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Per la plastic tax ci vuole metodo

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Come già scritto per la sugar tax, anche la tassa sulla plastica ora in discussione richiederebbe metodo e strategia. Un esempio arriva dal Regno Unito.

La situazione britannica

Anche nel Regno Unito gli scarti di plastica non riciclabile costituiscono un rilevante problema ambientale. Secondo i dati forniti dal governo, il packaging a base di plastica riguarda il 44% dell’uso di plastica nel paese e il 67% dei rifiuti plastici. Ogni anno vengono utilizzati 2 milioni di tonnellate di packaging di plastica, di cui la grande maggioranza non riciclabile. Da qui l’obiettivo di spostare la produzione verso la plastica riciclabile. Ma per convincere le aziende serve un incentivo, o meglio un deterrente a continuare a utilizzare la plastica non riciclata, visto il suo attuale minor costo.

Quattro anni per cambiare

Una tassa sui contenitori di plastica monouso (plastic packaging tax) è stata prevista dal governo britannico nel budget 2018. La tassa però entrerà in vigore nel 2022. Il governo si prende quindi quattro anni per mettere a punto la misura, che peraltro viene concepita all’interno di una strategia che prevede un nuovo regolamento in capo ai produttori, nuove misure per ottimizzare la raccolta differenziata di plastica e l’introduzione di un deposito per i contenitori delle bevande (deposit return scheme). La tassa viene indirizzata ai produttori ed è intesa non per far cassa ma per incentivare la transizione completa verso la plastica riciclata.

La consultazione

I dettagli della tassa verranno messi a punto alla luce di una consultazione pubblica che si è svolta nei primi mesi del 2019 e i cui risultati sono stati resi noti recentemente dal Ministero del Tesoro (1). Al sondaggio hanno partecipato 162.000 persone, segno dell’interesse civico sul tema. In particolare, il governo ha ricevuto 436 risposte scritte, 184 dalle aziende, 16 dalle associazioni, 103 enti pubblici. Durante la consultazione online, una commissione ha inoltre intervistato in modo approfondito 200 organizzazioni, in particolare produttori, distributori, esperti e associazioni ambientali.

La consultazione ha toccato molti punti, fra i quali la definizione dei prodotti tassabili, la soglia di plastica riciclata oltre la quale i prodotti si considerano esclusi dalla tassa, la definizione dell’aliquota e di chi è assoggettato all’imposta, infine la tracciabilità dei prodotti.

I risultati

Dalla consultazione il governo ha ricevuto la conferma della utilità prima di tutto ambientale della tassa. Si è registrata un’ampia maggioranza sul tipo di plastica (non riciclabile) oggetto della tassa; su un’aliquota fissa (flat rate) per tonnellata di prodotto; sulla applicabilità della tassa al punto di produzione; sui metodi di tracciabilità e sulla tassabilità dei prodotti importati.

Più sfumate le risposte su altri punti, quali la possibilità di tassare anche i prodotti britannici destinati all’esportazione (in teoria condivisibile perché il problema è globale ma da valutare gli effetti sulla competitività internazionale delle aziende UK) e la soglia massima del 30% di plastica riciclata oltre la quale scatta l’esclusione.

La consultazione, oltre ad aiutare il legislatore a mettere a punto la misura, ha creato consenso, chiarito i dissensi e spinto le aziende ad adattarsi per tempo alla inevitabile transizione al riciclo.

Fonte
1 HM Treasury, “Plastic packaging tax: summary of responses to the consultation”, July 2019, https://www.gov.uk/government/consultations/plastic-packaging-tax

 


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