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Giulio Fanti vs Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci

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Risposta di Giulio Fanti all’articolo di Ernesto Carafoli ed Enrcio Bucci pubblicato su Il Bo Live il 3 agosto 2018

Ringrazio innanzitutto Ernesto Carafoli per le chiacchierate telefoniche costruttive riguardo il tema trattato e per avermi dato spazio ad un commento sull’articolo scritto da a lui in collaborazione con Enrico Bucci il 3 agosto 2018. Riprendo qui commentandole alcune affermazioni ivi riportate che sono in tema con la rubrica “Vero/falso”. Per chiarezza, riporto virgolettato e in corsivo le frasi dell’articolo in discussione.

Vorrei subito fare un commento generale sull’articolo. Mentre viene dichiarato che il caso in esame tratta il problema riguardante l’autenticità o meno della Sindone - autenticità nel senso che la Sindone avvolse il corpo di Gesù Cristo risorto dopo la sua passione e morte in croce - i commenti sembrano invece più indirizzati a chi e come ha svolto tale ricerca all’interno dell’Università patavina piuttosto che addentrarsi nel vivo della discussione scientifica del tema trattato.

Visto l’uditorio a cui è rivolta questa rubrica, si è deciso giustamente con gli Autori di affrontare il problema da un punto di vista puramente scientifico, evitando quindi sconfinamenti in altri campi come quello storico o religioso. Tuttavia non mi sembra che il metodo scientifico sia sempre applicato in modo perfettamente corretto dagli Autori che spesso forniscono affermazioni non sufficientemente documentate ed apparentemente prodotte da preconcetti non propriamente scientifici.

Prima di commentare punto per punto vorrei anche ricordare ai lettori che la nostra decisione di discutere gli argomenti trattati limitatamente al solo campo scientifico, e quindi al solo campo materiale deve escludere a priori elementi legati al campo immateriale e non misurabile con opportuna strumentazione scientifica. Di conseguenza non solo fenomeni legati alla religione come la Risurrezione che non è riproducibile, ma anche percezioni extrasensoriali intese come ipotetici canali di informazione sconosciuti alla scienza o sentimenti intesi come stati d'animo o condizione cognitivo-affettiva, sono da considerarsi fuori tema e quindi da evitare nella trattazione che segue e che spero seguirà nei necessari approfondimenti.

“Si tratta della oramai pluriennale controversia sulla Sacra Sindone: se cioè essa sia realmente il lenzuolo che duemila anni fa ha avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce, o se sia invece un falso costruito ad arte in età medioevale.”

Se, come definito, l’ambito della discussione riguarda il solo campo scientifico, non penso che si debba parlare di una vera e propria controversia. Il compito della scienza infatti sarebbe quello di indagare e di presentare i risultati ottenuti senza volere indirizzare il lettore ad una particolare conclusione. Dato però che la Sindone è la Reliquia più importante della Cristianità, purtroppo spesso le conclusioni dei ricercatori eccedono i puri risultati scientifici arrivando anche a fornire interpretazioni personali; è il caso per esempio dell’articolo Rif. 1 recentemente pubblicato su rivista internazionale.

Mi sembra quindi che il problema riportato qui sopra non sia ben posto. Infatti la scienza potrà difficilmente arrivare a decretare che la Sindone abbia avvolto una certa persona, per di più in un particolare periodo storico; essa potrà invece solo verificare o meno la compatibilità delle evidenze riscontrate sulla Reliquia con le caratteristiche della persona a cui si vuole fare riferimento.

Non sembra poi ben giustificata la dicotomia evidenziata dove si pone il problema come scelta obbligata fra due sole possibilità: o la Sindone ha avvolto il corpo del Risorto, oppure essa è un falso medievale. Non sembra molto scientifico scartare a priori tutte le altre ipotesi possibili come per esempio quella che vede l’attuale Sindone come una copia realizzata nel XX secolo, magari costruita apposta per nascondere un furto clamoroso o un disastro forse dovuto al recente incendio del 1997. Penso che in una discussione scientifica non si debbano accettare posizioni precostituite.

“Non è un caso di ovvio e grande interesse scientifico,...”

