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La ricerca scientifica ha bisogno di risorse e trasparenza

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Il Convegno “Mind the Gap. Il finanziamento della ricerca in italia” (24 giugno, Aula Magna, Università Statale di Milano) ha riunito alcuni dei più autorevoli esponenti della comunità scientifica per un confronto pubblico, e un contributo operativo, sul tema della governance della ricerca in Italia. Oltre che della nota e cronica carenza di investimenti - al di sotto di ogni ragionevole soglia - il sistema ricerca soffre la mancanza di un chiaro processo strategico, di strumenti decisionali, di gestione e allocazione delle risorse che garantiscano efficienza ed efficacia e che siano funzionali ad una ricerca competitiva. 
Dopo i saluti del rettore dell’Università degli studi di Milano Gianluca Vago e del presidente del Gruppo 2003 per la ricerca Luigi Nicolais, è stata presentata una carrellata di dati sulla ricerca italiana da Luca Carra (Scienzainrete), da cui emerge da un lato il cronico sottofinanziamento, dall’altro una forte mancanza di governance e di corretti processi di valutazione del merito. Con pochi ricercatori (la metà che negli altri Paesi europei) e scarsa attrattiva, l’Italia continua ad avere buoni risultati qualitativi nelle pubblicazioni, ma comincia a rivelare inefficienze nella aggiudicazione di progetti europei. Poverissimo di finanziamenti privati, il Paese segna il passo anche nei brevetti e più in generale nel trasferimento tecnologico. [slide Luca Carra]
Conintua l’analisi Maria Pia Abbracchio (Università di Milano e Gruppo 2003) concentrandosi sui finanziamenti competitivi (pochi e mal gestiti rispetto ad altre realtà europee) e su un’analisi originale dei sistemi di governance della ricerca negli altri Paesi. Tutti, in pratica, hanno una o più agenzie, separate dalla politica, che gestiscono valutazione ed erogazione fondi per la ricerca con le moderne regole di selezione. Gli esempi più interessanti per il sistema italiano sono quelli svizzero e tedesco. Anche per l’italia, è la conclusione di Abbracchio, serve una Agenzia. [slide Maria Pia Abbracchio]
Giorgio Parisi (La Sapienza) - assente per ragioni di salute, ha inviato un video in cui mostra come gli incentivi per la ricerca di punta non devono andare a detrimento della ricerca diffusa, vera spina dorsale del sistema della ricerca del Paese, che garantisce, quanto e forse più di quella di eccellenza, la qualità del sistema. [intervento Giorgio Parisi]
Questo concetto viene ribadito anche da Elena Cattaneo (Università Statale di Milano, senatore a vita): alla ricerca serve l’eccellenza e la ricerca diffusa, la little e la big science: è questa diversità, che al pari della biodiversità in natura garantisce una maggiore resilienza del sistema. Cattaneo ha incentrato il suo intervento sui diversi sistemi di organizzazione della ricerca (top down e bottom up), entrambi necessari, ma entrambi da impostare con un trasparente sistema di call a tutta la realtà scientifica del Paese e una successiva selezione. Da qui la critica al metodo seguito dal governo nel caso di Human Technopole e in altri casi.
(In contemporanea con l'evento in Statale, l'IIT ha pubblicato sul suo sito una replica al Documento di osservazioni su Human Technopole presentato a inizio maggio dalla senatrice Cattaneo).
Paola Zaratin, direttore scientifico della FISM (Fondazione italiana sclerosi multipla) presenta il metodo di finanziamento di questa fondazione che, per prima, ha seguito il metodo della peer review internazionale. La FISM sta proponendo anche il superamento di un metodo che valorizzi solo il mero impatto scientifico nella valutazione delle ricerche da finanziare, da integrare con una valutazione dell’impatto delle ricerche per la qualità della vita dei malati. [slide Paola Zaratin]
Giorgio Rossi (ESFRI - European Strategy Forum on Research Infrastructures) ha illustrato il sistema dell’ESFRI, che potrebbe per certi versi rappresentare un modello cui ispirarsi nei nuovi sistemi di governance.
Giuseppe Remuzzi (istituto Mario Negri Bergamo e Gruppo 2003) delinea alcuni tratti della Agenzia delle ricerca che potrebbe nascere in Italia come organo separato dalla politica, per gestire i fondi e le strategie della ricerca nazionale. [slide di Giuseppe Remuzzi]
Chiude l’incontro una tavola rotonda e l’impegno - riassunto nella conclusione da Luigi Nicolais - su tre punti:
  1. Convincere il governo a varare un piano chiaro di finanziamento della ricerca che indichi sul lungo periodo un aumento consistente di risorse. Esempio: in dieci anni portare la quota di finanziamento in R&D da 1,2 % a 2,2% sul PIL.
  2. Varare un piano straordinario di assunzioni di ricercatori per cominciare a colmare il gap nel numero dei ricercatori.
  3. Istituire al più presto una Agenzia nazionale della ricerca, che gestisca fondi crescenti in modo autonomo e trasparente.

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