fbpx Le scienziate raccontate con un gioco: un libro da regalare | Scienza in rete

Le scienziate raccontate con un gioco: un libro bello anche da regalare

Pensato per bambine e bambini, ma in fondo godibile anche per gli adulti, La scienza? Un gioco da ragazze! dà voce a 27 scienziate che raccontano in modo divertente, e anche emozionante, la loro storia. Per ognuna di loro una scheda offre spiegazioni e spunti di approfondimento (libri, film o podcast) sulla materia che hanno studiato, oltre a spazio per la creatività, invitando le piccole lettrici e i piccoli lettori a scrivere o disegnare sul libro stesso, personalizzandolo. In più, insieme al libro ci sono 54 carte per un “memory game” tutto in chiave femminile.

Tempo di lettura: 4 mins

Ipazia, che ha sempre avuto la passione per osservare il cielo notturno. Maria Gaetana Agnesi, che si annoia con le bambole e ama la matematica. Ada Lovelace, che immagina il codice oggi utilizzato per programmare i computer. Mary Anning, che scopre fossili sulle scogliere. Eva Mameli, che parla con le piante ed è la prima donna a ottenere una cattedra di Botanica (oltre che la mamma di Italo Calvino, lo scrittore che ha trasformato la scienza in poesia). E poi naturalmente Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Valentina Tereškova, Katalin Karikò, Samantha Cristoforetti… e tante altre, famose o meno note, sono 27 grandi donne di scienza, che si sono dedicate alle discipline scientifiche con passione e grandi risultati, spesso sfidando e vincendo i pregiudizi del tempo. Molte volte il loro contributo non è stato riconosciuto o è stato sottovalutato e la paternità delle loro scoperte è stata attribuita ai colleghi.
Ognuna di loro parla di sé, della sua vita, dei suoi studi e delle sue scoperte in prima persona. In generale si rivolge direttamente a lettrici e lettori, ma a volte, come Marie Slodowska Curie, scrive una commovente lettera a sua figlia. Oppure, come Margherita Hack, lascia la parola a uno dei suoi gatti.

Un libro non solo da leggere

Tra le 27 scienziate di cui Ilaria Canobbio, biologa, docente all’Università di Pavia, e Cecilia Osera, scientific officer presso l’IFOM, raccontano la storia in La scienza? Un gioco da ragazze! (Univers Edizioni, 2023, 111 pp., 23 euro) ci sono quelle famose e note a tutti, ma anche quelle che meriterebbero di essere conosciute di più, perché hanno dato contributi rimasti in ombra: come Mileva Marić, moglie di Einstein, che collaborò alla elaborazione della teoria della relatività o Rosalind Franklin, che scattò la prima fotografia del DNA. Notizie che potrebbero incuriosire e sorprendere anche qualche adulto.
La scelta delle scienziate spazia nel tempo, da Ipazia a Cristoforetti, e percorre il mondo, includendo anche scienziate cinesi, come Madame Wu e Tu Youyou, e iraniane, come Maryam Mirzakhani. Non è stata dimenticata la biologa considerata la madre del movimento ambientalista, Rachel Carson, autrice di Primavera silenziosa. Il racconto della loro vita di scienziate è accattivante, nella necessaria brevità, anche grazie alle belle illustrazioni di Paolo Francescutto, sintetico, ma chiaro, capace di trasmettere emozioni e di incatenare lettrici e lettori alla pagina. Spesso sono raccontate le difficoltà affrontate e superate, i mancati riconoscimenti, ma anche il sostegno ricevuto da genitori e insegnanti, la stima di colleghe e colleghi, e i risultati ottenuti grazie a determinazione e tenacia.
Molto stimolanti le schede di approfondimento, una per ogni scienziata, proposte per chi vuole appagare maggiori curiosità, che spiegano il significato di parole e concetti un po’ difficili e propongono ulteriori letture o film e podcast, per incoraggiare alla ricerca di altre informazioni: il viaggio attraverso le vite delle scienziate diventa così un viaggio attraverso la scienza stessa, un percorso che consente di scoprire le diverse materie toccate, dalla matematica alla fisica, dalla biologia all’etologia, dall’ingegneria alla farmacologia.
Il libro non è poi solo pensato per essere letto passivamente: nello spazio “Mi piace perché”, che accompagna ogni scheda, le giovani lettrici e i giovani lettori sono invitati ad attivarsi, personalizzando il libro con la loro creatività, scrivendo i loro appunti e le loro riflessioni: e magari disegnando qualcosa nella cornice che compare nella stessa pagina.
Insieme al libro ci sono poi 54 carte per giocare a Memory, da staccare e raccogliere nell'apposita scatoletta montabile di cartone inclusa: per imparare a riconoscere nomi e volti delle scienziate, divertendosi.

Tutto è nato da un gioco sulle scienziate

Come spiegano le due autrici nell’introduzione, il libro nasce da un gioco: un memory game dedicato alle donne scienziate presentato a bambine e bambini durante la Notte Europea dei Ricercatori a Pavia, con l’intento di proporre i nomi e i volti di scienziate che hanno cambiato il mondo e raccontarne contestualmente la biografia e le scoperte.
L’obiettivo era quello di scardinare alcuni preconcetti ancora presenti nella nostra società per cui alle bambine sono preclusi o sconsigliati alcuni percorsi di studio nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics): «Di fatto è pur vero ancora oggi che le differenze di genere nelle materie STEM (r)esistono e sono legate a pregiudizi culturali e sociali: la presenza nelle donne nelle STEM è inferiore a quella dei colleghi maschi a tutti i livelli e più evidente con l’avanzare della carriera. Basti pensare che solo 24 donne hanno ricevuto il Premio Nobel per la Scienza sui 340 assegnati nelle categorie fisica, chimica e medicina». Ne abbiamo parlato da poco anche su Scienza in rete, del resto.
Ecco perché le autrici hanno scelto di raccontare 27 scienziate nel tempo e nello spazio, che rappresentassero tutte le donne che hanno contribuito al progresso nella scienza, di molte delle quali si è purtroppo persa traccia.
L’introduzione si conclude con questo bellissimo augurio, che facciamo anche nostro: «Ci auguriamo che questo libro e questo gioco possano accompagnare le bambine e i bambini tutti i giorni, cullarli nei sogni e ispirarli nelle scelte di vita, perché tutto è possibile, basta crederci fino in fondo. E speriamo che presto, in tutto il mondo, tutte le donne siano libere di poter studiare e realizzare pienamente i propri talenti».


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

L`intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l`accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell`epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento. Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.