Non concordo con questa affermazione perché, come diceva San Giovanni Paolo II (Rif. 2) “La Sindone è provocazione all'intelligenza.” L’immagine corporea ivi impressa, estremamente particolare in tutte le sue caratteristiche microscopiche e macroscopiche (Rif. 3, 4), infatti non è ancora oggi spiegabile e tantomeno riproducibile. Riuscire a comprendere come effettivamente si sia formata quella doppia immagine corporea non credo sia solo una sfida scientifica che continua ad evidenziare la limitatezza della scienza umana nei confronti della realtà fisica che ci circonda, ma credo anche che una migliore comprensione dell’immagine corporea potrebbe produrre interessanti ricadute tecnologiche di non poco conto soprattutto per l’industria tessile e dell’abbigliamento.

“… il professor Giulio Fanti … da un decennio pubblica contributi sperimentali tendenti a dimostrare che la Sindone in realtà risale al tempo di Cristo, in diretto disaccordo con altri contributi sperimentali che la datano invece al 13°-14° secolo della nostra era.”

A parte il fatto che non pubblico contributi sindonici da un decennio, ma da più di due decenni, non mi sembra di avere condotto analisi, mirate all’obiettivo ma studi multidisciplinari ad ampio spettro mirati ad una riduzione delle attuali notevoli lacune scientifiche riguardante il tema in esame.

Dovrebbe poi essere dimostrato il “diretto disaccordo con altri contributi sperimentali che la datano invece al 13°-14°”. Innanzitutto il plurale connesso ai “contributi sperimentali” non mi è chiaro perché mi risulta che esista un solo lavoro sperimentale (Rif. 5), non molto recente, riguardante la datazione medievale. Ci si dimentica poi di citare diversi lavori degli anni successivi (Rif. 6-13) che sono in contrasto con quel risultato e che ne evidenziano anche alcune problematiche metodologiche (Rif. 10, 12), di campionamento (Rif. 6, 7, 10) e di tipo statistico (Rif. 10).

Dovremmo ricordarci a questo proposito che proprio la nostra Università ha finanziato il sottoscritto con progetti di ricerca anche indirizzati a fare luce sulle diverse problematiche riscontrate nella datazione di tessuti di lino. Nel caso Sindone si deve poi considerare una possibile contaminazione prodotta da diverse cause, non ultimi i fattori ambientali (Rif. 12, 13).

Ritornando ancora al commento in riferimento allo scarso interesse scientifico della ricerca, vorrei anche ricordare che ci sono altre università italiane che stanno cercando di mettere a punto metodi di datazione alternativi perché di grande interesse archeologico. Per esempio molti musei sarebbero interessati a datare i loro reperti se i costi non fossero alti come quelli relativi al metodo radiocarbonico.

“Ebbene, proprio in queste settimane uno sviluppo che si può ben definire clamoroso ha imposto una svolta con ogni probabilità definitiva al problema: ne ha appena dato ampia notizia suIl Bo Live Pietro Greco. Si tratta di un articolo che il prof. Fanti ha pubblicato circa un anno fa con 3 collaboratori sulla rivista Plos One, in cui si descrivono sofisticati risultati sperimentali che negherebbero la possibilità che la Sindone sia un falso medioevale. Il clamoroso sviluppo, che risale a qualche settimana, è la decisione di Plos One di ritrattare l’articolo, motivando la decisione con i dubbi della redazione sulla riproducibilità dei risultati descritti, e sulla validità delle conclusioni. Le motivazioni della ritrattazione sono indubbiamente molto pesanti, e il prof. Fanti ed i suoi collaboratori non le hanno accettate, decidendo, come scritto nel comunicato della rivista, “to stand by the results”.”

Anche se la parte riportata in corsivo può apparire molto lunga, ho preferito lasciarla inalterata per non essere criticato di averne alterato il senso. In essa vi trovo affermazioni non molto scientifiche che richiedono almeno qualche approfondimento da parte di chi le ha scritte.

Innanzitutto, la “svolta … definitiva al problema” dovrebbe essere quanto meno opportunamente giustificata con prove scientifiche anche perché un lavoro parallelo (Rif. 14) che arriva a conclusioni analoghe non ha cambiato la sua posizione, probabilmente anche in seguito a probabili attacchi subiti similmente al (Rif. 15).

