fbpx Di cosa si parla, quando si parla di leggi razziali in Italia? | Scienza in rete

Di cosa si parla, quando si parla di leggi razziali in Italia?

Tempo di lettura: 17 mins

Razzismo e antisemitismo non furono una tardiva concessione dell'Italia fascista all'alleato nazista, ma il frutto di una convinta ideologia sorretta dal delirante Manifesto degli scienziati razzisti, che sfociò nelle leggi razziali in Italia, rimaste in vigore per sette anni e causa di ostracismo, discriminazione e morte di una moltitudine di nostri concittadini.

Nessuna storia saprà raccontare ciò che uomini e donne hanno vissuto quotidianamente con il conseguente peso d'angoscia, di umiliazione e di miseria. Certamente è questo il debito che si deve pagare, che è stato pagato, in tutte le guerre e di cui molti hanno sofferto. Ma nel nostro caso, ciò è avvenuto in attuazione di leggi e regolamenti discriminatori che hanno violentemente isolato una parte della nostra popolazione per il solo fatto della loro nascita. È questa una vicenda senza precedenti, che non deve mai più accadere; che non accadrà se ciascuno di noi, da oggi, non legittimerà in nessun modo la violazione dei diritti umani che devono essere a fondamento della società e delle leggi del nostro paese

Con queste parole, nel 2001, Tina Anselmi introdusse il Rapporto generale della commissione da lei presieduta e insediata tre anni prima dal governo italiano, in conformità ad analoghe iniziative internazionali, "per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati" prima e dopo l'8 settembre 1943, durante il ventennio del regime fascista e durante la Repubblica di Salò, dalle autorità italiane e da quelle tedesche.

La Commissione Anselmi è stata l'ultimo l'atto istituzionale riguardante le leggi razziali, che hanno inferto un insulto alla civiltà non emendabile con prese di distanza soltanto formali quando non prendono le mosse dall'ammissione che il sacrificio della vita di un numero intollerabile di innocenti fu il prodotto dell'ideologia razzista di un governo totalitario e non di un lapsus del legislatore o dell'ingrata necessità di compiacere gli alleati tedeschi.

Gli ebrei in Italia prima del fascismo

La vulgata delle leggi razziali come imposizione dell'alleato nazionalsocialista e di un antisemitismo fascista come dovuto solo alla ragion politica è stata in parte alimentata dal particolare contesto storico italiano. Infatti, diversamente che nella Francia della Restaurazione e in Germania, dove esse andavano peggiorando (vedi il caso Dreyfus), nel territorio italiano del XIX secolo le sorti dei cittadini di religione ebraica erano migliorate, sull'onda dell'occupazione napoleonica e del pensiero di Carlo Cattaneo, Vincenzo Gioberti, Niccolò Tommaseo e Roberto Taparelli D’Azeglio. Lo Statuto albertino del 29 marzo 1848 aveva proclamato l’uguaglianza di tutti i cittadini “... gli israeliti regnicoli godranno, dalla data del presente, di tutti i diritti civili e delle facoltà di conseguire i gradi accademici” e, in seguito, la legge sull’Emancipazione fu estesa a tutto il Regno d’Italia.

Alla liberalizzazione legislativa si era accompagnata la piena identificazione degli israeliti con la nazione italiana, che venne rafforzata dalla partecipazione ebraica al Risorgimento: si ricordi, a titolo di esempio, che nel 1852 Cavour nominò suo segretario Isacco Artom e direttore de L’Opinione Giacomo Dina, che nel 1859 il Governo provvisorio di Toscana ebbe per ministro delle Finanze Sansone D’Ancona, che il IX Reggimento di artiglieria che nel 1870 aprì a cannonate la breccia a Porta Pia era comandato da Giacomo Segre e, infine, che Mazzini trascorse gli ultimi giorni della sua vita a Pisa, nella casa dell’amico Nathan Rosselli. Altrettanto rilevante fu la partecipazione israelitica alla Grande Guerra: Mussolini stesso onorava pubblicamente l'eroica morte sull’altipiano di Asiago nel 1918 del figlio diciassettenne di Margherita Sarfatti, anche dopo il licenziamento di lei dal suo talamo e dalla redazione del Popolo d’Italia.

Mussolini razzista obtorto collo?

