Rivoluzione neolitica. Cambia lo stile di vita

Read time: 3 mins

Grazie ai cambiamenti climatici avvenuti tra Pleistocene e Olocene, all’incirca tra 11000 e 10000 anni fa, l’uomo ha acquisito la capacità di coltivare le piante di cui si cibava, introducendo l’agricoltura e dando il via a modificazioni sociali e fisiologiche.
Tra 10000 e 7000 anni fa, all’inizio dell’Olocene, è avvenuta la “rivoluzione neolitica”, la prima grande rivoluzione dell’agricoltura. L’uomo è passato gradualmente da un’economia di sussistenza basata su caccia e raccolta ad una incentrata sull’allevamento e la coltivazione.

Un recente studio pubblicato su Science, condotto all’interno di siti archeologici sull’isola di Wight, ha portato alla luce resti di grano risalenti a circa 2000 anni prima dell’inizio dell’agricoltura in quell’area rivelando la contemporanea presenza di insediamenti di cacciatori-raccoglitori e di coltivatori-allevatori, dai quali probabilmente i primi importavano il grano.
L’agricoltura è nata in alcuni centri primari dai quali si è poi diffusa nel resto del mondo. L’addomesticazione di piante e animali è iniziata nelle aree tropicali e subtropicali dove vi è una sufficiente umidità per la crescita di vegetali e per la presenza di piante selvatiche adatte alla coltivazione. I primi segni di domesticazione sono stati ritrovati in Asia sud-occidentale tra le foci dei fiumi Tigri ed Eufrate, nella Mezzaluna Fertile. Grano e orzo, inizialmente domesticato dalla specie selvatica Hordeum spontaneum, sono state le prime colture ad essere coltivate in quest’area. Nella Cina settentrionale e in Giappone è iniziata invece la coltivazione della soia, rispettivamente 9000 e 7000 anni fa. Il mais è stato domesticato 8700 anni fa in Messico dove è iniziata anche la precoce coltivazione di una zucca, molto probabilmente Cucurbita argyrosperma.

L’introduzione dell’agricoltura ha comportato alcuni cambiamenti sia nello stile di vita che nelle caratteristiche fisiologiche degli esseri umani. I cacciatori-raccoglitori conducevano una vita nomade, spostando il loro accampamento in risposta al susseguirsi delle stagioni, i coltivatori, invece, divennero sedentari e iniziarono a costruire i primi villaggi.
A questo seguirono altri cambiamenti. Uno studio pubblicato su Nature communications condotto su popolazioni dedite ancora oggi alla caccia e alla raccolta, gli Hadza della Tanzania, ha evidenziato che la loro flora batterica presenta una maggiore biodiversità rispetto a quella di popolazioni moderne o dedite ancora oggi all’agricoltura ed è composta da microorganismi che permettono di sfruttare l’energia contenuta nelle fibre vegetali. In seguito alla domesticazione e ad un passaggio ad uno stile di vita sedentario negli individui adulti è aumentata la capacità di digerire il latte. I cacciatori-raccoglitori avevano un alto livello di intolleranza al lattosio, diversamente dagli allevatori-coltivatori, la tolleranza è aumentata probabilmente in risposta alla maggiore assunzione di latte e prodotti caseari. L’introduzione dell’agricoltura ha inoltre permesso un notevole sviluppo demografico, il tasso di crescita delle popolazioni di coltivatori-allevatori era cinque volte superiore a quello dei cacciatori-raccoglitori.

di Eleonora Benvegnù

Fonti e Bibliografia principale:
- Gupta, A. K. (2004). Origin of agriculture and domestication of plants and animals linked to early Holocene climate amelioration. Current Science, 87(1), 54-59.
- Malmström, H., Linderholm, A., Lidén, K., Storå, J., Molnar, P., Holmlund, G., … & Götherström, A. (2010). High frequency of lactose intolerance in a prehistoric hunter-gatherer population in northern Europe. BMC evolutionary biology, 10(1), 89.
- Gignoux, C. R., Henn, B. M., & Mountain, J. L. (2011). Rapid, global demographic expansions after the origins of agriculture. Proceedings of the National Academy of Sciences, 200914274.
- Schnorr, S. L., Candela, M., Rampelli, S., Centanni, M., Consolandi, C., Basaglia, G., … & Crittenden, A. N. (2014). Gut microbiome of the Hadza hunter-gatherers. Nature communications, 5.
- Smith, O., Momber, G., Bates, R., Garwood, P., Fitch, S., Pallen, M., Gaffney, V., Allaby, R. G. (2015). Sedimentary DNA from a submerged site reveals wheat in the British Isles 8000 years ago. Science, 347(6225), 998-1001.

altri articoli

Giovani e innovazione, ma niente ricerca per la commissaria

Mariya Gabriel, politica bulgara, è la nuova Commissaria "per l'Innovazione e la Gioventù". Il riferimento diretto alla ricerca è sparito. Un segnale inquietante della tendenza europea a privilegiare la ricerca applicata e industriale su quella di base, probabilmente confidando che a quella penseranno gli Stati nazionali. Riempiangeremo Carlos Moedas? (Credit: Christian Creutz).

Mariya Gabriel subentrerà a Carlos Moedas e a Tibor Navracsics, commissari uscenti rispettivamente per “Ricerca, scienza e innovazione” e “Istruzione, cultura, giovani e sport”. Il titolo della nuova Commissaria è per "Innovazione e giovani": ma che fine ha fatto la ricerca? E i riferimenti a cultura e istruzione? Ci si può chiedere se si tratti di una svista, ma sono in molti, tra università, umanisti e scienziati, a dubitarne e a essere fortemente critici su questa scelta politica. Ammesso che il solo accorpamento di due deleghe in una significhi necessariamente una diminuzione sostanziale dei costi, rimane la questione che riguarda l'effettiva limitazione di contenuti non certo di poco conto. Anche perché già da tempo si sente parlare dei grandi obiettivi raggiungibili solo attraverso una stretta collaborazione tra il settore industriale e quello della ricerca scientifica, che pian piano si è ridotto alla sola ricerca applicata. Il rischio è che l'Europa si stia concentrando su una visione semplificata del nesso ricerca-sviluppo, mentre ci si aspetterebbe invece un rilancio di cultura, scienza e istruzione, motori senza i quali l'innovazione rischia di girare a vuoto