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Fermiamo lo spot di Almo Nature

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Il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, insieme a numerosi altri ricercatori italiani, ha chiesto all’Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, organismo preposto al controllo della comunicazione commerciale, di sospendere la pubblicità televisiva dell'azienda Almo Nature, trasmessa ogni sera sui maggiori canali televisivi italiani.
Secondo i componenti del Gruppo 2003, la pubblicità che ha come protagonista una scimmia con la catena al collo dietro le sbarre e che senza giri di parole definisce la sperimentazione scientifica sugli animali "crudele" e "un delitto senza firma",  viola gravemente il Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale in particolare con riferimento all’art. 14: “È vietata ogni denigrazione delle attività, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati”.

Il messaggio dello spot definisce la Sperimentazione sugli Animali “crudeltà” e “un delitto senza firma”.
Occorre ricordare che la sperimentazione sugli animali costituisce un passaggio che il 95% dei ricercatori mondiali ritiene indispensabile alla ricerca biomedica, che la stessa è prevista dalle normative attuali (e addirittura obbligatoria prima di immettere un farmaco in commercio). Definire questa attività “crudele” e “un delitto” lede gravemente l’onorabilità e la dignità delle decine di migliaia di ricercatori italiani quotidianamente impegnati nella lotta a gravi malattie tra cui il cancro, la SLA, le leucemie infantili, le malattie genetiche, l’HIV, e molte altre.
E’ sicuramente denigratorio e probabilmente anche diffamatorio chiamare “crudeltà” una parte purtroppo necessaria dell’attività di questi ricercatori, così come è diffamatorio definire “un delitto” una attività svolta nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e sotto il rigoroso controllo delle autorità e volta, peraltro, a una indubbia finalità sociale quale è la salute pubblica.

Inoltre lo spot viola altri articoli del Codice:
- L’art. 1 (“La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta”), laddove viene rappresentato graficamente un primate (una scimmia) con la catena al collo e dietro le sbarre. La rappresentazione è ingannevole per due motivi: - induce nel pubblico l’informazione che questo sia il modo di trattamento degli animali nei laboratori, modalità che invece è ovviamente in netto contrasto con le regole previste per legge (cfr. “direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010 , sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, articolo 33),- induce a credere che gli animali da laboratorio siano solo primati, quando il 94% sono topi;
- L’art. 2 (“deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori”), laddove con la stessa raffigurazione sopra descritta si suggerisce (con una palese iperbole) che la pratica dell’incatenamento sia “usuale” (anche se illegale) nei laboratori;
- L’art. 8 (“La comunicazione commerciale deve evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate, della paura”), laddove il messaggio richiama una scena che fa parte dell’immaginario collettivo di presunte “torture” ai danni degli animali nei laboratori, torture che (per legge) non possono avvenire; e suggerisce dunque l’esistenza di una “emergenza” da temere.
- L’art. 9 (Violenza), in quanto viene rappresentata una pratica violenta (mettere la catena al collo) per fare leva sull’emotività del pubblico;
- L’art. 10 (Convinzioni morali): in quanto viene suggerito che chi è nella convinzione morale (peraltro condivisa dalle leggi e dalla Costituzione italiana) secondo cui la vita umana prevale su quella animale viene indirettamente definito “crudele” svilendone la dignità, laddove l’uso di animali da macello da parte della stessa azienda pubblicizzata per nutrire altri animali non viene neppure nominato;
- L’art.12 (salute e sicurezza): Laddove viene indirettamente demonizzata la ricerca biomedica con l’effetto di dare spazio a terapie pseudoscientifiche o a sistemi di cura non validati dalla sanità pubblica, esponendo a rischio la salute di malati che ingenuamente credessero al messaggio segnalato;
- L’art.46 punto “a”, in quanto l’immagine e il testo sono palesemente volti a causare un grave turbamento emotivo dell’ascoltatore, con particolare riferimento ai minori - L’art. 46 punto “b”, in quanto viene sostenuto che una “crudeltà” e un “delitto” possono essere fermati aderendo alla campagna, e se la sperimentazione animale fosse un “delitto” (ossia, ad litteram, un atto contrario al codice penale) chi non si adoperasse per fermarlo ne sarebbe complice - L’art. 46 punto “c”, in quanto presenta in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale. Il numero di animali utilizzati per la ricerca scientifica in Italia è infatti meno dell’1% di quello degli animali utilizzati per l’industria alimentare, ivi compresa l’industria dell’alimentazione non umana di cui la stessa Almo Nature fa parte.


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