Covid-19/

In memoria di uno scienziato atipico

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Guido Poli ricorda Claudio Casoli, una figura atipica nel panorama della ricerca scientifica: autore di numerosi studi di grande rilevanza, non aveva mai conseguito una laurea accademica, a testimonianza del fatto che l’interesse, l’amore e la dedizione alla ricerca possono superare la mancanza di titoli universitari.
Crediti immagine: LucusTimotei/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Chiunque abbia collaborato o solo discusso qualche volta con Claudio Casoli (1947-2019) non lo può dimenticare. Il tratto gentile e sempre un pò scherzoso, una certa “ingenuità” tipica di chi ama la ricerca e ha fede nel suo ruolo salvifico della società.

Nato a Parma nel 1947, Claudio approda alla ricerca di alta qualità già nel 1976, interessandosi a struttura e funzione degli enzimi del batteriofago N4 di E.coli1. I suoi interessi sulle polimerasi e sulla trascrittasi inversa lo portano ben presto a fare ricerca sui retrovirus umani, in particolare a HTLV-2 e HIV-1, soprattutto studiando le persone co-infettate dai due virus, ottenendo risultati prestigiosi, testimoniati da numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali ad alto impatto. E questo, paradossalmente, senza mai aver conseguito una laurea accademica, a testimonianza del fatto che l’interesse, l’amore e la dedizione alla ricerca possono superare la mancanza di titoli universitari.

Il nostro rapporto di collaborazione e amicizia è nato da una sua telefonata a fine anni ’90. Eravamo nel momento di massima attenzione scientifica e mediatica al ruolo delle chemochine e dei loro recettori nell’infezione da HIV. Paolo Lusso e Bob Gallo avevano infatti pubblicato alla fine del 1995 un articolo che mostrava come alcune chemochine, fino ad allora semisconosciute alla maggior parte dei ricercatori, erano in grado di bloccare l’infezione da HIV utilizzando linee cellulari trasformate da HTLV-1 o -HTLV-22, anticipando di qualche mese la scoperta che alcuni recettori per questa famiglia di citochine (CXCR4 e, soprattutto, CCR5) sono co-recettori obbligati per l’ingresso del virus nelle proprie cellule bersaglio CD4+ (linfociti T e macrofagi).

Claudio studiava HIV e HTLV-2 in collaborazione con Umberto Bertazzoni dell’Università di Pavia grazie alla collaborazione con Antonio Boschini, medico della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano, dove molti ospiti erano co-infettati dai due virus. Dimostrammo che la replicazione di HIV in leucociti di persone coinfettate dai due virus era inibita da un’aumentata secrezione di MIP-1α (una delle chemochine leganti CCR5) indotta dall’infezione dei linfociti T CD8+ da parte di HTLV-23.

La sua più stretta collaboratrice all'interno del gruppo di ricerca da lui coordinato, Elisabetta Pilotti, lo ricorda così: “ho conosciuto Claudio nel 1999 e immediata è stata la percezione di una passione per la ricerca che non si poneva ostacoli. Sebbene lavorassimo in un laboratorio di piccole dimensioni con pochi strumenti, tutto sembrava fattibile. La nostra attività di ricerca si focalizzò in particolare sulla co-infezione HTLV-2/HIV-1 dimostrando come HTLV-2 interferisse negativamente sulla replicazione di HIV-1 attraverso l’iperespressione della chemochina LD78β, rinominata successivamente CCL3L1, attraverso un meccanismo post-genomico ed indipendente dal numero di copie di gene CCL3L14. Nello stesso studio dimostrammo che la co-infezione HIV/HTLV-2 era correlata a un andamento più benigno del decorso clinico dell’infezione da HIV in circa il 20% dei soggetti co-infettati5 e che alcune persone con alto carico provirale di HTLV-2, seppur esposti ripetutamente ad HIV-1 per comportamenti a rischio, risultavano protetti dall’infezione da parte di quest’ultimo4. Il successivo interesse per le scienze “omiche” indusse Claudio ad applicare l’uso dei “microarray/lab-on-chips” dimostrando l’esistenza di un’alterazione di specifici miRNAs in persone HIV-1+, che potevano quindi essere “riconosciuti” attraverso “un timbro molecolare”6. Sulla base di questi studi analizzammo successivamente il fosfo-proteoma di queste persone, uno studio oggetto di tesi di laurea e non ancora pubblicato. La volontà di “ricercare” con maggior autonomia decisionale, ci portò infine nel 2010 a fondare insieme una piccola start-up, la Gemib s.rl., un’avventura durata solo cinque anni, ma durante i quali mettemmo a punto nuovi test di medicina personalizzata. Dopo qualche anno, in qualche caso questi test hanno soppiantato test tradizionali nel servizio sanitario pubblico”. 

