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Progetti europei per mitigare il rischio sismico

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Il Progetto REAKT (Acronimo di Strategies and Tools for Real Time Earthquake Risk Reduction) è stato definito nell’ambito della Commissione Europea come uno dei più ambiziosi progetti di ricerca sulla Riduzione del Rischi Naturali in Europa finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro.

L’interesse dell’Europa per questo soggetto è legato alla consapevolezza che i terremoti sono tra gli eventi naturali cui il territorio europeo è più esposto. Negli ultimi 35 anni (1976-2010), infatti, il 20% dei terremoti catastrofici avvenuti nel nostro pianeta si sono verificati in Europa, producendo circa 62.000 morti, ossia il 7% delle vittime per eventi sismici nell’intero pianeta, e danni per circa 111.000 milioni di Euro. Parte della popolazione europea, soprattutto nella fascia circum-mediterranea, è esposta a livelli di pericolosità sismica simili a quelli delle popolazioni del Giappone e della zona pacifica degli Stati Uniti. Tuttavia la vulnerabilità individuale è da 10 a 100 volte maggiore di quelle del Giappone e degli Stati Uniti. Nonostante la popolazione delle città europee non tenda infatti ad aumentare sostanzialmente (almeno in confronto agli aumenti riscontrati sugli altri continenti), il rischio sismico nelle aree urbane tende ad aumentare nel tempo a causa della crescente industrializzazione e del networking di infrastrutture, linee di servizio ed economie, che rendono le città europee sempre più vulnerabili.

Le azione preventive, quali l’adeguamento delle strutture esistenti e l’adozione di codici di costruzioni anti sismici, sono la base e l’elemento essenziale di una strategia per mitigare i danni prodotti dai terremoti. Ma nelle città europee una gran parte delle popolazioni vive in centri storici o comunque in aree non costruite con criteri anti sismici adeguati.

Un modo per ridurre la vulnerabilità della popolazione urbana è l’utilizzazione di metodologie di mitigazione dei rischi in tempo reale. Come l’early warning sismico e l’uso di procedure operative basate su previsioni a medio-breve termine che però, purtroppo, sono caratterizzati da livelli molto bassi di probabilità assoluta. Procedure di quest’ ultimo tipo non sono state finora sviluppate finora in nessun paese, mentre quelle di early warning sono applicate intensivamente solo in Giappone, dove esiste un’apposita legislazione che ne regola l’uso. Il metodo tra l’altro ha funzionato bene nel ridurre i danni del recente terremoto di magnitudo eccezionalmente alta che ha colpito la costa orientale dell’isola di Hon-shu.

Nel progetto REAKT per la prima volta tutte le componenti di un sistema di riduzione in tempo reale del rischio sismico vengono trattate insieme con un approccio sistematico e probabilistico.

La parte scientifica del progetto è articolata in sei parti, che formano una successione logica. Essa inizia dalla caratterizzazione  di fenomeni transienti (deformazioni del suolo, pressione di poro, emissioni gassose, micro-sismi) cioè fenomeni variabili nel tempo che possono iniziare da mesi a giorni prima di una scossa distruttiva che essi stessi possono aver contribuito a innescare. Ciò verrà fatto utilizzando metodologie innovative di osservazione nell’area di Corinto, nel Mar di Marmara, lungo la faglia Nord-Anatolica e in Irpinia. Queste informazioni saranno poi inglobate nei modelli di previsione probabilistica dei terremoti.

Un obiettivo del progetto è portare queste metodologie a un livello pre-operativo. Il passo successivo riguarderà i metodi di early warning e la diminuzione dell’incertezza nella previsione dell’accelerazione del suolo sotto l’obiettivo prescelto, migliorando anche la performance dei sistemi automatici per la protezione di edifici. Verrà poi affrontato il problema della vulnerabilità delle strutture e delle reti di servizio sviluppando metodologie che permettano una valutazione della variabilità nel tempo di questa componente. Infine verranno affrontati i problemi della informazione della popolazione e della decisione delle strategie da adottare quando l’informazione su cui basarsi è caratterizzata da grandi livelli di incertezza e tempi molto brevi.

Infine il progetto determinerà la fattibilità di applicazione dei metodi early warning per la difesa di diversi tipi di infrastrutture e di servizi. Le applicazioni previste includono una centrale nucleare in Svizzera, alcuni ponti di grande traffico ad Istanbul e a Corinto, la linea di fornitura del gas alla città di Istanbul, ospedali, un grande complesso industriale in Portogallo, la principale centrale elettrica e la linea di trasporto dell’energia elettrica in Islanda, e l’istallazione di un sistema di early warning regionale nei Caraibi. Per quanto riguarda l’Italia gli studi applicativi riguarderanno la fattibilità e l’opportunità della trasformazione della accelerometrica nazionale (RAN) del Dipartimento di Protezione Civile in una  rete di early warning nazionale, l’applicazione a difesa del tratto Nola-Baiano (il più vicino alla faglia dell’Irpinia) della Ferrovia Circumvesuviana, e l’implementazione del metodo in due scuole, una a Sant’Angelo dei Lombardi, una delle zone più devastate dal terremoto dell’Irpinia del 1980, e l’altra nell’area vesuviana.


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