Se poi arrivassero a ritrattare anche l’altro lavoro che conferma l’avvolgimento nella Sindone di un uomo duramente torturato, rimarrebbero ancora innumerevoli indizi a favore dell’autenticità della Sindone (Rif. 3, 4, 12, 16, 17, 18) tali da non giustificare la conclusione assai semplicistica riportata.

Bollare poi come “definitivo” un risultato scientifico sembra più una conclusione mirata all’obiettivo che una conclusione scientifica vera e propria dove si dovrebbe umilmente ammettere che la scienza è in continua evoluzione e quindi in continua revisione delle teorie accettate. Se infatti la meccanica newtoniana fosse stata realmente definitiva, non potrebbero esistere la teoria della relatività e la meccanica quantistica.

Avrei poi piacere di commentare più in dettaglio, anche in questa sede, le motivazioni della ritrattazione dell’articolo (Rif. 15) che, secondo chi scrive, sono “molto pesanti”, ma che invece secondo gli autori, e non solo, appaiono in gran parte alquanto tendenziose e scientificamente discutibili. Poiché viene riportato nel seguito che “ci siamo trovati in accordo con la maggior parte dei punti sollevati dalla rivista.”, sarebbe bene che tali punti fossero evidenziati e discussi chiaramente, in modo che anche il lettore possa farsi un’idea personale del problema trattato.

Non concordo poi che il lavoro in questione (Rif. 15) neghi “la possibilità che la Sindone sia un falso medioevale”. Il lavoro infatti afferma solamente che la Sindone avvolse il corpo di una persona duramente torturata senza entrare nel problema di quando quest’uomo fu avvolto e senza toccare problematiche riguardante la falsità o meno dell’oggetto sotto analisi. È ovvio tuttavia che non sia facile spiegare come e perché un ipotetico falsario abbia deciso di torturare duramente una persona prima di avvolgerla nella Sindone. E infine ricordiamoci che non si sta toccando ancora il problema di come si sia formata quest’immagine per ora scientificamente impossibile da riprodurre.

“L’opinione che ci siamo formati, avendo letto non solo l’ultimo articolo del prof. Fanti ma praticamente tutto quello che sulla vicenda è stato sinora pubblicato, è che la preponderanza dell’evidenza scientifica raccolta dai vari gruppi porti inevitabilmente a concludere che l’origine della Sindone è medioevale.”

Per potere discutere a questo riguardo, vorrei conoscere che cosa è stato letto di quello che viene definito “praticamente tutto”. Dico questo perché in vent’anni di studi specifici sull’argomento io stesso so di aver letto solo una parte delle svariate migliaia di articoli riguardanti la Sindone. E farsi un’opinione oggettiva sull’argomento non è facile solo leggendo risultati pubblicati da altri perché purtroppo si ha anche a che fare con risultati non molto oggettivi; per fornire un giudizio più attendibile bisognerebbe toccare con mano i campioni sotto analisi e osservare direttamente i risultati ottenuti.

L’affermazione che la “preponderanza dell’evidenza scientifica” conduca“inevitabilmente” a concludere che la Sindone sia di origine medievale mi sembra quantomeno soggettiva e non documentata. Se rimaniamo nel puro ambito scientifico, escludendo quindi i vari aspetti anche storici e religiosi, mi risulta infatti che esista solamente il (Rif. 5) (ampiamente criticato dalla letteratura scientifica) che supporta tale tesi (escludo ovviamente da questa analisi tutta una serie di pubblicazioni che riportano o commentano i risultati pubblicati nel Rif. 5 senza aggiungere alcunché di nuovo dal punto di vista scientifico). Gradirei essere corretto se sbaglio.

“… il prof. Fanti avverte giustamente il rischio che, se non si tiene separato l’aspetto scientifico da quello religioso possono arrivare decisioni orientate, come lui scrive, all’obiettivo, e quindi non scientifiche. Il prof. Fanti non lo dice, ma evidentemente riferisce la considerazione ai “negazionisti” che considerano la Sindone medioevale.”

