fbpx Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì | Scienza in rete

Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Tempo di lettura: 3 mins

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali. La manipolazione di questi ultimi, in un ristorante di Hong Kong, innescava la trasmissione tra le persone. Insomma un quadro immaginario, ma quasi sovrapponibile a quello registrato inizialmente per Covid-19.  Tra l’altro nel film era previsto anche il ruolo di un blogger che cerca di lucrare con teorie complottiste.  Insomma tutto come previsto e toccato con mano.

Il virus immaginario MEV-1 presente nel film è in gran parte basato sul virus Nipah ed è di questi giorni la segnalazione di un focolaio epidemico da Nipah in India, in ambito nosocomiale. 

Il virus Nipah è un virus zoonotico che può essere trasmesso da animali a persone, ma può anche trasmettersi per contatto diretto tra i contagiati oppure può essere veicolato da alimenti contaminati. È altamente letale per l’essere umano (50-70%) e ancora non è disponibile un trattamento efficace. Causa encefalite e, tra i sopravvissuti, sequele neurologiche di lungo periodo.
Il serbatoio naturale è rappresentato dai pipistrelli della frutta (volpi volanti) che vivono nel Sud/Sud-Est Asia, India e Oceania. Il virus fu identificato per la prima volta nel 1998 in Malesia tra gli allevatori di maiali e fu importato a Singapore con gli animali infetti. Dal 2001 focolai epidemici sono stati segnalati in India e in Bangladesh quasi ogni anno. Nel 2014 un focolaio fu segnalato nelle Filippine, ma da allora nel paese non sono stati registrati nuovi casi.

Il focolaio in India, nel Bengala Ovest, segnalato da molti media, sembra essere limitato a due operatori sanitari che lavorano nella stessa struttura e hanno assistito gli stessi pazienti. Non risulta trasmissione della infezione nella comunità e i 196 contatti dei due operatori sanitari sono tutti asintomatici e negativi per l’infezione.

Nonostante il risalto che i media hanno dedicato al focolaio, l’ECDC, l’agenzia dell’Unione europea che monitora, valuta e comunica i rischi legati alle malattie infettive, ha valutato come basso il rischio per i cittadini europei, perché la situazione sembra essere localmente ben controllata, la trasmissione interumana è poco frequente (il virus non si trasmette per via respiratoria) e soprattutto i pipistrelli della frutta non vivono nelle nostre aree geografiche.

Un vaccino è allo studio in Gran Bretagna, mentre le ricerche negli USA sembrano essere state fermate dai recenti tagli governativi.

Quindi per ora nessun allarme sanitario o accadimenti di eventi come quelli prefigurati nel film Contagion. C’è però da registrare, rispetto al film, qualche ulteriore differenza non di poco conto. Nel film viene presentata una risposta internazionale coordinata, basata su una consolidata collaborazione scientifica, che invece nella realtà è messa in grave difficoltà dal mutato contesto politico.

All’inizio del 2026 gli Stati Uniti hanno formalmente completato il ritiro dall’Organizzazione mondiale della sanità: quindi i CDC statunitensi non avranno più il ruolo leader assegnato loro nel film, ma anche riconosciuto in molte altre occasioni reali. Nonostante gli Stati Uniti sostengano di voler mantenere una leadership globale in sanità pubblica attraverso canali alternativi costruiti con partenariati diretti, è difficile immaginare una capacità di risposta efficiente se non basata su ampia e continua partecipazione trasversale tra tutti i Paesi.

Pensavamo di uscire dalla pandemia con capacità di risposta rafforzate dall’esperienza. Ma le carte sono state rimescolate e anche in questo settore sarà importante trovare nuove soluzioni.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Abbiamo un grosso problema con gli incendi

incendio in montagna

Gli incendi che stanno devastando il Mediterraneo nell'estate 2026 confermano una tendenza ormai consolidata: il cambiamento climatico rende i roghi più probabili, intensi e difficili da controllare, aggravando gli effetti di una gestione del territorio spesso inadeguata e delle cause di origine umana. Oltre a distruggere ecosistemi e aumentare le emissioni di CO₂, il fumo degli incendi rappresenta una minaccia crescente per la salute, con impatti documentati sulla mortalità e su alcune malattie cardiovascolari, respiratorie e neurologiche. Prevenzione, gestione forestale e riduzione delle emissioni di gas serra restano le strategie chiave per contenere il rischio.

Foto di Mike Newbry su Unsplash

Dalla seconda metà di luglio 2026 l'Europa mediterranea è stretta in una morsa di incendi che stanno costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Al 29 luglio 2026 si stimano quasi 435mila ettari di suolo bruciato da inizio anno, 1400 incendi contati, quasi 18 milioni di tonnellate di CO2 emesse (dati dell’European Forest Fire Information System).