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Homo immortalis. Una vita quasi infinita

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Ernst Mayr, il grande biologo, genetista e storico della scienza, ha scritto che l’evoluzione  pone ormai il nostro destino nelle nostre mani, a loro volta prodotte dall’evoluzione. Forse da una tale riflessione è nato il progetto di questo bel libro, scritto a quattro mani da Giuseppe O. Longo, assai noto come autore di numerosi saggi e opere letterarie in cui gli sviluppi  della tecnologia hanno un ruolo centrale, e Nunzia Bonifati, giornalista e docente universitaria, che già presso lo stesso editore ha pubblicato il saggio filosofico Et voilà i robot: Etica ed estetica nell’era delle macchine. 

Questo volume, ricchissimo di citazioni filosofiche e letterarie, si sviluppa lungo due linee diverse ma collegate tra loro – è questo il tema di fondo dell’intera opera – dall’essere ambedue sviluppi dell’aspirazione all’immortalità germogliata nel cuore e nella mente degli uomini fin dai tempi antichi. Sviluppi che, nel nostro tempo e nel tempo a venire, sono e saranno sempre più legati alla scienza e alla tecnologia, o meglio alla tecnoscienza, che è una delle caratteristiche distintive di questo terzo millennio.

La tecnoscienza contemporanea, pur variegata e complessa, presenta due filoni principali: quello della biologia molecolare e della genetica  e quello dell’intelligenza artificiale e delle neuroscienze. E’ proprio a partire da questa constatazione che il volume presenta, nei  densi capitoli centrali, le due diverse linee lungo le quali l’aspirazione all’immortalità assume, per così dire, uno spessore tecnologico.

Nel capitolo E l’uomo creò l’uomo Nunzia Bonifati si occupa – come il titolo stesso suggerisce -   della ricerca incessante della perfezione fisica ideale, e quindi anche dell’evoluzione del concetto stesso di bellezza, fino a giungere, attraverso l’impiego sempre più esasperato delle tecnologie per plasmare il corpo, alle inquietanti prospettive del post-umano.

Nel capitolo La creatura planetaria, Giuseppe O. Longo riprende e sviluppa con grande ampiezza un tema proposto in alcuni suoi saggi precedenti: quello che immagina appunto la nascita e lo sviluppo di una dimensione cognitiva universale, incorporea e virtuale, caratterizzata da una nuova tipologia di evoluzione, con caratteristiche più lamarckiane che darwiniane.

Il volume è arricchito dall’inserimento di una dimensione letteraria accanto a quella saggistica: al testo si intrecciano infatti alcuni racconti di G.O.Longo. E questo, oltre a rendere più avvincente ed emozionante la lettura, ha anche un effetto inatteso e inquietante: risulta difficile, infatti, stabilire una precisa linea di demarcazione tra la scienza di cui parlano i saggi  e la fantascienza di cui parlano i racconti, unificate come sono dal desiderio che spinge a superare ogni limite fino a realizzare l’antica aspirazione all’immortalità.

Ma la tecnoscienza non può evidentemente realizzare questa aspirazione, così come le ali di Icaro non potevano condurlo verso il Sole. La stessa teoria dell’evoluzione, a cui la nuova evoluzione umana pretende di ispirarsi, ci fa capire quanto la morte sia inestricabilmente parte della vita. E dunque questo libro ci parla di fantasie, di deliri, di follie germogliate dalla rimozione della morte: ce ne parla facendoci volare per un tratto insieme a Icaro, condividendo le sue emozioni e le sue costruzioni immaginarie, prima che si sciolga la cera delle sue ali.


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disegno di molecole allo specchio

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Crediti immagine di copertina: ©Johan Jarnestad/The Royal Swedish Academy of Sciences

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