Parte l'appello Scienza in Parlamento

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Camera dei deputati

La Camera dei deputati in occasione dell'elezione del Presidente Fico il 23 marzo 2018. Credit: Camera dei Deputati / Flickr. Licenza: CC BY-ND 2.0.

Come portare la Scienza in Parlamento

Un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici lancia oggi l'appello #ScienzaInParlamento - La Scienza al servizio della Democrazia, per chiedere la costituzione di un ufficio di consulenza scientifica a supporto dell'attività legislativa del nostro Paese. L'iniziativa è già stata sottoscritta da personalità di peso del mondo della ricerca che condividono l'importanza di mettere a disposizione dei deputati e dei senatori le migliori conoscenze esistenti su alcuni temi di natura` scientifica e tecnologica che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese e dell'Europa. È cruciale però che queste conoscenze siano trasmesse in modo funzionale, fruibile e al momento giusto cosicché i politici possano trarne beneficio. Per questo la proposta è quella di costituire una struttura che faccia da intermediaria tra gli esperti e i parlamentari, rimanendo dunque indipendente e traducendo il linguaggio, spesso troppo tecnico, della scienza. Soprattutto, deve essere in grado di restituire la complessità di alcune questioni per permettere ai nostri rappresentanti di prendere decisioni informate ed equilibrate.

Questa struttura di consulenza permetterebbe, inoltre, di trarre il massimo beneficio dal progresso scientifico e tecnologico in termini economici. Oltre a redigere rapporti su richiesta dei parlamentari riguardo la loro corrente attività legislativa, l'ufficio avrebbe come missione anche quella di produrre dei documenti di sintesi sul futuro di alcune tecnologie che promettono di cambiare la società in maniera dirompente. Progettando leggi sulla base di questi documenti di prospettiva, il nostro Paese potrebbe sfruttare al massimo il patrimonio di conoscenza scientifica e tecnologica che ancora oggi, nonostante gli scarsi investimenti e un sistema produttivo a bassa intensità di conoscenza, continua a possedere e ad accrescere.

Sono diverse le democrazie che usufruiscono di un servizio simile già da alcuni decenni. Il Parlamento europeo ha istituito nel 1987 lo Science and Technology Options Assessment (STOA, oggi rinominato Panel for the Future of Science and Technology) che prepara, su richiesta di un comitato politico costituito da europarlamentari, documenti di sintesi su temi come la tecnologia blockchain, le implicazioni delle previsioni prodotte dai test genetici, l'efficacia della gestione algoritmica delle fake news. I rapporti sono prodotti dalla Scientific Forsigth Unit dello STOA con l'aiuto di esperti esterni che vengono coinvolti via via a seconda del tema di interesse.

Anche gli Stati Uniti stanno lavorando per ripristinare un organo che offra supporto scientifico ai membri del Congresso. Durante l'ultima conferenza annuale dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS) si è discusso proprio di questo: mentre lo staff del Presidente ha storicamente beneficiato di un ufficio di consulenza scientifica e tecnologica (Office of Science and Technology Policy, parte dell'Executive Office of the President), il Congresso ha avuto una struttura simile solo fino al 1995, l'Office of Technology Assessment (a cui lo STOA si è ispirato). La maggior parte delle democrazie del mondo si trovano nella stessa situazione: i legislatori mancano degli strumenti necessari a prendere decisioni consapevoli in un'epoca in cui la fisionomia delle nostre società è sempre più spesso determinata dalla scienza e dalla tecnologia. Per ora la proposta in USA è quella di aprire una research hotline gestita dall'AAAS a cui i membri del Congresso possano rivolgersi, ma Chris Tyler direttore di Public Policy presso il Department of Science, Technology, Engineering and Public Policy (STEaPP) dello University College London, ha dei dubbi: «Mettendo in contatto direttamente un politico con un accademico può funzionare per l'80% delle richieste. Ma quando le domande sono politicamente sensibili è fondamentale avere un gruppo di esperti scientifici con una formazione specifica che rispondano in modo equilibrato e indipendente», ha dichiarato in un'intervista al Times Higher Education.

