Ischia, un condono sbagliato e pericoloso

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Ischia danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto 2017

Immagine dall'alto dei danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto 2017. La scossa più forte, localizzata nel comune di Casamicciola Terme, ha avuto una magnitudo locale pari a 3.6. La condizione che fa di Ischia una delle località più "abusate" d'Italia riguarda un territorio sottoposto a tre diversi tipi di rischio naturale: vulcanico, sismico e idrogeologico. Crediti: Dipartimento Protezione Civile/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

Il condono a Ischia, a valle del terremoto del 21 agosto 2017. Certo, è difficile intervenire sul tema senza sfiorare la politica. E, anche, senza evocare complesse questioni giuridiche. Ma tentiamo un discorso il più possibile scientifico, dove il problema da affrontare e risolvere, nei limiti del possibile, è quello di minimizzare il rischio. Tenendo conto anche della salvaguardia del paesaggio e, più in generale, dell'ambiente. E rispettando il diritto dei cittadini a una casa dignitosa.

Vaste programme, avrebbe detto il generale De Gaulle.

Partiamo dunque dai dati: si calcola che sull'isola esistano tra 25.000 e 30.000 edifici costruiti in difformità più o meno grave che hanno inoltrato una qualche domanda di condono. Case abusive. L'isola conta circa 60.000 abitanti. Dunque gli abusi edilizi sono, in media, più di uno per famiglia!

Esiste anche un complesso e da alcuni decenni interminato iter di richieste di condoni di questi abusi piccoli, medi e grandi sulla base di innumeri leggi e norme: tema che, come promesso, non toccheremo. Se non per dire che questa elusione di responsabilità da parte di chi invece avrebbe dovuto portarlo al termine quell'idea si è trasformata in un invito, neppure tanto indiretto, a continuare business as usual.

Il condono di cui si parla in questi giorni, però, interessa solo tre dei sei comuni dell’isola (Casamicciola, Lacco Ameno e Forio). E solo gli edifici che hanno subito danni. In pratica le case che possono ambire al condono in base alla legge oggi in discussione sono all’incirca 400. Certo queste abitazioni sono solo l’1,4% degli abusi totali. Ma non sono poche. Perché la condizione che fa di Ischia una delle località più "abusate" d'Italia riguarda un territorio sottoposto a tre diversi tipi di rischio naturale: vulcanico, sismico e idrogeologico. Ed è con questi rischi che un approccio scientifico al problema deve misurarsi.

Il primo rischio, quello vulcanico, è in apparenza remoto. L'ultima eruzione del vulcano Ischia risale infatti a oltre sette secoli fa. Il vulcano tuttavia è attivo e nuove esplosioni e/o effusioni potrebbero avvenire in futuro. Non è possibile sapere dove e come avverrà la prossima eruzione. Per cui l'unica prevenzione possibile è quella di allestire sistemi di pronta allerta e di decongestionamento dell'isola. Impresa, quest'ultima, molto difficile, perché il turismo e, in particolare, il turismo di massa sono la principale fonte di reddito per gli ischitani.

L’isola è esposta anche a un notevole rischio idrogeologico. Per la sua orografia e per la natura piuttosto fragile del suo territorio. Anche in tempi recenti, purtroppo, ci sono stati una serie di episodi franosi che hanno ucciso diverse persone e interessato non pochi edifici, anche di tipo residenziale. Con il rischio idrogeologico è urgente confrontarsi, anche perché i cambiamenti globali del clima sembrano rendere più frequenti gli eventi meteorologici estremi e, dunque, le cause scatenanti dei movimenti franosi.

È possibile minimizzare il rischio idrogeologico? Certamente. Ma occorrono operazioni coordinate e determinate. Che prevedano l’elaborazione molto particolareggiata delle aree più esposte. Ove possibile, la messa in sicurezza di queste aree: un’opera difficile, anche perché bisogna tutelare il paesaggio. Ma bisogna anche procedere, nel medio-lungo periodo, ad attuare un piano di decongestione fino a raggiungere l’obiettivo massimo: nessuna casa, nessun edificio nelle aree più a rischio.

Va da sé che questo risultato così ambizioso eppure necessario non debba avvenire d’imperio, con procedure che partono dall’alto. Ma in piena trasparenza, con il consenso dei cittadini interessati cui comunque va assicurata una sistemazione dignitosa. Questo, però, è un compito che attiene alla politica.

L’abusivismo è un fattore che esalta il rischio idrogeologico. Perché chi ha costruito case o altri edifici fuori dalla legalità più di frequente lo ha fatto senza tenerne conto. Ecco perché occorre un ulteriore piano di studio: il censimento delle abitazioni e di altri manufatti nelle aree a rischio. Ed eventualmente l’evacuazione in tempi rapidi delle case più esposte.

