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Moltiplichiamo per dieci i fondi PRIN

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In Italia la ricerca scientifica sta morendo, in particolare nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca. Da oltre venti anni le risorse destinate alla ricerca sono in costante diminuzione, in eclatante controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi sviluppati, per non parlare di quelli “emergenti”.

Un esempio per tutti. Si è da poco concluso l’iter dei “Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale” delle Università (i cosiddetti PRIN) del 2015, fondi che cominceranno ad essere spendibili nel 2017, a fronte di zero finanziamenti nel 2013 e 2014; per cui i 92 milioni del PRIN 2015 vanno a spalmarsi su tre-quattro anni. Dei 4500 progetti presentati, ne sono stati finanziati solo 300 (poco più del 6%!) e per di più con riduzioni fino all’80% delle richieste presentate.

La situazione è disastrosa

Per mancanza di supporto a livello nazionale, i nostri ricercatori sono costantemente svantaggiati nella competizione per i fondi europei: ne è testimonianza il saldo fra quanto contribuisce l’Italia e quanto ritorna come finanziamento europeo ai ricercatori italiani, che è ampiamente negativo. Inoltre, molti di quelli che hanno ottenuto un finanziamento europeo preferiscono usarlo altrove in Europa, ma quasi nessun europeo chiede di usare il suo grant in Italia.

E questo è solo uno dei tanti canali attraverso cui si realizza l’emorragia di “cervelli” cui assistiamo ormai da anni, in tutti i campi delle scienze fisiche e della vita. Il Paese ha speso somme ingenti per la loro formazione, dall’asilo nido al dottorato di ricerca, per poi regalarli ai nostri partner europei. Un vero e proprio danno erariale.

Manca un'Agenzia della ricerca e mancano le risorse

Vi sono molte cose che non vanno nel modo in cui i Governi degli ultimi 20 anni hanno trattato la ricerca italiana. Siamo al paradosso per cui vengono fatte valutazioni accuratissime della produttività scientifica (il cosiddetto VQR) di ricerche che non sono state neanche finanziate. Salari e prospettive di carriera dei nostri ricercatori sono indecorosi se confrontati con gli altri Paesi. Manca una Agenzia della ricerca che pianifichi e distribuisca le risorse  secondo il merito. Ma, sopratutto, mancano, sic et simpliciter, le risorse!

Non si tratta a questo punto solo di aumentare un po’ lo stanziamento per i PRIN, e di renderli finalmente annuali anziché sporadici. Si tratta di portarlo da livelli irrisori e vergognosi  ad un livello comparabile con quello degli altri paesi europei. 

In sintesi, si tratta di 

moltiplicare (almeno) per 10 

lo stanziamento annuale per la ricerca!

 

Né più né meno.

Gli altri paesi europei e i nostri competitori globali hanno capito da tempo che la ricerca scientifica è un asset strategico ai fini dello sviluppo, del PIL, e del benessere dei cittadini.

Facciamo appello

Facciamo per questo appello al Governo, al Parlamento, ai Media, perché si arresti la “caduta libera” della ricerca italiana. Ci rendiamo conto delle difficoltà in cui versa il Paese, stretto da un lato fra un debito pubblico enorme e i vincoli europei dall’altro. Ma se vogliamo interrompere stagnazione e declino, occorre che la Ricerca Scientifica diventi una delle priorità assolute, come lo è per i nostri partner. Basta quindi con la pratica di finanziare la ricerca, solo se avanza qualche spicciolo, e se non avanza…neanche quello!

Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica

3 ottobre 2016                                                 

www.gruppo2003.org

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