Sono poi numerosi i Parlamenti nazionali in Europa che possiedono uffici di consulenza scientifica, anche se con profilli istituzionali, scopi e composizioni diversi tra loro. Molte di queste caratteristiche possono essere ricondotte al momento storico in cui l'ufficio è stato istituito, alla cultura politica del Paese e al suo assetto costituzionale. Il primo Parlamento europeo a usufruire del lavoro di un'unità di analisi delle questioni scientifiche e tecnologiche rilevanti per la politica pubblica è stato quello inglese. Si tratta del Parliamentary Office for Science and Technology (POST), nato nel 1989 come organo esterno al Parlamento, successivamente integrato e dal 2001 istituzione permanente al servizio della House of Commons e della House of Lords. Il POST è composto da 11 membri, di cui 8 sono consulenti scientifici esperti in diverse aree. La loro attività è supervisionata da un comitato composto da 14 parlamentari, 4 scienziati esperti e alcuni membri dello staff tecnico del Parlamento. In Francia esiste invece l'Office parlementaire d'évaluation des choix scientifiques et technologiques (OPECST), costituito da soli Parlamentari che rappresentano tutte le forze politiche in gioco. Anche Germania, Catalogna, Svezia, Belgio, Grecia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Svizzera hanno uffici di consulenza scientifica e tecnologica, molti dei quali fanno parte della rete paneuropea EPTA Network1.

Presto anche la Spagna entrerà a far parte di questo gruppo di Paesi grazie all'iniziativa #CienciaenelParlamento, a cui l'iniziativa italiana che comincia oggi si ispira. Lanciata poco più di un anno fa da un gruppo di ricercatori spagnoli, #CienciaenelParlamento è riuscita a ottenere a tempo di record il consenso di tutto l'arco parlamentare e di quasi 200 istituzioni di ricerca e innovazione del Paese sulla necessità di offrire anche ai membri del Congresso spagnolo un servizio di consulenza scientifica e tencologica.

#CienciaenelParlamento

L'iniziativa #CienciaenelParlamento ha preso il via il 31 dicembre 2017 con una conversazione su Twitter in cui Andreu M. Climent, ingegnere biomedico presso l'ospedale Gregorio Marañón a Madrid, lancia la proposta di orgainzzare in Spagna un incontro tra politici e scienziati sullo stile degli "Science meets the Parliament" che si tengono ormai da vent'anni in Australia. In questi eventi i rappresentanti di primo piano della ricerca nell'area STEM incontrano i deputati del Parlamento australiano. Iniziative simili sono nate in Europa (#EUsci4Parl) organizzate dal Joint Research Centre (EU Science Hub della Commissione Europea) e in Canada grazie al Canadian Science Policy Centre.

Post Twitter iniziativa Ciencia e nel Parlamento

La proposta di Climent nasce in un clima di incertezza politica che a giugno porterà alla caduta del Governo diretto da Mariano Rajoy del Partito Popolare e all'insediamento di un nuovo Primo Ministro, il socialista Pedro Sanchez. Eppure questa incertezza potrebbe essere stata un elemento favorevole al successo dell'inizitiva #CienciaenelParlamento. Deputati e senatori potrebbero infatti aver sentito maggior bisogno di supporto tecnico in un momento simile, in cui il nuovo Primo Ministro ha dichiarato di voler varare una serie di misure che godessero del più ampio appoggio possibile riguardo il salario minimo e le pari opportunità prima di sciogliere le camere e indire nuove elezioni. L'esperienza del governo Sanchez volge oggi al termine: dopo la sfiducia sulla legge di bilancio del 2019, gli Spagnoli tornerano alle urne il 28 aprile prossimo.

Grazie all'intermediazione della Fundació Cotec, i coordinatori dell'iniziativa sono entrati in contatto con la Presidente del Congresso Ana Pastor, che ha immediatamente espresso il suo supporto all'iniziativa. Nel frattempo i social media hanno fatto la loro parte. In un anno l'account #CienciaenelParlamento ha guadagnato oltre 8 000 follower senza alcun finanziamento e il documento di proposta ha ottenuto l'appoggio di oltre 200 istituzioni di ricerca e innovazione spagnola.

«I social media sono stati uno strumento fondamentale per raggiungere l'attenzione dei media più tradizionali come giornali, radio e TV, che a loro volta sono stati il veicolo per trasmettere il nostro messaggio agli interlocutori più importanti, i politici», racconta in un'intervista Lorenzo Melchor, uno dei coordinatori di #CienciaenelParlamento e aggiunge «è stato fondamentale chiarire dall'inizio che la nostra iniziativa era completamente super partes, la scienza come strumento al servizio di tutte le forze parlamentari».

