Fusione fredda alla bolognese

Read time: 4 mins

Journal of nuclear physics è l’unica fonte di informazione ufficiale relativa all’annunciata, e mai confermata, prossima rivoluzione energetica: l’E-Cat, dispositivo messo a punto dall’ingegner Andrea Rossi sugli studi di Sergio Focardi.

Chi ha provato ad accedere ieri a questa pagina, ha potuto leggere solo “This account has been sospended”. Questa notizia è rimbalzata in poche ore nel circuito di blogger, siti dedicati e twitter, esattamente come è avvenuto per la circolazione di informazioni sulla vicenda negli ultimi mesi. Le ipotesi possibili e azzardate riguardano la violazione delle regole del provider – il dominio è rimasto comunque raggiungibile, escludendo la possibilità di un problema tecnico – la pubblicazione di un articolo o un commento “scomodo”, un imprevisto attacco hacker o, più semplicemente, la scelta di cambiare dominio, non ancora reindirizzato dal vecchio indirizzo.

Dal punto di vista della comunicazione e diffusione dei dati, quello dell’E-Cat è un caso anomalo ed emblematico. Finora, infatti, la risposta generale dei media e dei referenti del mondo scientifico e della ricerca è stata di prudenza o di silenzio. La convinzione generale sui motivi di questa reazione è che le informazioni fornite dagli stessi Rossi e Focardi sul funzionamento del dispositivo siano scarse e non convincenti.

I fatti: l’E-Cat, ovvero Energy Catalyzer, è un “catalizzatore d’energia”. Si tratterebbe di un’energia pulita, per la precisione fusione fredda, o meglio Lern, una reazione nucleare a bassa energia. Si baserebbe su un processo chimico-fisico tra idrogeno e nichel, in grado di ottenere energia termica in quantità centinaia di volte superiore a quella necessaria per metterlo in funzione, con una produzione residua di rame. Questo almeno nelle intenzioni – il condizionale è d’obbligo - di cui è stata data una prima prova pubblica lo scorso 11 gennaio. Le cronache di gennaio raccontano una produzione di 12 Kw di calore per 600 w di energia immessa. Il 6 ottobre sono stati i locali dell’EFA, l’azienda di famiglia di Rossi, a ospitare un test alla presenza di poco più di venti persone – compresi tre giornalisti, un blogger, rappresentanti dell’Università di Uppsala e Bologna e curiosi interessati di aziende svedesi e americane. I testimoni hanno parlato di una maggiore credibilità alle misure, in precedenza criticate per essere troppo approssimative. I risultati tecnici sono stati diffusi il giorno dopo dalla rivista svedese Nyteknik, i primi ad avere l’autorizzazione dell’ingegnere. Per otto ore, dicono, l’E-Cat ha prodotto acqua calda, anche in forma di vapore, funzionando per poche ore anche senza nessun ausilio di energia esterna. Il 28 ottobre, infine, si è celebrata la sesta e ultima prova sperimentale. Il test è consistito nel produrre energia con l’E-cat tramite una mini “centrale self sustained mode", cioè in totale autonomia e senza alimentazione esterna. L’energia utilizzata per riscaldare l’acqua ha prodotto un rendimento positivo in uscita, come dichiara il profeta dell’E-Cat nei documenti da lui stesso diffusi “The result of the test are satisfactory to accept the delivery". Questo sempre secondo “privilegiati” testimoni.

Ancora un volta, però, nessuno ha avuto modo di verificare che non ci fossero alimentazioni esterne e perché il generatore a motore di “start” dell’E-Cat sia rimasto collegato durante il test, tra le altre cose. Ma, soprattutto, non esiste ancora l’ufficializzazione di una formulazione teorica chiara di quanto avviene nel dispositivo.

Lo scorso 22 settembre, durante il LENR Workshop al Glenn Research Center, l’ingegnere NASA Michael A. Nelson ha espresso le sue perplessità circa la scarsa chiarezza dei dati degli esperimenti bolognesi spiegando, in sostanza, che Rossi e il suo team dovrebbero prolungare i test per un tempo più lungo, per provare le sue dichiarazioni e promesse.

In Italia, è l’Università di Bologna a ricordare l’assenza di una voce autorevole del mondo scientifico, esprimendo la sua posizione in merito in un comunicato diffuso sul suo sito e precisando di “non essere coinvolta negli esperimenti sull’E-Cat condotti dalla società Leonardo Corp. di proprietà di Andrea Rossi”, ma di mantenere la disponibilità ad un confronto: “A questo scopo erano presenti agli esperimenti, in qualità di osservatori, i ricercatori dell’Università di Bologna”.

Nonostante questo, la curiosità in rete continua ad essere tanta – i blogger si dividono tra entusiasti convinti e assidui procacciatori di notizie aggiornate. Così come cresce la prudenza: la pagina wikipedia sull’E-Cat ha, in qualche modo, “bannato” il nome di Andrea Rossi – “This article relies on references to primary sources or sources affiliated with the subject, rather than references from independent authors and third-party publications. Please add citations from reliable sources”. Vale a dire che non ci sono dati forniti da scienziati terzi e imparziali.

Rivoluzione energetica, promessa entro due anni, unite all’aura di mistero che circonda l’E-Cat, sono alcune parole chiave che hanno decretato l’anomalo successo e rumore mediatico della vicenda. Ma per il momento - fino a prova contraria – è tanto rumore per nulla.

altri articoli

La ricerca di punta è senza lucro

Ricerca medica

Crediti: Belova59/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Pur non essendo il contributo più consistente alla ricerca medica, i finanziamenti delle non profit hanno il vantaggio di una valutazione rigorosa e indipendente dei progetti e la natura competitiva dei bandi. Questi oltre 300 milioni di euro, che rappresentano un decimo degli stanziamenti in ricerca medica, vanno a finanziare le ricerche di punta, e i ricercatori si rivolgono prevalentemente alle onp per tenere viva la ricerca indipendente e di base italiana. Il finanziamento nella ricerca biomedica rappresenta solo una frazione dell'intera ricerca italiana che, nonostante il netto divario di finanziamenti rispetto ad altri Paesi, si mantiene al vertice delle classifiche mondiali