Umberto Bertazzoni, professore ordinario di Biologia Molecolare prima all’Università di Pavia e poi di Verona, oggi in pensione, ricorda: “ho conosciuto Claudio nei primi anni ‘80, quando venne a Pavia nel mio laboratorio per collaborare sulla problematica emergente dell'AIDS. Iniziò così una collaborazione molto fruttuosa, dapprima su HIV e poi prevalentemente su HTLV-2. Pubblicammo diversi studi sulla biologia molecolare di HTLV-2, mettendo a punto test, dimostrando la localizzazione cellulare del virus, l’interazione di geni virali con fattori cellulari, l’espressione delle proteine virali Tax e Hbz, la loro interazione con NF-KB, citochine e microRNA7, 8. Di tutto ciò Claudio è stato il motore e il riferimento costante. Aggiungo che, oltre al notevole spessore scientifico e la creatività, ho stimato e apprezzato le sue doti di uomo capace di profondità di affetto e di sincera amicizia”. 

Tra i collaboratori più importanti di Claudio, Roberto Accolla, professore ordinario di Patologia Generale all’Università dell’Insubria (Varese) lo ricorda con queste parole: “incontrai Claudio la prima volta nella primavera del 1996 al Centro di Biotecnologie Avanzate di Genova, dove dirigevo il Laboratorio di Genetica Cellulare e Molecolare. Claudio era interessato a capire l’influenza di HTLV-2 sui precursori emopoietici umani CD34+, in cui il virus esercitava effetti variabili, a volte pro-apoptotici, altre anti-apoptotici. Dimostrammo che questi diversi effetti erano correlati alla presenza o all’assenza nell'envelope virale di molecole HLA di classe II inglobate dal virus durante la sua gemmazione all’esterno della cellula infettata9. Successivamente Claudio dimostrò che, come da noi descritto per l’infezione da HIV-110, anche nell’infezione da HTLV-2, la molecola CIITA, principale regolatore di espressione delle molecole di HLA di classe II, bloccava il transattivatore virale Tax-211, 12. Grande fu il dolore di Claudio quando Giovanna scomparve nel 2016; divenne Socio Fondatore dell’Associazione a lei intitolata. Il rapporto di collaborazione scientifica, ma ancor più di amicizia con Claudio mi mancherà enormemente.” (una versione più estesa di questo ricordo è disponibile sul sito dell’Associazione Giovanna Tosi per la lotta contro i tumori: https://www.associazionegiovannatosi.org/index.php/it/).

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Claudio Casoli. Parma, 07/09/1947 – 06/12/2019

  • 1970-2007. Assunto dall’Università degli Studi di Parma dove ha ricoperto vari ruoli in diversi istituti e dipartimenti, tra cui responsabile del Laboratorio di Immunologia, Dipartimento di Clinica Medica, Nefrologia e Scienze della Prevenzione dal 2005 al 2007. È stato docente nel corso di Genomica Generale per il Corso di Laurea Specialistica in Biotecnologie Industriali, svolgendo la funzione di tutor di studenti di del corso e di specializzandi laureati in Medicina e Chirurgia
  • 2007-2010. Guest researcher presso l’Unità di Malattie Infettive, Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano
  • 2010-2015. Fondatore e direttore della GEMIB srl, start-up italiana dedicata alla diagnostica personalizzata e alla ricerca sperimentale
  • È autore/co-autore di numerose comunicazioni e articoli scientifici, di cui 69 pubblicati su riviste internazionali, la maggior parte a elevato impact factor (h-Index: 23, Scopus), di cui due insigniti di premi internazionali (ECEAR, Madrid, 2000; 11th International conference on Human Retrovirology: HTLV and related viruses, San Francisco, CA, 2003)
  • 2017. Editor, “Human T-Lymphotropic Viruses. Methods and Protocols” (Springer 2017)

