fbpx Lingua e segni nella nostra evoluzione | Scienza in rete
Covid-19/

Lingua e segni nella nostra evoluzione

Read time: 1 min

Francesco Pavani, del Center for Mind/Brain Sciences (CIMeC) dell’Università di Trento, è stato uno dei protagonisti del Festival della Scienza di Genova dove si è parlato di linguaggio e cervello umano. Nell'incontro "Segni che lasciano il segno" si è esaminato come, nel corso della nostra evoluzione, diverse forme comunicative si sono succedute. La specie umana ha sviluppato, infatti, la straordinaria abilità di utilizzare rappresentazioni simboliche per comunicare e, allo stesso tempo, la capacità di utilizzare modalità linguistiche diverse, parlate e visive, e di apprenderne di nuove.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

«Robot»: cento anni allo specchio, da Kapec a McEwan

Compie cento anni la parola «robot», formulata per la prima volta dal drammaturgo ceco Karl Capek. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l’uomo, oggi i robot ci invitano invece a ripensarlo: l’ingegneria è la continuazione dell’antropologia con altri mezzi.

Immagine: Pixabay License.

«Rossum inventò l'operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Eliminò tutto quello che non serviva direttamente al lavoro. Insomma, eliminò l'uomo e fabbricò il Robot». Nell’intenzione del suo creatore il robot non è altro che il lavoratore perfetto, un operaio senz’anima.