C’è, infine, il rischio sismico. Il terremoto dell’agosto 2017 non è il primo che interessa l’isola. Ischia ha una lunga storia sismica: pare che i Greci che vi avevano allestito nell’VIII secolo a.C. la prima colonia del Mediterraneo occidentale se ne siano andati in capo a un secolo proprio a causa dei ricorrenti terremoti e, forse, delle eruzioni vulcaniche. La storia sismica di Ischia è fatta anche di eventi tragici molto più recenti. Molto tristamente famoso è il terremoto che distrusse Casamicciola e colpì duramente anche Lacco Ameno e Forio nel 1883. Vi furono all’incirca 2.500 vittime, tra cui i genitori di Benedetto Croce. Lo stesso filosofo, allora giovane, rimase ferito e restò claudicante per tutta la vita. Ma nell’arco del secolo precedente vi erano stati almeno altri tre terremoti, meno devastanti, ma tutti con il medesimo epicentro, in una zona ampia non più di un chilometro quadrato nella zona nord del comune di Casamicciola e con minore estensione nei comuni di Lacco Ameno e Forio.

Si è trattato sempre di terremoti molto superficiali, con ipocentro minore di due chilometri. Questo spiega perché colpiscano un territorio relativamente piccolo con una forza che la classificazione ordinaria (la magnitudo) non riesce a rendere del tutto. Questo genere di terremoti è tipico delle aree vulcaniche. Ischia è, come abbiamo detto, un’isola vulcanica e, dunque, soggetta a elevato rischio sismico. Ma il rischio non è omogeneamente distribuito. Esiste sull’isola un gradiente di pericolosità, che raggiunge il suo massimo nella zona di Casamicciola che abbiamo già ricordato.

Certo, sarebbe possibile costruire e, dunque, ricostruire anche in questa zona, a patto di utilizzare le tecniche antisismiche più avanzate. Ma logica vorrebbe che in quel chilometro quadrato che la storia ci dice essere ad altissimo rischio sarebbe bene non costruire e, dunque, non ricostruire affatto. Sarebbe opportuno anche decongestionarla del tutto e dedicarla solo e unicamente a un grande parco geofisico, con un’unica attività: la ricerca scientifica. Molti geofisici propongono la realizzazione di un centro di ricerca sui terremoti in aree vulcanica, tema di cui si sa ancora relativamente poco. In altri termini, l’isola avrebbe bisogno di piano organico di risistemazione delle strutture edilizie che dovrebbe tenere conto, in maniera stringente, dei vincoli che abbiamo indicato e, magari, anche di qualcuna delle proposte avanzate.

Sarebbe auspicabile che la politica – a ogni livello, locale, regionale e nazionale – ascoltasse gli scienziati. Quanto al condono previsto per le abitazioni abusive dei terremotati di Ischia, beh: va nella direzione esattamente opposta a quella che indica la comunità scientifica. Il condono crea le premesse per nuovi disastri. Ma, soprattutto, lancia un messaggio sbagliato. Erode la percezione del rischio degli isolani e non solo degli isolani. L’idea che promana dal provvedimento è: non tenete in alcuna considerazione le cassandre scientifiche. Liberi tutti.

P.S. Dichiaro un conflitto di interessi. Io sono nato e abito a Ischia

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Le notizie di scienza della settimana

Sono state rese pubbliche il 5 dicembre scorso tre nuove mappe che mostrano le aree del pianeta più esposte al rischio sismico e quelle che, nel caso di un terremoto, subirebbero i danni maggiori in termini di morti, edifici crollati, danni all'economia (in particolare le tre mappe si riferiscono a hazard, risk ed exposure). A realizzarle, dopo quasi dieci anni di lavoro, è il Global Earthquake Model, un consorzio di università e industrie fondato dall'OCSE con sede a Pavia. Per la prima mappa i ricercatori hanno incorporato oltre 30 modelli nazionali e regionali di attività sismica con l'obbiettivo di calcolare la probabilità che un certo evento sismico con determinate caratteristiche si verifichi in ciascuna zona. Per la seconda hanno svolto un'indagine sui materiali e l'architettura degli edifici, mentre per la terza hanno misurato la distribuzione e la densità delle costruzioni. Nell'immagine i danni provocati dal terremoto del 28 settembre scorso a Petobo, un villaggio a sud della capitale Palu nella provincia centrale dell'isola di Sulawesi, Indonesia. Credit: Devina Andiviaty / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0

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