Meglio "trasformare conoscenza"

Tempo di lettura: 3 mins

Trasformare conoscenza trasferire tecnologia, a cura di Andrea Bonaccorsi e Massimiano Bucchi, è un dizionario critico delle scienze sociali sulla valorizzazione della conoscenza pubblicato ad aprile 2011 da Marsilio per conto del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali. Il volume raccoglie cinquantotto voci che approfondiscono il tema e si conclude con alcuni capitoli di riflessione critica. Consiglio questo libro a chi è interessato al tema della valorizzazione della conoscenza perché, tra i vari argomenti e approfondimenti, propone un nuovo paradigma che chiama provocatoria conclusione: sostituire l'espressione trasferimento tecnologico con trasformazione produttiva della conoscenza.

Negli ultimi dieci anni in Italia, da qualche anno prima in Europa e ormai da trent'anni in USA, la missione del trasferimento tecnologico è stata inclusa tra quelle delle università e degli enti di ricerca pubblici (EPR). Fino ad allora era la missione principale dei ricercatori delle imprese, dove la ricerca è orientata alle ricadute sulla competitività dei prodotti. La dicotomia fra ricerca pubblica e privata sta proprio qui: nel pubblico la ricerca è una attività per accrescere la conoscenza di un paese, è aperta e favorisce tutte le discipline umanistiche, sociali, scientifiche e tecniche, i suoi risultati sono pubblici; nel privato la ricerca serve per inventare nuove soluzioni tecnologiche, migliorare le prestazioni dei prodotti sul mercato e ridurne i costi di produzione. Storicamente la ricerca pubblica si misura con le pubblicazioni scientifiche mentre quella privata con i brevetti e il know how. La rottura dei questa separazione ha portato alla costituzione dei Technology Transfer Office (TTO) presso le università e gli EPR. I TTO hanno perseguito in questo decennio tre principali missioni: creare la cultura del trasferimento tecnologico nella ricerca pubblica, costituire i portafogli brevetti della ricerca attivando licenze e trasferimenti verso le imprese, generare imprese spin off della ricerca per favorire il trasferimento diretto. Il processo ha funzionato e molti considerano ormai che il trasferimento tecnologico sia la terza missione della ricerca pubblica.

Dieci anni di osservazione del fenomeno (si vedano i rapporti Netval sul sito) mostrano uno dei principali limiti del trasferimento tecnologico (TT): la linearità del processo per come è stato impostato in Italia. Infatti la maggior parte delle strutture che si occupano di TT dal laboratorio al mercato tentano di valorizzare singoli risultati della ricerca. Si consideri un laboratorio di chimica, di fisica, di biologia, di ingegneria o di altre discipline nel quale un gruppo di ricercatori ottenga un risultato scientifico che consenta di inventare una nuova soluzione a un problema tecnico. I ricercatori lo propongono al TTO, si decide di brevettarlo e successivamente di trovare una azienda, in alcuni casi si costituisce uno spin off, a cui "licenziarlo" per portare sul mercato una "innovazione".

Sono pochi i casi in cui questo processo basato sul modello technology push funziona. Il meccanismo è più efficace se si combinano risultati ed esigenze industriali costruendo proposte più complesse e maggiormente orientate alle applicazioni. E' richiesto quindi un ulteriore passaggio che metta insieme più conoscenze derivanti dalla ricerca per costruire una proposta complessa e completa. Non più solo la funzionalizzazione di una molecola, ma anche il processo di sintesi, l'ingegnerizzazione dell'impianto, dei prodotti che la utilizzano, delle applicazioni in settori di mercato. In alcuni ambiti non è più possibile farne a meno. Si pensi alla medicina rigenerativa che produce tessuti ingegnerizzati in cui l'integrazione di biologia, scienza dei materiali, microelettronica, fluidica, calcolo numerico, chimica e ingegneria di processo si integrano per proporre nuove soluzioni. Qui si applica bene il nuovo paradigma della trasformazione produttiva della conoscenza. I risultati della ricerca non si trasferiscono così come sono, pillole di sapere, ma vengono integrati in una proposta nella quale l'ambito applicativo è prevalente.

La proposta è di considerare due momenti: quello della generazione del sapere (ricerca) e della sua trasmissione (insegnamento) che sono fortemente disciplinari per loro natura e per necessità di conoscenza specializzata, e quello della valorizzazione (trasformazione produttiva della conoscenza) che deve essere tematica integrando più discipline. Questo approccio apre nuovi scenari, rompe alcuni schemi categorici e autoreferenziali e apre la ricerca pubblica al mondo reale.

altri articoli

Le notizie di scienza della settimana #107

Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.