricchezza prodotta dal Festival sia più fruibile da parte dei tanti utenti potenziali che ancora non la conoscono,” ha aggiunto Bo. “Siamo un progetto di punta nell’ambito della comunicazione scientifica e non solo, basti pensare ad esempio all’ampio spazio che ha ricevuto l’architettura, grazie anche alla partecipazione di Renzo Piano, che quest’anno per la prima volta è venuto al Festival.”

Il quadro che ne esce è quello di un Festival che riesce a raccogliere informazioni, stimoli ed esperienze provenienti da diversi sistemi di conoscenza per poi tradurli per il grande pubblico, cercando di essere sempre al passo coi tempi, se non addirittura in anticipo. Un buon esempio in questo senso è rappresentato da Futuro Prossimo. “Futuro Prossimo nasce dalla constatazione della scarsa formazione e informazione riguardo alla disponibilità di posizioni professionali in Italia,” continua Bo. “Siamo riusciti a trovare partner come l’Istat e la Banca d’Italia che ci hanno fornito statistiche e informazioni preziose su questo tema, oltre a diverse imprese che ci hanno sostenuto e speriamo ci sostengano con continuità nel corso di tutto l’anno. I ragazzi che sono venuti a Futuro Prossimo sono stati entusiasti e i loro docenti ancora di più.”

In questo clima di positività, il Festival non ha dimenticato i drammi: oggi, 4 novembre, cade l’anniversario dell’alluvione che ha colpito Genova nel 2011 causando 6 vittime. L’evento è stato ricordato da Arata e Bo, che hanno anche voluto dedicare un minuto di silenzio alla memoria di Claudio Duce, spettatore del Festival tragicamente scomparso in seguito a un infarto durante una conferenza, e al dolore dei famigliari.


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