Covid-19/

La lingua dei segni

Tempo di lettura: 3 mins

Lo scorso 26 luglio la XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati ha licenziato un testo  riguardante la “Lingua dei Segni Italiana” (LIS) che approderà in Aula dopo le vacanze estive. L’Iter della Legge ha già proposto una prima versione, uscita dal Senato, in cui venivano salvaguardati buona parte dei principi base individuati dall’ONU nel dicembre 2006 nella Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

Nel percorso alla Camera invece, il testo del Senato è stato profondamente modificato, tanto da risultare, allo stato dell’arte, gravemente lesivo di alcuni diritti individuati dalla Convenzione ONU. In particolare la LIS viene ricondotta ad una visione antiquata e marginale, analoga a quella di qualche decennio fa in cui era considerata un mero supporto alla comunicazione e non un vettore fondamentale della facoltà linguistica umana, come oggi scientificamente riconosciuto.

Le persone sorde, nel caso questa legge dovesse essere approvata nell’Aula della Camera e poi di nuovo al Senato, verrebbero fortemente penalizzate da questa interpretazione miope della LIS, in quanto risulterebbe messo in discussione il valore identitario che attribuiscono alla loro lingua. Una Lingua infatti determina ed esprime non soltanto la capacità comunicativa delle persone che la utilizzano, ma è in grado di modulare e rappresentare i fattori psicologici alla base della comunicazione e della stessa cognizione. E’ anche attraverso una lingua che idee, emozioni, sensazioni e sentimenti assumono lo spessore della condivisione.

E d’altra parte gli sviluppi scientifici degli ultimi trenta anni descrivono la rilevanza psicologica, pedagogica e neuro-psicologica della LIS. La sua diffusione e studio anche per avanzare le conoscenze delle lingue orali e l’importanza della sua investigazione in svariati ambiti di conoscenza della comunicazione e dello sviluppo umano, con enorme beneficio per la comprensione -ed eventualmente la cura- delle cause di molti deficit cognitivi e comunicativi.

Non è un caso se negli ultimi dieci anni si sono attivati corsi universitari, autonomi o in collaborazione, in varie università italiane e se l’interesse scientifico è crescente come dimostrato dai progetti di ricerca finanziati a livello nazionale ed europeo.

La legge attualmente approvata in Commissione nega questa natura complessa e profonda della LIS, considerandola banalmente uno strumento di supporto dei sordi; ignorando i riferimenti ai corsi universitari, stravolgendo il senso delle attività di ricerca collegate: tutte indirizzate nel solo ambito delle tecnologie bio-mediche, assumendo che l’impiantistica acustica sia la sola prospettiva dentro cui la sordità può trovare soluzione.

Lavorare e progettare di risolvere nel tempo il deficit fisico della sordità non può e non deve ostacolare il percorso e lo sviluppo comunicativo che nel tempo le persone sorde si sono costruite. Quel ponte di collegamento tra una comunità, unita da un deficit fisico, e il resto della società si è dimostrato non solo in grado di contribuire straordinariamente alla realizzazione identitaria delle persone sorde ma ha anche permesso ad udenti e sordi di acquisire conoscenze fondamentali per comprendere alcuni funzionamenti di base della cognizione e delle basi biologiche e neurologiche della comunicazione.

L’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR, che attualmente dirigo, sta contribuendo in prima linea a questa prospettiva ormai da trenta anni con alcuni suoi gruppi di ricerca di grande valenza scientifica internazionale. Anche per questo abbiamo chiesto di essere ascoltati dai Deputati della XII Commissione e abbiamo espresso il nostro parere. Ciononostante, il testo uscito dalla Commissione conserva le inadeguatezze che sopra denunciavo. E’ davvero incomprensibile osservare la distanza tra le acquisizioni di conoscenza più avanzate e aggiornate e gli attori che dovrebbero gestirle e trasformarle in patrimonio comune (i politici).

Una straordinaria frase attribuita al filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein (“I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo”) descrive perfettamente la funzione che una lingua svolge nella nostra esistenza. Auspichiamo che gli spazi che la LIS ha saputo creare alle persone sorde non vengano compressi né compromessi. Quella stessa frase di Wittgenstein rischia di assurgere altrimenti alla paradossale descrizione dei limiti in cui la politica italiana sta restringendo la propria capacità di comprensione del mondo.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Umanesimo dell’altro bit: intervista a Luciano Floridi

Più Lèvinas, meno Heidegger, potrebbe dire Luciano Floridi, intervistato da Cristian Fuschetto. Dopo le rivoluzioni culturali di Copernico, Darwin e Freud, quella di Alan Turing ha privato l'uomo della sua presunta unicità di elaboratore di informazioni, capacità propria sia degli altri animali che delle macchine. Internet ha probabilmente generato molti egomaniaci, ma ci ricorda anche quanto siano importanti le relazioni tra l'io e l'altro.

Immagine: Pixabay License

Internet ha generato un esercito di egomaniaci, dice Jia Tolentino, giovanissima e talentuosa columnist del New Yorker, che in Trick Mirror spiega come l’abitudine a decifrare l’altro da quello che cinguetta su Twitter, posta su Facebook, balla su TikTok o da quello che ascolta su Spotify, alla fine conduca a guardare anche noi stessi attraverso la lente di quello che postiamo, twittiamo, condividiamo, in una narrazione digitale mai interrotta dall’entropia del reale. La rete è diventata il luogo per eccellenza di espressione del sé.