L'unione fa la forza delle università

Read time: 3 mins

Nasce in Lombardia U4I, la Fondazione interunivesitaria costituita dalle Università di Bergamo, Milano-Bicocca e Pavia, dedicata alla valorizzazione della ricerca e al trasferimento tecnologico. Presentata lo scorso 11 aprile presso la Fondazione Bassetti a Milano, il progetto è innovativo per il mondo della ricerca italiana: con lo scopo di aumentare la capacità di competizione e di attrazione dei capitali internazionali, la fondazione di diritto privato riunisce oggi 2.000 cervelli, tra docenti e ricercatori, arrivando così a contare circa un quarto delle menti dell'innovazione di tutta la Lombardia.

41 dipartimenti, di cui 14 riconosciuti d'eccellenza dal MIUR; oltre 100 famiglie di brevetti; più di 40 spin off attivi in 8 differenti ambiti: Aerospaziale, Life science e biotecnologia, Agrifood, Materiali, Energia e ambiente, ICT, Industria culturale, Mobilità sostenibile. Una rete di soggetti e differenti ambiti di indagine scientifica che si pone come acceleratore in tutte le fasi dell'innovazione, dalla ricerca fino al brevetto, dall'attivazione di spin off fino al lancio di start up.

University for Innovation (U4I): la fondazione interuniversitaria per il trasferimento tecnologico

Una lavoro di traduzione culturale

Innovation happens when an invention is turned into market value”, così si apre l'homepage di U4I. La missione che si pone la fondazione, infatti, non è solo quella di aprire nuove collaborazioni tra i diversi laboratori e i dipartimenti dei tre atenei, ma soprattutto quello di creare un ponte tra la ricerca di base e il mondo delle imprese. Un lavoro di «traduzione culturale», così come lo ha definito Danilo Porro, prorettore alla valorizzazione della ricerca dell'Università di Milano-Bicocca, parallelo a una ridefinizione della ricerca come innovazione responsabile, orientata a un impatto reale sulla società. Oxford, Cambridge e Israele i modelli più citati.

I modelli di U4I 

Superare la "valle della morte" dell'innovazione

Una delle fasi critiche nel processo di produzione dell'innovazione nel nostro paese è quella definita “la valle della morte”, che separa i risulati della ricerca di base dalle possibili applicazioni. Nel rapporto VQR 2011-2014 dell'ANVUR, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che indaga la terza missione delle università italiane, si evince che oltre la metà degli atenei valutati (34 su 67) nei 4 anni di osservazione non hanno registrato alcuna entrata da brevetti. La produzione di contratti dopo la ricerca di base è molto limitata e il contratto di valorizzazione risulta per molti atenei “un evento casuale, legato alle peculiari e imprevedibili caratteristiche di un singolo brevetto, anziché il frutto di una politica di valorizzazione oculata e pianificata”.

U4I si propone ora di percorrere insieme ai ricercatori “la valle della morte” e colmare questo gap: prima di tutto, con la selezione attraverso call for ideas dei progetti più meritevoli, per poi offrire da subito una rete di collaborazioni con mercato, imprese e agenzie straniere per la valorizzazione delle ricerche.

U4I: valorizzare i brevetti

altri articoli

Una galassia mostruosa

Ricostruzione pittorica della galassia COSMOS-AzTEC-1. Le osservazioni condotte con ALMA hanno permesso di riconoscere la presenza di un massiccio disco galattico già formato e di almeno due addensamenti di gas al di fuori di esso. La struttura, inoltre, è caratterizzata da uno smisurato ritmo di formazione stellare: il tasso con cui vengono prodotte le stelle in quella primordiale galassia è oltre mille volte quello che caratterizza la nostra Via Lattea. Crediti: National Astronomical Observatory of Japan

Grazie al decisivo apporto delle antenne cilene di ALMA, un team di ricercatori ha ottenuto la più dettagliata mappa di una galassia primordiale mai realizzata finora. La galassia dista 12,4 miliardi di anni luce, dunque la stiamo osservando in un’epoca in cui l’Universo non aveva neppure un miliardo e mezzo di anni. Lo studio ha messo in mostra che ci troviamo in presenza di un oggetto davvero insolito, non solo per la sua struttura, piuttosto complessa per un’epoca così primordiale, ma anche per il forsennato ritmo di produzione stellare che lo caratterizza.