Non lo dico perché non mi riferisco solo ai cosiddetti “negazionisti”. Nelle centinaia di pubblicazioni lette sull’argomento devo ammettere, per essere oggettivo, che sia i cosiddetti “autenticisti” che i “negazionisti” sono frequentemente orientati all’obiettivo nelle loro affermazioni e soprattutto nelle loro conclusioni. Mi è perfino capitato di leggere qualche lavoro dove vengono deliberatamente ignorate alcune “prove” per meglio arrivare alla conclusione cercata.

“Ma a noi pare ovvio che il caveat riguardi direttamente anche il suo lavoro.”

Mi dispiace leggere un’affermazione simile perché sinceramente io cerco il più possibile di separare gli aspetti scientifici da quelli storico-religiosi o di altro tipo. Se non sono riuscito a farlo mi scuso del fatto involontario ma, in questo caso, vorrei però sapere dove ho sbagliato.

Premetto che nel (Rif. 15) ho dovuto condividere alcune affermazioni con i co-autori e che essi stessi hanno ammesso che qualche frase delle conclusioni potrebbe essere rimodulata, ma mi pare indiscutibile il fatto che sia stata rilevata la presenza di creatinina con ferritina a livello nanoscopico e che questa presenza sia riconducibile ad una persona duramente torturata o quantomeno fortemente debilitata dal punto di vista renale.

“E vorremmo ribadire con chiarezza che, dal punto di vista scientifico, un approccio la cui attività di ricerca sia orientata a dimostrare “verità” accettate per fede, e/o ad invalidare quanto altri hanno dimostrato perché in contrasto con la propria fede, è non solo intrinsecamente sbagliato, ma, appunto, pericoloso.”

Concordo pienamente con l’affermazione riportata sopra. Dato però che sia nelle righe immediatamente precedenti che in quelle successive si fa riferimento al prof. Fanti, ci tengo a precisare che la possibile insinuazione è completamente errata e fuori luogo se riferita a me.

Innanzitutto la Chiesa Cattolica, a cui appartengo, non considera la Sindone una verità di fede e mai ho pensato anche lontanamente di dimostrare scientificamente che la Sindone abbia avvolto il corpo di Gesù Cristo risorto dopo la sua passione morte in croce. Per inciso, la scienza non può dimostrare un fatto come la Risurrezione semplicemente perché questo non è un fenomeno riproducibile.

Ho iniziato a studiare la Sindone negli anni ’90 quando insegnai ai miei studenti di Misure meccaniche e termiche come elaborare immagini tramite sistemi di visione. Fu allora che pensai di cercare di ridurre qualche lacuna sulla conoscenza dell’immagine corporea della Sindone applicando le tecniche innovative che trattavo con gli studenti. Da allora ebbi diverse occasioni di approfondimento scientifico di temi sindonici anche mediante lo studio di micro-campioni fisici; è per questo che ancora oggi continuo le mie ricerche in questo settore. Ricerche che hanno portato frutti interessanti i quali hanno contribuito a ridurre – anche se in piccola parte - la nostra ignoranza sull’Oggetto di indagine.

Ritengo quindi alquanto offensiva l’accusa gratuita di orientare la mia attività di ricerca a invalidare “quanto altri hanno dimostrato perché in contrasto con la propria fede”.

“In realtà, la scelta stessa di un argomento di indagine di interesse minore in ambito prettamente scientifico trova la sua giustificazione solo nel rapporto con il racconto religioso che di esso si fa.”

Sotto un certo aspetto posso ritenere offensiva anche l’accusa gratuita di indagare a livello scientifico un oggetto di “interesse minore”. La ricchissima letteratura scientifica, anche ad alto livello internazionale, dimostra chiaramente che la Sindone non è un oggetto di “interesse minore”. Come riportato sopra, l’interesse tecnico-scientifico è dimostrato anche dal fatto che la scienza e la tecnica del XXI non siano ancora in grado di riprodurre una tale immagine e che un’eventuale messa in luce di tale tecnica potrebbe produrre anche interessanti ricadute a livello industriale. Affermo questo anche dall’esperienza acquisita con il nostro collega prof. Giancarlo Pesavento che qualche anno fa ebbe un contratto di ricerca industriale per analizzare gli effetti dell’applicazione delle scariche corona su tessuti; come è noto una delle ipotesi più attendibili sulla formazione dell’immagine sindonica è proprio connessa all’effetto corona (Rif. 19).

