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In ricordo di Tullio Regge

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Giovedì scorso, il 23 ottobre, all’età di 83 anni ci ha lasciato Tullio Regge, una delle grandi figure della fisica del XX secolo. Dal 1990, a causa di una forma di distrofia muscolare, era costretto su una sedia a rotelle.
Non mi soffermerò sulla sua biografia scientifica, che lo vede artefice di fondamentali lavori sulla teoria quantistica dei campi (vedi l’introduzione dei “poli di Regge”) e sulla relatività generale (con John A. Wheeler studiò la metrica di Schwarzschild che caratterizza il buco nero, e il “calcolo di Regge” fornì un nuovo approccio alla relatività generale).
E non insisterò sui suoi contributi alla rinascita della divulgazione scientifica in Italia a partire dagli anni '80, e neppure sulla sua esperienza politica di parlamentare europeo, come indipendente nelle liste del PCI nella legislatura 1989-94. Di tutto questo hanno già trattato altri. Mi limiterò invece a ricordare alcuni momenti legati alla mia frequentazione di Regge a partire dalla fine degli anni '90.

All'epoca Regge teneva una rubrica fissa sulla rivista le Scienze, diretta da Enrico Bellone.
Fu quest’ultimo che ci mise in contatto: in quegli anni, infatti, il gruppo editoriale Repubblica-Espresso stava sondando le possibilità offerte dall’insegnamento a distanza via internet. Lavorammo così insieme a un’introduzione alle teorie della relatività, da Galileo a Einstein. Tuttavia, né il corso in rete, né un successivo e-book sull’argomento videro la luce: i tempi erano prematuri, e la scommessa su questi nuovi mezzi di insegnamento e lettura apparve troppo arrischiata per gli imprenditori italiani. Regge e io, però, avemmo modo di cominciare una collaborazione fruttuosa che portò a un libro (pubblicato da UTET) e alla stesura di alcune voci per l’Enciclopedia Treccani della Scienza e della Tecnica.

La nostra collaborazione si svolgeva principalmente via internet, ma prendemmo anche l'abitudine di incontrarci a casa di Regge almeno due o tre volte l’anno. In questi incontri, com’era tipico di Regge, parlavamo non solo del lavoro in comune, ma di svariati temi che spaziavano dalla politica alla cultura. Ricordo ancora la prima volta che incontrai Regge. Certo sapevo chi era e quali importanti contributi avesse dato alla scienza e alla cultura. Cionondimeno rimasi impressionato. Impressionato dal suo entusiasmo, dalla sua voglia di vivere e lavorare nonostante la malattia, e dal fatto che dimostrava di avere una marcia in più, di essere una persona fuori dal comune. E senza alcuna protervia o supponenza.

La sua scomparsa mi ha fatto riandare colla mente a quegli incontri. E credo che il modo migliore di ricordarlo e rendergli omaggio sia raccontare alcuni episodi a essi legati. Il tipo di lavoro che stavamo facendo, di carattere storico scientifico, portava naturalmente ad affrontare anche questioni epistemologiche. Un giorno gli chiesi che cosa pensasse dell’esistenza di un livello fondamentale del reale, per esempio quello relativo all’esistenza di teorie di grande unificazione. “Secondo me - rispose - non esiste un livello fondamentale”. Secondo lui certamente la fisica progredirà nelle sue conoscenze dell’ultrapiccolo, a energie sempre più elevate, ma ogni teoria valida a certe scale di lunghezza sempre più piccole, a energie sempre più alte, sarà superata da una nuova teoria.
Riteneva che, rispetto all’esistenza di un livello fondamentale, fosse più probabile e logicamente consistente l’esistenza di un’infinita successione di livelli sempre più fini. “Un po' come la buccia di una cipolla nella quale non esista l’ultimo strato, o come una matrioska russa composta da infinite matrioske una più piccola dell’altra”.

Un’altra volta, durante una pausa dal nostro lavoro, mi raccontò della sua esperienza di parlamentare europeo impegnato in una commissione che doveva indagare sulle presunte prove dell’esistenza di oggetti volanti non identificati, gli UFO (dall’acronimo inglese Unidentified o Unknown Flying Object), o comunque dell’esistenza di fenomeni che potessero essere ricondotti all’arrivo sul nostro pianeta di esseri extraterrestri.
Premesso che Regge ammetteva senza problemi l’esistenza di esseri viventi nell’universo in pianeti diversi dalla Terra, ma che allo stesso tempo riteneva altamente improbabile un incontro con loro, mi raccontò divertito le ricerche fatte. Queste avevano smentito le interpretazioni dell’esistenza di UFO o di incontri ravvicinati in tutti i casi presi in esame, salvo in un paio di casi su cui erano rimasti dubbi che comunque lui riteneva superabili con ulteriori indagini e con maggiori dati sui fenomeni osservati .

La casa di Regge era frequentata da amici e colleghi. Fu lì, per esempio, che conobbi meglio Piergiorgio Odifreddi, quando ancora non era il personaggio mediatico che sarebbe diventato negli anni successivi. Anzi, come ebbe a dirmi lo stesso Odifreddi, fu proprio Regge che gli chiese inizialmente di sostituirlo in alcuni incontri, ai quali non poteva partecipare, trasmettendogli la passione per la divulgazione scientifica. E fu sempre da Regge che assistei a qualche telefonata con personaggi della cultura italiana, come Gianni Vattimo, che condividevano con lui una comune militanza politica, anche se con competenze e punti di vista diversi che stimolavano il suo desiderio di confronto e di discussione a tutto campo.

Infine, mi piace ricordare una mail che Regge mi scrisse il 19 marzo 2002: “Nei pressi di Padova vive un mio antico mentore, Ubaldo Richard. Al tempo in cui io ero studente al Poli, circa il 1949-50 lui era assistente, e alla fine del biennio mi consigliò caldamente di non diventare ingegnere e di seguire la carriera puramente scientifica, mi presentò a Wataghin e mai consiglio fu così importante nella mia vita. Vorrei sapere se è ancora vivo, se è in buona salute e se non lo disturbo a telefonargli. Ora avrebbe circa 80 anni [in realtà ne aveva 87 ed era ancora vivo]. Conosci qualcuno che mantiene contatti con lui? Puoi chiedere in giro? Dal Virgilio ho trovato il suo numero di telefono ma non vorrei fare gaffes telefonando a una vedova. TR”.
Gli risposi che poteva telefonargli. Non ho più saputo come sia andata a finire, ma è significativo l’interesse di Regge, in quella fase della sua vita, a riprendere contatti con persone che, forse inconsapevolmente, avevano significato molto nella sua storia personale.

La fiducia incrollabile nella razionalità positiva, l’importanza dell’impegno dello scienziato nella società, la dedizione a coltivare un’ampia rete di rapporti scientifici, culturali, politici, lo stimolo costante a coinvolgere altri nella battaglia per la crescita della cultura diffusa, strumento fondamentale di crescita della cittadinanza e baluardo per la salvaguardia della democrazia, sono tutti elementi che hanno caratterizzato la vita di Regge.
Le opere scientifiche e di divulgazione che ci lascia in eredità sono un prezioso lascito. A noi il compito di non disperderle e portarle avanti. Il migliore tributo per mantenere viva la sua memoria.

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