Una sentenza inadeguata contro gli scienziati

Tempo di lettura: 3 mins

In relazione alla condanna inflitta ai membri della Commissione Grandi Rischi dal Tribunale de L'Aquila, esprimiamo la nostra solidarietà ai ricercatori della Commissione. Si tratta infatti di una condanna che attribuisce alla Commissione responsabilità che non poteva avere né dal punto di vista istituzionale, essendo la sua funzione puramente consultiva e quindi priva di poteri decisionali, spettanti agli amministratori locali, né dal punto di vista scientifico. Alla Commissione infatti si contesta di non aver comunicato agli amministratori ed ai cittadini l'entità del rischio che lo sciame sismico potesse produrre un evento catastrofico. Se difetto di comunicazione c'è stato non è nelle aule dei tribunali che questo andava accertato e condannato. 

Questa condanna dei membri della Commissione Grandi rischi, accusati di omicidio plurimo, può spiegarsi soltanto come la volontà di identificare un capro espiatorio per i morti del terremoto. E' dunque con un senso di profondo disagio che assistiamo a una supplenza, se non indebita almeno inadeguata, della giustizia nei confronti di prassi che andrebbero discusse e regolate in sedi istituzionali, scientifiche e in un libero dibattito fra scienziati e cittadini. 
Il terremoto dell'Aquila ha cause naturali imprevedibili che non possono essere addebitate a nessuno. Le conseguenze in termini di perdite umane certo dipendono anche da comportamenti umani e da un radicato malcostume che accompagnano da decenni la storia del nostro Paese. L'abusivismo edilizio e l'assenza di costruzioni antisismiche hanno contribuito a trasformare un terremoto che in Giappone non avrebbe fatto vittime in un evento calamitoso, con centinaia di vittime. Ma ora a pagare - e con che prezzo - sono tecnici e ricercatori che vengono accusati di non aver saputo prevedere l'imprevedibile, cioè  che a sciami di scosse che si sono susseguiti per più di tre mesi nel territorio dell'Aquila, seguisse una scossa maggiore e devastante. Col senno di poi è facile dirlo, ma "prima" era impossibile.

Alla Commissione si imputa il fatto di non aver esplicitato con maggior chiarezza l'impossibilità di fare previsioni. Ma i verbali delle riunioni della Commissione sono chiari :''non c'è alcun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento'', per poi concludere ''qualunque previsione non ha fondamento scientifico''. Insomma, le conoscenze scientifiche non autorizzavano alcuna previsione con un minimo di affidabilità. In queste condizioni qualsiasi decisione sul da farsi era di fatto rimessa alla scelta della Protezione Civile e degli amministratori locali. Appare paradossale il fatto che la responsabilità del mancato sgombero sia invece caduta sui membri della Commissione.

Come è stato  dichiarato dallo stesso attuale Presidente della Commissisone Grandi Rischi, il Prof. Maiani, tale condanna non fa che approfondire il solco fra scienza e società, con la conseguenza che in futuro nessuno vorrà prendersi il rischio di mettere il suo tempo al servizio della comunicazione pubblica della scienza e delle sue inevitabili incertezze.

MariaGrazia Roncarolo

Gaetano Di Chiara

Giuliano Buzzetti

Giuseppe Mancia

Luca Carra

Mario Clerici

Alberto Mantovani 

Giacomo Rizzolati

Roberto Satolli

Ernesto Carafoli

altri articoli

L'uso dei bot nel dibattito sui migranti

Crediti: geralt/Pixabay. Licenza: Pixabay License

I social media sono oggi il canale privilegiato per la diffusione di informazioni e gli account automatizzati, noti anche come social bot, o semplicemente bot, contribuiscono sempre di più a questo processo. Utilizzando Twitter come punto di riferimento, abbiamo analizzato il traffico scambiato, nell'arco di un mese di osservazione, sul tema del flusso migratorio dal Nord Africa all'Italia. L’analisi evidenzia come proprio i bot giochino un ruolo importante nello scambio di contenuti significativi: nodi cosiddetti hub (cioè in prima approssimazione gli account con più connessioni uscenti) hanno tra i loro follower un alto numero di bot. Inoltre, è emerso che alcuni degli hub, ai quali può essere assegnata la stessa tendenza politica, condividono diversi bot come follower: gli hub e le loro squadre di bot si uniscono per aumentare la visibilità e l’impatto dei loro messaggi