Marzo 1954, Isole Marshall, Oceano Pacifico, Yoshio Misaki su una tonnara giapponese assiste a uno strano spettacolo: un sole che sorge
a ovest. Ma non si tratta di un sole ma della luce prodotta dall’esplosione nucleare di un test americano effettuato in prossimità
dell’atollo Bikini a 85 miglia a ovest della tonnara. La nube radioattiva raggiunge la tonnara e il vicino atollo di Rongelap. E nessun civile è stato avvertito. Che conseguenze avrà questo drammatico episodio sul rapporto tra scienza e società?
Atollo di Bikini, la cicatrice della bomba atomica
Primary tabs
prossimo articolo
Lo spazio non fa buon sangue

La tecnologia rende i viaggi spaziali di lunga durata sempre più fattibili; tuttavia, in questo campo, non si può dimenticare la fragilità dell'organismo umano quando lascia il suo pianeta. Due recenti studi hanno messo in evidenza alcuni problemi in cui incorrono gli astronauti, e che dovranno essere approfonditi e tenuti presenti nell'ottica di lunghe missioni spaziali.
Nell'immagine: scorcio della Stazione spaziale internazionale in un sorvolo notturno della regione tra il Mar Nero e il Mar Caspio. In primo piano, a sinistra, la capsula dell’equipaggio Soyuz MS-18 e, a destra, il Multipurpose Laboratory Module chiamato Nauka. Lo studio di come reagisce l’organismo umano alle condizioni presenti sulla stazione spaziale è fondamentale per comprendere gli effetti dei lunghi viaggi interplanetari. Il quadro emerso finora è piuttosto preoccupante. Crediti: ISS / NASA
Sul versante della tecnologia, i viaggi spaziali di lunga durata sembrano sempre più vicini.