Se, come è stato deciso, la discussione in atto è limitata al campo scientifico del tema in esame, mi chiedo poi perché sia necessario uscire da questo campo considerando anche aspetti relativi all’importanza o meno della ricerca eseguita. Rice Brooks (Rif. 20) afferma che se non si riesce ad attaccare un rivale dal punto di vista scientifico perché più preparato, l’attacco sale a livello personale oppure denigrando il lavoro che quella persona sta facendo; nella frase riportata mi sembra di trovare qualche analogia con questa affermazione.

“Fermo restando che chiunque è naturalmente libero di venerare un’icona, medioevale o no, rimanendo nell’ ambito della sfera religioso-emozionale, resta il fatto che la pretesa di dimostrare “scientificamente” assunti legati alla sfera religioso-emozionale magari decretando l’autenticità di qualche “prova” storica, è un sogno che secoli di filosofia, prima che di epistemologia, hanno dimostrato essere appunto soltanto un sogno:”

La frase mi sembra abbastanza fuori luogo in questa discussione scientifica perché si cerca sconfinare da questo campo, ed ogni sconfinamento è non solo pericoloso, ma anche controproducente.

Se invece questa frase è rivolta direttamente a chi ha eseguito la ricerca in discussione, alludendo che la ha fatta per secondi scopi che esulano il campo scientifico, rigetto l’affermazione gratuita e tendenziosa a chi l’ha scritta perché, non solo nulla ha a che fare col tema scientifico trattato, ma è falsa.

Se poi vengono assegnati alla scienza compiti che non le competono come quello di decretare “l’autenticità di qualche “prova” storica”si rischia di denaturare proprio il metodo scientifico e di ottenere risultati intrinsecamente inaffidabili.

Gradirei approfondire meglio i punti critici evidenziati rimanendo però in un ambito puramente scientifico senza toccare direttamente o indirettamente altre sfere come quelle storiche e religiose. Solo in questo modo anche il lettore non sarà deviato da argomenti paralleli e potrà farsi un’idea più rigorosamente scientifica di quanto sappiamo e di quanto ancora ignoriamo sulla Sindone.

Secondo una mia valutazione basata su più di vent’anni di studi scientifici sull’argomento, se conosciamo il 5% di quello che potremmo conoscere su questa Reliquia, già conosciamo molto. Ecco spiegato anche il mio personale interesse nel continuare le ricerche scientifiche in questo campo multidisciplinare.

Riferimenti bibliografici
1. M. Borrini et al. “A BPA Approach to the Shroud of Turin”, Journal of Forensic Sciences (2018), First published: 10 July 2018, https://doi.org/10.1111/1556-4029.13867
2. Papa Giovanni Paolo II. Omelia pronunciata nel corso della Celebrazione della Parola e Venerazione della Sindone, il 24 maggio 1998 (link).
3. Fanti G. Hypotheses regarding the formation of the body image on the Turin Shroud. A critical compendium. J. of Imaging Sci. Technol., Vol. 55, No.6, p. 060507, 2011.
4. Fanti et al. Microscopic and Macroscopic Characteristics of the Shroud of Turin Image Superficiality, J. of Imaging Sci. Technol., 54 No. 4, p. 040201-1/8, 2010.
3. Damon P.E et al. Radiocarbon dating of the Shroud of Turin. Nature, 337(6208):611–5, 1989.
6. Remi Van Haelst. Radiocarbon dating the Shroud of Turin (pdf).
7. Richard B et al. Summary of Challenges to the Authenticity of the Shroud of Turin, 2007(pdf).
8. Raymond J et al. Dating The Shroud Of Turin: Weighing All The Evidence (pdf)
9. Walsh, Brian, "The 1988 Shroud of Turin Radiocarbon Tests Reconsidered", Proceedings of the 1999 Shroud of Turin International Research Conference, Richmond, Virginia, ©2000 ISBN 0-9706934-0-0 Magisterium Press.
10. Riani M et al. Regression analysis with partially labelled regressors: carbon dating of the Shroud of Turin. Journal of Statistical Computing, Vol. 23, n. 4, pp 551–561, 2013 DOI 10.1007/s11222-012-9329-5 (link).
11. Raymond N ete al. Studies on the radiocarbon sample from the Shroud of Turin, Thermochimica Acta, 425 (1-2)189-194, 2004.
12. Fanti G. et al. The Shroud of Turin – First century After Christ!, Pan Stanford Publishing Pte. Ltd., Singapore, 2015.
13. Giulio Fanti G. et al. "Mechanical ond opto-chemical dating of the Turin Shroud", MATEC Web of Conferences, Volume 36, 2015, Workshop Of Paduan Scientific Analysis on the Shroud (WOPSAS 2015) Article Number 01001, DOI: http://dx.doi.org/10.1051/matecconf/20153601001
14. Laude Jean-Pierre & G. Fanti, “Raman and Energy Dispersive Spectroscopy (EDS) Analyses of a Microsubstance Adhering to a Fiber of the Turin Shroud”, Applied Spectroscopy (2017), Vol. 71(10) 2313–2324 DOI: 10.1177/0003702817715291
15. Carlino E et al. “Atomic resolution studies detect new biologic evidences on the Turin Shroud”, PlosOne, PLoS ONE 12(6) (2017): e0180487, https://doi.org/10.1371/journal.pone.0180487
16-17. Jackson J. The Shroud of Turin - A Critical Summary of Observations, Data and Hypotheses. Version 4.0, 2017 (pdf) (accessed August 2, 2018).
18. Schwalbe LA et al. Physics and chemistry of the Shroud of Turin, a summary of the 1978 investigation, Analytica Chimica Acta, Vol. 135, 1982, pp. 3-49.
19. Fanti G. “Can a Corona Discharge Explain the Body Image of the Turin Shroud?”, Journal of Imaging Science and Technology, Vol. 54, No. 2, March/April 2010, p.020508-1/10.
20. Rice Brooks, “Dio non è morto”, Dominus Production Firenze 2016.