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L'evento di incontro tra consulenti scientifici e parlamentari si è svolto il 6 e 7 novembre 2018 in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni della Costituzione spagnola e ha riguardato quattro aree tematiche: scienze biologiche e salute; matematica, fisica e ingegneria; ambiente ed energia; scienze sociali e umanistiche. Dopo aver fatto una panoramica generale dello stato della conoscenza in queste quattro aree, sono stati affrontati 12 argomenti specifici, tra cui la prevenzione attiva del suicidio, gli open data, le tecnologie emergenti per trasporti e telecomunicazioni e i nuovi modelli di didattica della matematica. Gli argomenti sono stati scelti grazie a una consultazione pubblica online da cui sono emerse 150 diverse proposte. Di queste, circa due terzi riguardavano la politica della ricerca, ma i coordinatori di #CienciaenelParlamento hanno preferito escludere questi aspetti. Come chiarisce Melchor: «l'iniziativa era concentrata sulla scienza per la politica e non la politica della scienza. Non si è mai trattato di un'operazione di lobby del mondo della ricerca con lo scopo finale di ottenere finanziamenti maggiori». Questa è una caratteristica che anche l'iniziativa italiana #ScienzaInParlamento vuole mantenere. Dei circa 50 argomenti restanti ne sono stati selezionati 12 in base all'interesse dei politici coinvolti nell'organizzazione.

Sempre attraverso una chiamata pubblica sono state selezionate 25 persone (15 donne e 10 uomini) che hanno ricevuto due giornate di formazione come science advisor, consulente scientifico. È particolarmente interessante approfondire il tipo di profili selezionati e il training offerto. Sono state pereferite persone con un background universitario di area scientifica, preferibilmente con un dottorato di ricerca, ma che non fossero in uno stadio avanzato della carriera accademica. Inoltre, erano benvenute esperienze nell'ambito della comunicazione della scienza verso un pubblico non specialistico, la partecipazione in società scientifiche e nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Avvalendosi della collaborazione di science advisor professionisti di altri Paesi e di giornalisti scientifici, i 25 candidati sono stati dunque guidati nella redazione dei documenti di approfondimento sui temi dell'evento in Parlamento. Il primo passo per redigere i rapporti è quello di fare una panoramica della letteratura esistente sul tema e intervistare i maggiori esperti sull'argomento. Il documento viene poi fatto revisionare a un esperto interno prima della pubblicazione.

A dicembre il Congresso spagnolo ha allocato dei fondi per finanziare un ufficio di consulenza scientifica che per ora rimarrà esterno al Parlamento, ma che in futuro potrebbe essere integrato.

Dovremo dunque aspettare per sapere come andrà l'esperienza spagnola una volta che questa funzione sarà incorporata a pieno ritmo nell'attività parlamentare. Sappiamo invece molto di più sull'esperienza britannica del POST.

Il ruolo del POST nel Parlamento britannico

L'attività principale del POST è la redazione delle POST Notes, dei documenti di sintesi di quattro pagine su temi alla frontiera della ricerca scientifica e tecnologia. L'obiettivo è anticipare le implicazioni politiche di questi temi. Le POST Notes vengono redatte dallo staff permamente del POST grazie a un intenso e continuo contatto con esperti esterni appartenenti al mondo accademico, dell'impresa e delle ONG. Un ruolo fondamentale in questa attività è giocato dai fellows, dottorandi che trascoronno periodi di tre mesi al POST finanziati da fondazioni e università. L'ufficio produce anche documenti di approfondimento che offrono una prospettiva di più ampio respiro sugli sviluppi della ricerca in alcune aree.

Non esistono degli studi sistematici sull'impatto del POST sul lavoro parlamentare, ma da piccoli sondaggi effettuati si deduce che le POST Notes sono molto apprezzate dai membri della House of Commons e della House of Lords, soprattutto per la loro sintesi e la loro imparzialità. Le POST Notes sono diventate un vero e proprio riferimento per il science and technology assessment in Europa e nel mondo, e l'iniziativa italiana #ScienzaInParlamento ritiene che la redazione di questo tipo di note dovrebbe essere una delle attività principali della struttura italiana.

