I Lincei per il clima

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Estratto del discorso di Giorgio Parisi sul cambiamento climatico durante l'inaugurazione del'Anno accademico 2019-2020 dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

Il cambiamento climatico è un problema che diventerà sempre più serio nei prossimi anni. È un fatto incontestato che la temperatura media del pianeta è aumentata di oltre un grado in poco più di un secolo. E, nonostante sporadici punti di vista contrari, esiste un vastissimo consenso, sostenuto da amplissima evidenza scientifica, che l’impressionante aumento di temperatura è in larga parte di origine antropica: le attività umane immettono CO2 nell’atmosfera e l’effetto serra risultante riscalda il pianeta. Le prime previsioni quantitative fatte quasi quaranta anni fa sono in buon accordo con le osservazioni; con il passare del tempo le previsioni diventano sempre più precise e la teoria soggiacente sempre più dettagliata. Gli scienziati hanno fatto e stanno facendo il loro lavoro in maniera esemplare: ci sono discussioni accese su quale sia la metodologia migliore da seguire, come stimare le incertezze, ma questo fa parte della normale dinamica scientifica.

Ciascuno di noi non è personalmente in grado di osservare l’aumento medio di temperatura, ma gli effetti su scala planetaria sono sotto gli occhi di tutti. La variazione di temperatura è molto più forte al polo che all’equatore: viene così indebolito il vortice polare. Il vortice polare è fondamentale per il clima: normalmente crea una barriera fra le regioni temperate, dove viviamo noi, ed i freddi polari; mantiene relativamente costanti nel tempo gli scambi di calore fra queste due zone. L'indebolimento del vortice favorisce una più marcata alternanza fra lunghi isolamenti ed intensi scambi termici con le zone polari con conseguenti ondate di caldo o di freddo nelle regioni temperate. Il risultato è un aumento di fenomeni atmosferici estremi e di episodi di forte maltempo di cui tutti siamo testimoni. Può sembrare paradossale, ma anche i periodi di gelo estremo e di nevicate abbondantissime, come quelli che hanno recentemente colpito gli Stati Uniti, sono una conseguenza del riscaldamento globale.

Permettetemi di citare testualmente il rapporto della World Meteorological Organization sul clima dal 2015 al 2019. “Le precipitazioni sono aumentate in alcune regioni e sono diminuite in altre. Le ondate di calore sono state il fenomeno meteorologico più letale, colpendo tutti i continenti e determinando nuovi record di temperatura in molti paesi accompagnati da incendi senza precedenti che si sono verificati in particolare in Europa, Nord America e in altre regioni. L'estate del 2019 ha visto incendi record che si sono estesi alle regioni artiche, stabilendo nuovi record, e incendi diffusi nella foresta pluviale amazzonica. L’aumento di temperatura, combinato con cambiamenti nella distribuzione delle piogge può provocare le condizioni per il propagarsi di incendi che immettono nell’atmosfera ulteriori quantità di CO2, che rafforzano l’effetto serra: una contingenza temibile che può peggiorare le attuali previsioni che già non sono rosee. Possono essere queste le prime avvisaglie di meccanismi che amplificano le cause di riscaldamento con conseguenze difficilmente prevedibili.

Le conseguenze sociali di un forte aumento di temperatura sarebbero impressionanti. Già adesso l’Europa e gli Stati Uniti si stanno trasformando in fortezze con milioni di persone vicino ai confini che aspettano un varco per poter entrare: cosa succederà quando agli attuali migranti si aggiungeranno, molto più numerosi, i migranti climatici in fuga dalla siccità e dalle aree inondate? Già adesso lo stesso rapporto ci informa che “I rischi climatici associati alla variabilità e al cambiamento climatico hanno esacerbato l'insicurezza alimentare in molti luoghi, in particolare in Africa a causa dell'impatto della siccità, che ha aumentato il rischio complessivo di malattie o di morte legate al clima. L'innalzamento delle temperature sulla superficie del mare ha messo in pericolo la vita e gli ecosistemi marini. Le temperature più elevate minacciano di compromettere lo sviluppo a causa degli effetti negativi sul prodotto interno lordo dei paesi in via di sviluppo." Tutta la geografia economica mondiale si sta ridisegnando. Cosa possiamo fare per evitare che questi disastri diventino sempre più drammatici?

