Terremoti e Onde. Metodi e pratica della sismologia moderna è un eccellente e moderno testo di sismologia. Dieci capitoli che dagli elementi basilari della sismologia classica (misure e osservazioni, l'equazione d'onda, le onde sismiche, la loro propagazione) arrivano alle frontiere attuali della indagine sulla sorgente sismica (analizzata dal punto di vista cinematico e dinamico), passando attraverso l'attenuazione delle onde e la struttura della Terra. L'ultimo capitolo tratta poi della pericolosità sismica in maniera sintetica ma esaustiva. Al rigoroso approccio teorico di tutti gli argomenti trattati si affianca sempre l'aspetto sperimentale; questo rende più facile la comprensione anche degli argomenti che potrebbero sembrare più ostici. Il testo è arricchito da dieci chiare appendici che sviluppano gli strumenti fisico-matematici necessari per il corretto approccio ai temi proposti. Ogni capitolo è corredato da figure esplicative, e presenta diversi inserti, in cui vengono sviluppati i formalismi matematici, oppure approfonditi gli argomenti trattati. Lo scorrere della lettura e lo studio risultano quindi agevolati. Ricca la bibliografia ed estremamente utile l'elenco dei testi e dei siti internet consigliati per chi voglia ampliare le proprie conoscenze. Un'opera, che non solo colma una lacuna nell'editoria specialistica in lingua italiana, ma ottima in senso assoluto. Un valido strumento per gli studenti di livello universitario, un sicuro riferimento per i docenti e per i ricercatori della disciplina.
Terremoti e onde
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Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0).
Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.