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Incentivi sì, ma per l'innovazione

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In un recente convegno sull’efficienza energetica il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha fatto delle affermazioni che valgono la pena di essere evidenziate e ricordate: “dobbiamo incentivare tutto quello che si può incentivare in ricerca, innovazione e sviluppo”, “non rappresentano uno spreco di risorse. Possiamo dire però che probabilmente c’è stato uno spreco di risorse legate agli incentivi che hanno privilegiato i consumi finali e non gli investimenti”.

Francamente da un ministro non si può domandare di più, almeno a parole, anche perché lo scandalo degli incentivi al kwh pulito non viene sollevato pressoché da nessuno e quando questo succede si stende rapidamente il massimo silenzio da parte della grande stampa. Purtroppo responsabili di questa lettura del tutto parziale della sostenibilità sono stati e sono tuttora anche i nostri ambientalisti che stanno all’origine di una lettura del tutto “italiota” dello sviluppo sostenibile. Secondo questa “visione” la dimensione economica e la dimensione sociale non esistono, per cui potremo certamente eliminare l’effetto serra ma a vantaggio di una natura priva di umanità o, almeno, di compatrioti. Più concretamente l’affermazione del Ministro Clini sugli sprechi mette sotto accusa la politica che a fronte di un aggravio delle bollette elettriche pagate dai cittadini fornisce le risorse perché qualcuno ci installi un impianto, ad esempio fotovoltaico, comprato all’estero, magari in Germania. Con il che si ottengono vari risultati negativi sia in termini di occupazione sia in termini di sviluppo. Era ed è inevitabile, per correggere la nostra impronta ambientale, una soluzione del genere?. No, certamente. C’erano e ci sono ancora nel nostro paese capacità e competenze che invece di essere sviluppate, agevolate, messe in collegamento, ecc., sono state emarginate ed escluse per lasciare aperte la porta del nostro declino.

Questo caso di cattiva lettura delle opportunità offerte dalla green economy, non è certamente l’unico e, dunque, ben venga un ministro che sembra voler mettere al centro di questa questione il potenziale della ricerca e dell’innovazione senza il quale non avremo né un nuovo né un vecchio sistema di sviluppo.


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Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.