La risposta evidente è che dobbiamo immettere meno CO2 nell’atmosfera. Ma passare dal dire al fare è molto più complicato. Trattandosi di un problema planetario si è cercato di affrontarlo con trattati internazionali. L’Accordo di Parigi del 2015, l’ultimo timido passo in questa direzione, non sembra funzionare come sperato: gli Stati Uniti hanno appena fatto i primi passi ufficiali per ritirarsi, quasi tutti gli altri più importanti paesi industriali (tranne l’India) non rispettano gli impegni presi, né vi sono meccanismi per renderli obbligatori.

Come possiamo fare ulteriori passi avanti in attesa dei progressi della diplomazia? Un piccolo paese come la Danimarca si propone di arrivare al 2030 con emissioni pari alla metà di quelle previste dall’accordo di Parigi; l’esempio danese potrebbe essere contagioso se la diminuzione delle emissioni si accompagnasse anche a vantaggi economici. Cosa potrebbe fare l’Italia che, anche se non ha i forti venti danesi, è certamente un paese più ricco in sole e in impianti idroelettrici? Quali sarebbero le conseguenze economiche di una tale decisione sulla nostra industria e sull’agricoltura? Più in generale quali sarebbero i costi e i vantaggi economici per il nostro Paese, tenendo anche conto che una tale politica ridurrebbe significativamente la necessità di importare materie prime e ci metterebbe al sicuro rispetto a possibili improvvisi aumenti dei prezzi? Quali sarebbero le conseguenze occupazionali? In ultima analisi il taglio delle emissioni è un peso o è una opportunità che non dovremmo perdere?

Dobbiamo cercare di trovare la strada giusta e comunicare i progressi fatti fin da adesso, perché anche se non conosciamo quale sia con certezza la strada giusta, ci sono tante strade che sappiamo essere sbagliate.

Persuadere l’opinione pubblica e influenzare le scelte economiche non è affatto facile in un paese in cui si incontrano tante resistenze quando si toccano interessi settoriali. Come convincere la politica della necessità etica di fare piani a lunghissima scadenza e di allontanarsi dal contingente "do ut des" per cui non serve fare niente per i posteri in quanto i posteri non hanno nulla da darci in cambio?
Come Accademia abbiamo il dovere di promuovere una cultura “basata sui fatti” e impedire che si diffonda la pseudoscienza e che si facciano scelte sbagliate. Non basta capire, trovare la strada, ma bisogna riuscire a comunicare, a spiegare non solo i risultati ma anche la metodologia seguita, per poter essere convincenti in maniera duratura.

Mentre ci sono tanti sordi che non vogliono sentire, le nuove generazioni sono molto più interessate e sono un terreno estremamente fertile; diventa sempre più importante coinvolgerle, sia indirettamente tramite i loro insegnanti, sia entrando in contatto diretto con gli studenti. La commissione per l’Ambiente e grandi calamità naturali dell’Accademia dei Lincei, unitamente alla Fondazione Lincei per la Scuola, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, ha organizzato per il 2020 un corso di quattro giornate per studenti delle scuole secondarie di secondo grado e i loro insegnanti dal titolo “I Lincei per il Clima”. Le lezioni verranno anche videoregistrate in maniera professionale, a cura di Rai Cultura, in modo da poter essere utilizzate nelle scuole per rispondere alle sollecitazioni che vengono dal mondo giovanile. Gli argomenti saranno: il clima degli ultimi anni, il clima del passato, la complessità del clima, impatto e rischi. Il corso si concluderà con un’introduzione al problema del “che fare?”, che sarà oggetto di approfondimento nel corso del 2021.

È forse un piccolo passo, ma è un passo avanti.

 

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