Il motivo per cui non esistono studi scientifici che misurino l'impatto del POST sull'attività legislativa del Regno Unito è che la ricerca scientifica entra nel Parlamento in una miriade di forme diverse e attraverso numerosi canali. Isolare il contributo del POST non è semplice.

Per questo nel 2013 il POST, in collaborazione con l'Economic and Social Research Council e il Department of Science, Technology, Engineering and Public Policy di UCL, ha condotto uno studio sul ruolo delle research evidences nel Parlamento britannico.

Il primo risultato interessante dello studio è che il significato di research evidences è molto sfumato e comprende forme di ricerca lontane da quella accademica. Questo denuncia il fatto che i Parlamentari, e tutto l'ecosistema di tecnici e assistenti, sono poco familiari con i metodi della scienza e dunque faticano a distinguere i risultati più robusti da quelli ottenuti in contesti più informali. Inoltre lo studio mostra come la ricerca arrivi in Parlamento attraverso diversi canali e da diversi attori.

Il secondo aspetto rilevante messo in luce dallo studio è quali sono le caratteristiche che un contenuto di ricerca deve avere per essere utile all'attività del Parlamento, che sia essa di natura legislativa, di controllo dell'operato di governo o di semplice dibattito su questioni di importanza pubblica. La caratteristica che maggiormente determina l'impatto dei risultati di ricerca è la fonte: quanto più è ritenuta affidabile, tanto più i suoi studi sono presi in considerazione. Altre caratteristiche importanti sono il tempismo, l'accessibilità, la facilità di comprensione e la rilevanza.

In Italia

In Italia2, il primo a proporre l'istituzione di un ufficio di consulenza scientifica e tecnologica in Parlamento fu Stefano Rodotà a metà degli anni '80. Nel 1997, dopo quasi dieci anni di valutazioni e studi di fattibilità, Luciano Violante, allora Presidente della Camera, istituì il Comitato per la Valutazione delle Scelte Scientifiche e Tecnologiche (VAST) interno all'Ufficio di Presidenza della Camera, con l'obiettivo di esplorare le connessioni tra sviluppo scientifico e legislazione. Il Comitato era costituito ad hoc e formato esclusivamente da parlamentari. L'esperienza del VAST si è conclusa definitivamente nel 2013 dopo anni di attività intermittente: l'ultimo a costituire il Comitato è stato Gianfranco Fini nel 2008. Il VAST è stato anche membro dell'EPTA Network.

«L'attività del VAST è di fatto rimasta limitata ad alcuni temi specifici di innovazione industriale e aereospazio» afferma Alessandro Allegra, dottorando in scienza, tecnologia e società a University College London e visiting fellow presso la Harvard Kennedy School, e aggiunge «data la sua natura ad hoc, il Comitato non aveva il radicamento istituzionale sufficiente a sopravvivere in maniera indipendente una volta venuto meno il supporto politico del suo presidente a causa del rinnovo del Parlamento».

La struttura che l'appello #ScienzaInParlamento chiede oggi di istituire dovrebbe possedere uno staff tecnico di consulenti scientifici in grado di mediare tra scienziati esperti e politici e mantenere la giusta independenza da entrambe le parti. La formazione di queste figure di intermediazione dovrebbe essere di alto livello e di natura scientifica e fare riferimento a diverse aree del sapere per garantire la qualità e la completezza delle informazioni raccolte. Allo stesso tempo ai consulenti sarebbe richiesta una conoscenza approfondita dei meccanismi di funzionamento delle nostre Camere, magari da ottenere in un periodo di formazione ad hoc.

Indipendenza, qualità e completezza: sono queste le caratteristiche della consulenza scientifica e tecnologica che i promotori di #ScienzaInParlamento ritengono fondamentali per una più avveduta politica pubblica in molti campi vitali per la società italiana ed europea.

Per restare aggiornati sull'iniziativa segui l'account Twitter @Sci_Parlamento

NOTE
1. Per un approfondimento sulle diverse forme del Technology Assessment nei Parlamenti europei qui si può trovare uno studio condotto dallo STOA nel 2012.
2. Per un approfondimento sulla storia del Technology Assessment in Italia si può consultare qui lo studio "Technology assessment : valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche : analisi degli organismi parlamentari europei e prospettive in Italia", di Daniela Chiassi, 1998.

 

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