Risposta di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci

Ci corre l’obbligo di fare il punto sulle affermazioni del prof. Fanti nella risposta piuttosto piccata al nostro commento iniziale sulla ritrattazione del suo articolo (https://ilbolive.unipd.it/it/news/vero-falso-sindone-torino). La risposta contiene alcuni argomenti interessanti, insieme ad estrapolazioni che talvolta non colgono il senso di quanto avevamo scritto e su cui non ci dilungheremo oltre, perché, come abbiamo scritto, non ci interessano le liti da cortile – il lettore, tornando al nostro testo originale, potrà farsi infatti un’idea. Tra le contro-argomentazioni più meritevoli di risposta che il Prof. Fanti porta, una in particolare merita un approfondimento: è l’affermazione che l’indagine sindonologica non sarebbe un argomento di minore interesse scientifico, come dimostrabile dalle potenziali ricadute industriali che tali studi potrebbero avere e dal fatto che la scienza a suo dire ancora non riesce a spiegare la formazione dell’immagine sul telo di lino. A parte il fatto che nella sua risposta il Prof Fanti stesso afferma che nessuno si sarebbe interessato alla sindone se avesse avvolto, anziché il corpo di Cristo , quello di Tutankhamen, ci sembrano del tutto plausibili i dubbi sull’affermazione che lo studio della sindone, e proprio della sindone, sia indispensabile per produrre avanzamenti nel settore della tecnologia tessile. La questione è se avanzamenti del settore pur grandi – pensiamo per esempio all’industria della seta in epoca storica, o ai telai meccanici nella rivoluzione industriale – abbiano poi effettivamente prodotto avanzamenti scientifici di rilievo. A noi sembra adddirittura bizzarro pensare che un’ ipotetica rivoluzione del settore tessile possa derivare dagli studi sindonologici (e non per esempio dallo studio di qualsiasi altro tessuto), ma soprattutto non riteniamo che una tale rivoluzione avrebbe quell’impatto rivoluzionario sulla conoscenza scientifica che il Prof. Fanti sembra suggerire; e dunque questo ci sembra un pessimo argomento a sostegno della rilevanza scientifica dell’argomento di studio. Per quanto riguarda la seconda argomentazione che il collega adduce per questo interesse, vale a dire la difficoltà nel riprodurre l’immagine sindonica, anche in questo caso l’argomento ci sembra molto debole: si può infatti prevedere facilmente che qualunque riproduzione moderna sarebbe accusata di essere per qualche verso diversa dall’originale, ma, soprattutto, non sarebbe mai possibile affermare che la metodologia usata sia l’originale, perché anche se il risultato fosse indistinguibile, il fatto stesso di non essere stati presenti alla produzione del manufatto implica che non vi possa essere prova che una data procedura sia quella effettivamente usata dal creatore della sindone. Dunque, la riproduzione della sindone è un gioco a soluzione impossibile per costruzione; tuttavia, e questo è per noi il punto cruciale, qualora si raggiungesse un accordo sul modo in cui l’immagine fu formata, in che modo questa informazione potrebbe avere quel peso scientifico che il Prof. Fanti vorrebbe che avesse, se non nell’unico caso cui egli fra le righe si riferisce – cioè la formazione attraverso un evento che esula completamente dalla scienza e sconfina nel miracolo? Proprio per evitare di far ricorso a questa estrema ipotesi – che evidentemente è indigesta – egli nei suoi scritti invoca eventi non soprannaturali, ma semplicemente molto fantasiosi, che avrebbero un doppio vantaggio: spiegare in una la presunta alterazione della datazione al radiocarbonio e allo stesso tempo la formazione dell’immagine sindonica. Ricordiamo per esempio i “raggi X e gamma collimati legati alla nascita di supernovae ed ipernovae che penetrano l’atmosfera terrestre” suggeriti dal Prof. Fanti, ma anche tutte le diavolerie indicate da altri autori, quali “l’effetto corona”, terremoti locai con reazioni “piezonucleari”, radiazioni varie e specialmente laser ad alta intensità, reazioni tra materia e antimateria. Solo ammettendo uno di questi eventi eccezionali e descritti così vagamente nel loro meccanismo – in fin dei conti non sarebbero troppo diversi da un miracolo tradizionale - si può giustificare l’idea di una rivoluzione scientifica che possa scaturire dagli studi sindonici; ed infatti, il Prof.Fanti dedica i suoi sforzi non solo alla Sindone di Torino, ma anche a manufatti più recenti e molto più dubbi, quali un fazzoletto su cui sarebbe impressa la doppia immagine del Cristo e di San Padre Pio – ed anche qui le affermazioni del nostro per affermare che il fazzoletto non può essere stato prodotto da mano umana si sprecano.

