Ha ragione Veronesi, quel nuovo caccia è un'assurdità

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Poche brevi considerazioni aggiuntive a quelle riportate da Umberto Veronesi nel suo articolo del 26 Agosto su la Repubblica a proposito dell’assurdità e della perversità della scelta del nostro Paese di dotarsi di caccia Joint Strike Fighter F-35.

Scelta incostituzionale: poiché l’F-35 JSF è un caccia militare di nuovissima generazione con capacità stealth (difficilmente rilevabile da radar o altri dispositivi di localizzazione) progettato per missioni di superiorità aerea e d’attacco al suolo; utilizzabile solo in missioni offensive, la decisione di dotarsene è in chiaro conflitto con l’articolo 11della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»

Scelta assurda: negli hangar dell’aeronautica giacciono gli Eurofighter, caccia militari di tutto rispetto, che non possono essere usati a causa della mancanza di fondi per effettuare la manutenzione e l’addestramento. Inoltre scelte come questa incrementano le produzioni di guerra, parassitarie ma incluse nel calcolo del PIL di un Paese, che nascondono poi perversamente il declino delle produzioni civili.

Scelta immorale: tra le tante citazioni possibili nelle quali mi riconosco, ne riporto solo due.
1) Discorso alla Società Americana Editori del Presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower, dell’Aprile 1953: «Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi e hanno freddo. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. [...] Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra c'è l'umanità appesa a una croce di ferro».
2) Conclusione della Conferenza di saluto all’Assemblea Generale dell’ONU del Novembre 2009 di Mohamed ElBaradei (ex direttore della IAEA, Premio Nobel per la Pace 2005): «Ventisette dei cinquantatre Paesi del continente Africa non sono in possesso di servizi di radioterapia di alcun tipo: screening, diagnosi precoci, cure palliative. In altre parti dell’Africa è disponibile una apparecchiatura per radioterapia ogni 70.000.000 (70 milioni) di abitanti. In Europa, invece, è disponibile una tale attrezzatura ogni 250.000 abitanti».

La mozione presentata del senatore Veronesi per fermare il progetto F-35 è stata sottoscritta da 27 senatori e 16 Deputati. Mi auguro che questi numeri vadano significativamente crescendo in breve tempo e che l’attuale bassa adesione non sia segno di un sostegno alle ideologie tipiche del “complesso militare-industriale-politico” tendenti a mantenere ed accrescere il potenziale bellico dl Paese ed il suo ruolo nella politica nazionale ed internazionale.

Certamente può essere di grande aiuto la sottoscrizione della mozione sul sito della Fondazione Veronesi da parte dei cittadini. Essi si assumerebbero così la responsabilità sociale di dedicare attenzione ed impegno a questi problemi, da quasi trenta anni obiettivo anche dell’Unione Scienziati per Il Disarmo, impegnata a fornire al Paese, all’opinione pubblica e alla classe politica un contributo ad una riflessione rigorosa ed un richiamo sui problemi internazionali e della coesistenza pacifica, del disarmo e della corsa agli armamenti.

Accanto all’amarezza nel constatare quanto modesto sia l’interesse del mondo politico e della cittadinanza nei confronti dei problemi della pace e del disarmo, c’è anche la convinzione/speranza che alla fine gli uomini di buona volontà come il professor Veronesi riescano a far crescere coscienza collettiva.

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Le notizie di scienza della settimana #107

Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.