fbpx Slow Medicine: verso una medicina sobria e giusta | Scienza in rete

Slow Medicine: verso una medicina sobria e giusta

Primary tabs

Read time: 3 mins

Parola d'ordine: cambiamento. La rivoluzione “slow” che ha scosso il mondo del cibo e dell'alimentazione, promette ora di contagiare anche quello della salute e della sanità. Un contagio positivo, una trasmissione di idee e valori che vuole rimettere al centro l'uomo, disinnescando la spirale fatta di incomunicabilità, interessi economici, ansie e paure che ormai sembra aver travolto tutti, dai medici ai pazienti, passando per i decisori politici e il mondo dell'informazione e dei media.                        
Bisogna riprendere in mano le redini della situazione ed evitare la deriva del sistema. Per farlo serve una rivoluzione culturale, e le idee ci sono già tutte: le esprimono con forza e chiarezza Giorgio Bert, Andrea Gardini e Silvana Quadrino, i tre autori del libro “Slow Medicine. Perché una medicina sobria, rispettosa e giusta è possibile”. Si tratta di un vero e proprio manifesto di questo giovane movimento ispirato al più ben noto “Slow Food” fondato nel 1986 da Carlo Petrini, che ha voluto firmare la prefazione del libro proprio per sottolineare il profondo legame che unisce il mondo del cibo a quello della salute.                 
Come tutte le rivoluzioni, anche quella della sanità e della cura nasce da un malessere profondo, che ormai avvertono tutti. Da un lato ci sono i medici, schiacciati tra la burocrazia, il pressing delle aziende farmaceutiche e le minacce di denuncia di pazienti sempre più irruenti. Dall'altro ci sono i cittadini, malati e non, che spesso vedono la sanità come una “scatola nera” indecifrabile: persa la fiducia nei camici bianchi, sono guidati nelle loro richieste dall'illusione (alimentata anche dai media) che la ricerca scientifica e il progresso tecnologico possano ormai eliminare ogni malattia.
Per questo il libro-manifesto della “Slow Medicine” dovrebbe essere diffuso capillarmente: una copia in ogni sala d'attesa, in ogni ambulatorio, come un seme destinato a far fiorire una nuova consapevolezza in tutti gli attori coinvolti. Sono tre gli ideali a cui deve tendere la nuova medicina: sobrietà, rispetto e giustizia. Sobrietà, perché “fare di più non vuol dire fare di meglio”: serve moderazione e gradualità, per usare in modo appropriato e senza sprechi le risorse disponibili. Rispetto, perché nella comunicazione medico-paziente è fondamentale l'apertura verso l'altro, per ascoltare senza pregiudizi e dare vita ad una comunicazione cooperativa, utile al malato quanto al medico. E infine giustizia, perché è necessario che cure appropriate e di qualità vengano garantite a tutti. Si tratta di tre ideali importanti, che però non rimangono astratti: dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla terapia, il libro dimostra che ogni fase della cura della persona può essere rivista in chiave “slow”. Gli autori lo spiegano bene, traducendolo in un facile e chiaro vademecum destinato a medici, pazienti, decisori politici e giornalisti.
Gli obiettivi sono molti e ambiziosi. La Slow Medicine vuole ricomporre i pezzi dell'alleanza tra medico e paziente, contrastare l'uso di esami e farmaci di non provata efficacia, combattere le disuguaglianze nell'accesso alle cure, eliminare l'illegalità e la corruzione e le logiche di mercato che spesso orientano impropriamente decisioni e comportamenti. Gli stessi autori del libro non nascondono lo scetticismo già manifestato da alcuni camici bianchi, ma spronano tutti ad una partecipazione più attiva e responsabile.
Tracciano il percorso da seguire, indicando tappa per tappa tutti gli atti concreti che bisogna mettere in pratica, a partire dalle associazioni e dalle società scientifiche. La rivoluzione dunque è cominciata e va avanti, a passo “slow” e costante.

Elisa Buson

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.