In un campo così ricco di inverosimili spiegazioni straordinarie, peraltro non supportate dalle indispensabili evidenze , non fa quindi meraviglia se di tanto in tanto qualche pubblicazione sul tema finisca per essere ritrattata per aver troppo tirato la corda, o perché si scopra, come nel conclamato caso di frode scientifica dello “scienziato” Russo” (vedi il Dossier Kouznetsov pubblicato sul sito del CICAP) che aveva approfittato dell’argomento per pubblicare qualche lavoro fabbricando dati, analisi e persino affiliazioni e bibliografia. In realtà, più che l’interesse scientifico, il proliferare di argomentazioni per spiegare la formazione “acheropita”di immagini su lenzuola e fazzoletti sembra mossa dal disperato tentativo, tipico della pseudoscienza, di trovare argomentazioni ad-hoc per negare un fatto in contraddizione con la propria visione del mondo, e cioè per non accettare che la fabbricazione di reliquie è stato un fenomeno estremamente diffuso e molto ben radicato in determinate epoche storiche, con strascichi che arrivano fino ad oggi. Contrariamente al primo, questo sembra invece un argomento molto interessante, se non altro dal punto di vista delle scienze storiche, come a nostro parere hanno ben illustrato in questa rubrica Andrea Nicolotti e Francesco Veronese; lo studio del significato politico, economico ed in definitiva umano delle reliquie è un argomento affascinante, perché serve a capire come sia stato possibile in concreto utilizzare l’oggetto di devozione per ordinare, dirigere e plasmare una società nel suo complesso, creando al contempo ricchezza per una élite dominante in grado di gestire al meglio il sentimento popolare. L’animale uomo, per quel che ne sappiamo, è l’unico in grado di legare senso e significato spirituale ad oggetti materiali, naturali o manufatti; e sarebbe interessante studiare , da un punto di vista cognitivo ed evolutivo, quali siano la ragione ed il meccanismo alla base di una simile capacità, posto che essa non è comune ad altre specie.

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