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Note
1. Pesce A, Casoli C, Schito GC. 1976. Rifampicin-resistant RNA polymerase and NAD transferase activities in coliphage N4 virions. Nature 262:412-4
2. Cocchi F, DeVico AL, Garzino-Demo A, Arya SK, Gallo RC, Lusso P. 1995. Identification of RANTES, MIP-1 alpha, and MIP-1 beta as the major HIV-suppressive factors produced by CD8+ T cells. Science 270:1811-5
3. Casoli C, Vicenzi E, Cimarelli A, Magnani G, Ciancianaini P, Cattaneo E, Dall'Aglio P, Poli G, Bertazzoni U. 2000. HTLV-II down-regulates HIV-1 replication in IL-2-stimulated primary PBMC of coinfected individuals through expression of MIP-1alpha. Blood 95:2760-9
4. Pilotti E, Elviri L, Vicenzi E, Bertazzoni U, Re MC, Allibardi S, Poli G, Casoli C. 2007. Postgenomic up-regulation of CCL3L1 expression in HTLV-2-infected persons curtails HIV-1 replication. Blood 109:1850-6
5. Turci M, Pilotti E, Ronzi P, Magnani G, Boschini A, Parisi SG, Zipeto D, Lisa A, Casoli C, Bertazzoni U. 2006. Coinfection with HIV-1 and human T-Cell lymphotropic virus type II in intravenous drug users is associated with delayed progression to AIDS. J Acquir Immune Defic Syndr 41:100-6
6. Bignami F, Pilotti E, Bertoncelli L, Ronzi P, Gulli M, Marmiroli N, Magnani G, Pinti M, Lopalco L, Mussini C, Ruotolo R, Galli M, Cossarizza A, Casoli C. 2012. Stable changes in CD4+ T lymphocyte miRNA expression after exposure to HIV-1. Blood 119:6259-67
7. Casoli C, Pilotti E, Bertazzoni U. 2007. Molecular and cellular interactions of HIV-1/HTLV coinfection and impact on AIDS progression. AIDS Rev 9:140-9
8. Casoli C, Pilotti E, Bertazzoni U. 2014. Proviral load determination of HTLV-1 and HTLV-2 in patients' peripheral blood mononuclear cells by real-time PCR. Methods Mol Biol 1087:315-23.
9. Casoli C, Re MC, Monari P, Furlini G, Tosi G, Gradozzi C, Dall'Aglio PP, Bertazzoni PP, Accolla RS. 1998. Human T-cell leukemia virus type II directly acts on CD34+ hematopoietic precursors by increasing their survival potential. envelope-associated HLA class II molecules reverse this effect. Blood 91:2296-304
10. Accolla RS, Mazza S, De Lerma Barbaro A, De Maria A, Tosi G. 2002. The HLA class II transcriptional activator blocks the function of HIV-1 Tat and inhibits viral replication. Eur J Immunol 32:2783-91
11. Casoli C, De Lerma Barbaro A, Pilotti E, Bertazzoni U, Tosi G, Accolla RS. 2004. The MHC class II transcriptional activator (CIITA) inhibits HTLV-2 viral replication by blocking the function of the viral transactivator Tax-2. Blood 103:995-1001
12. Tosi G, Pilotti E, Mortara L, De Lerma Barbaro A, Casoli C, Accolla RS. 2006. Inhibition of human T cell leukemia virus type 2 replication by the suppressive action of class II transactivator and nuclear factor Y. Proc Natl Acad Sci U S A 103:12861-6

 

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