Leonardo scienziato polifunzionale

Tempo di lettura: 3 mins
Leonardo Da Vinci, Autoritratto

Leonardo scienziato, di Enrica Battifoglia ed Elisa Buson, è un libro di 130 pagine che ha il pregio di raccontare la vita di Leonardo da una prospettiva non comune. Come si capisce dal sottotitolo: “Macchine, invenzioni e curiosità di un genio normale”. Crediamo di sapere molto su Leonardo da Vinci, orgoglio nazionale, abbiamo visto le sue opere, documentari, film, le sue macchine ricostruite sono sparse in musei e parchi divertimenti di tutta Italia. La figura di Leonardo è così diventata una icona, a suo modo distante: che uomo straordinario, che cervello fuori dal comune.

Le autrici di questo libro invece, attraverso una narrazione puntuale e precisa di episodi significativi e citazioni dei suoi testi più illuminanti, raccontano una storia diversa: non un genio solitario che si è caricato sulle spalle un mondo arretrato e gli ha fatto fare un balzo di secoli ma di un uomo curioso, aperto, capace di collegare concetti, e conoscenze ma anche persone, per ideare nuovi progetti e migliorare gli esistenti. In questo modo i vari capitoli, ciascuno dedicato a uno degli ambiti di studio di Leonardo, scopriamo, o riscopriamo, un Leonardo meno mitico ma più reale: tutto già esisteva, le grandi macchine scenografiche per allietare le feste di corte, i carri da guerra, gli studi di anatomia. A questo Leonardo aggiunge il suo tocco, intuizioni geniali, soluzioni fuori dagli schemi. Soprattutto aggiunge la sua mano, un modo di disegnare e progettare, quello sì, decisamente straordinario: un genio della visualizzazione. “Il disegno, per Leonardo, aveva un potere che andava ben oltre quello della parola”, sostengono le autrici che qui fissano la chiave del suo successo: disegni capaci di rendere leggibili i fenomeni che descrive. Dagli apparati umani alle forme geometriche, tanto che Pacioli, il grande matematico dell’epoca, fa illustrare a Leonardo i suoi concetti geometrici: un successo editoriale.

Poliedri disegnati da Leonardo per la Divina proportione di Luca Pacioli.

Aveva una qualità molto moderna Leonardo: sapeva vedere e  interpretare nei fenomeni le regolarità, i pattern. Ecco un esempio:

Li circoli della rami degli alberi segati mostrano il numero degli anni suoi e quali furono più umidi e più secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza. E così mostrano gli aspetti del mondo dov’essi erano volti; perché più grossi sono a settentrione che a meridio.Straordinario, chiaro, preciso. Altro pregio del libro: aver selezionato tra i testi di Leonardo alcuni passi davvero belli, quasi una mini antologia.

Una delle domande più frequenti con cui si chiude una tipica discussione su Leonardo è: chissà cosa farebbe oggi. Robotica, ingegneria, spazio? Tentano di rispondere in una carrellata di interviste Roberto Cingolani dell'IIT, l'astronauta Luca Parmitano, gli scienziati Elena Cattaneo, Ilaria Capua, Guido Tonelli, Cristiano dal Sasso, l'imprenditrice Diana Bracco. Un filo rosso lega le loro risposte: recuperiamo la sua visione unitaria della scienza e del mondo. 
Leonardo ci pare unico e distante, quasi incomprensibile perché la nostra epoca di saperi parcellizzati è distante dal Rinascimento. Leggendo il libro ci si fa l’idea che Leonardo non avrebbe retto una vita passata a studiare un’unica disciplina, si sarebbe annoiato. Dopo aver capito e progettato una mano robotica l’avrebbe lasciata a metà, non avrebbe nemmeno pubblicato un paper. Forse sarebbe quello che oggi si chiama “un polifunzionale” e farebbe quello che fece a suo tempo: studierebbe come ricollegare i frammenti dei vari saperi cercando di farci vedere e capire i concetti di machine learning, intelligenza artificiale, genetica, entalgement dispiegati all’interno di un grande quadro coerente. Sarebbe di nuovo bellissimo.

altri articoli

L’impatto della cybersecurity sull’economia e la democrazia del Paese: il ruolo della ricerca scientifica

Crediti: Maxpixel. Licenza: CC0

Il capitolo del Libro Bianco dedicato alla cybersecurity, un'emergenza generata da una delle cose più complesse che l'uomo abbia mai creato: il cyberspazio, costituito da un lato dall'unione di migliaia di reti che rendono difficile anche solo avere una fotografia istantanea di chi vi è connesso, e dall’altro da stratificazione di programmi software e protocolli sviluppati negli ultimi quaranta anni.  L’uomo ne è ormai parte integrante e rappresenta la più importante e impredicibile vulnerabilità di questo macrosistema