fbpx Webinar OK!CLIMA: Quale economia per la transizione ecologica? | Scienza in rete

Quale economia per la transizione ecologica?

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La crisi climatica non rappresenta soltanto una sfida tecnologica. Per accelerare l’abbandono delle fonti energetiche fossili e assicurare una transizione socialmente equa sono indispensabili anche adeguate politiche economiche e fiscali. I cambiamenti climatici sollecitano il pensiero economico a ripensare il ruolo dello Stato, del mercato e della finanza. Venerdì 17 settembre alle 18 partecipa al terzo webinar di All4Climate dedicato a “Quale economia per la transizione ecologica”, promosso da Climate Media Center Italia nell’ambito del progetto OK!Clima, insieme a MM e Scienzainrete.

Partecipano:

- Andrea Roventini (Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa)
- Daniela Palma (ENEA)
- Antonio Massarutto (Università di Udine)

Con la moderazione di Jacopo Mengarelli (Scienza in rete)


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Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

grafico onde

Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).