Ad accreditare la versione di un fascismo antisemita obtorto collo, vengono citate alcune dichiarazioni dello stesso duce, come quelle del 1932 al giornalista Emil Ludwig (nato Emil Cohn a Breslavia) riportate nel libro Colloqui con Mussolini:

... non credo a queste sciocchezze di antisemitismo. Fò quel che fò per una ragione affatto politica... Non esiste più una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza di una nazione. Razza: questo è un sentimento, non una realtà; il 95% è un sentimento. Io non crederò che si possa provare biologicamente che in una razza germanica sono per combinazione tutti germanici... Una cosa simile da noi non succederà mai. L'orgoglio nazionale non ha affatto bisogno di deliri di razza

Anche un testo scolastico del 1934 ribadiva:

Mussolini, logico custode della razza, sa contemperare ai fini della natura i limiti della difesa etnica dell’Italia, consapevole dell’utilità degli incroci, che Egli, con la bonifica integrale, favorisce. Invece è condannevole l’ossessione razzista che porta verso la decadenza fatalmente e determina vere forme di delirio di follia addirittura di razza che va al di là di qualsiasi nazionalismo... E si sconfina e si esagera fino ad arrivare alle persecuzioni cieche... fondando sui caratteri morfologici l’insana pretesa del diritto di predominio di una razza su tutte le altre genti
(Ferdinando De Napoli, Da Malthus a Mussolini. Cappelli, Bologna, 1934)

Sempre nel 1934, Mussolini, constatando che i nazisti erano irremovibili nella loro "stupida crociata" antisemita, pur giustificandoli per via della "forsennata propaganda disfattista democratoide" degli ebrei, assicurava: «S’intende che di qui alla cacciata e al campo di concentramento, c’è una grossa distanza... Io farò di tutto per non chiudere le porte di casa a nessuno...».

Il razzismo originario del fascismo

Oggi, gli storici sono più propensi a credere che queste dichiarazioni di Mussolini fossero solo funzionali a tranquillizzare la platea interna e internazionale: infatti, egli "capovolse" a breve distanza di tempo il proprio pensiero, rivendicando di aver espresso un razzismo originario già nel discorso pronunciato nell'aprile 1921 al teatro comunale di Bologna, in occasione del primo convegno dei fasci dell’Emilia Romagna: «Come è nato questo fascismo?...È nato da un profondo, perenne bisogno di questa stirpe ariana e mediterranea che ad un dato momento si è sentita minacciata nelle ragioni essenziali dell’esistenza».

Il manifesto degli scienziati razzisti

Intanto, la propaganda antiebraica giocava le sue carte, in via non istituzionale, su libri e riviste e perfino con la ristampa, nel 1937, per i tipi di Giovanni Preziosi, del già smascherato falso Protocollo dei Savi Anziani di Sion, corredata da una prefazione di Julius Evola. I provvedimenti di legge furono preceduti dalla loro giustificazione "scientifica": il 14 luglio 1938, venne pubblicato sul Giornale d'Italia, sotto l’egida del Ministero della cultura, il Manifesto degli scienziati razzisti, in cui i numerosi docenti universitari che lo sottoscrissero sancirono il concetto di razza come puramente biologico: il Manifesto affermava l'esistenza delle razze umane, divise in grandi razze e piccole (i sottogruppi), negava qualsiasi origine africana dell'umanità e correlazione tra i popoli mediterranei e, infine, decretava che gli ebrei non appartenevano alla razza italiana. Poiché una pura razza italiana esisteva ed era prevalentemente ariana e scevra da contaminazioni significative, essendo l'ultima grande invasione quella longobarda - concludeva l'appello - era tempo per gli italiani di proclamarsi francamente razzisti, in difesa dei loro caratteri fisici e psicologici.

Nell'agosto del 1938, a Trieste, Mussolini dichiarando che «nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale: anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie» definì poveri deficienti quelli che pensavano che la questione razziale uscisse dal nulla per compiacere Hitler. Il problema razziale era da considerarsi

... in relazione con la conquista dell’impero, poiché gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono con il prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è, dunque, che un aspetto di questo fenomeno...l’ebraismo mondiale è stato...un nemico inconciliabile del fascismo...tuttavia gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibili meriti militari o civili nei confronti dell’Italia e del regime, troveranno comprensione e giustizia; quanto agli altri si seguirà, nei loro confronti, una politica di separazione

Censimento degli ebrei, prodromo della persecuzione

Sempre in agosto, il regime ordinò un censimento degli ebrei; che lo scopo non fosse conoscitivo bensì preliminare a un piano d'intervento era insito nel fatto che nessun altro gruppo di cittadini era coinvolto e che gli incaricati dovevano registrare le eventuali benemerenze belliche o l'iscrizione al partito fascista dei censiti. Il riquadro in appendice a questo articolo ripercorre la road map dell'antisemitismo fascista attraverso i principali documenti legislativi: il 5 settembre del 1938, un regio decreto firmato dal ministro Bottai fece dell'Italia la prima nazione al mondo a espellere le "persone di razza ebraica" dalle scuole di ogni ordine e grado, sia in qualità di discenti sia in qualità di docenti (la Germania, che pure aveva emanato nel 1935 le leggi di Norimberga, avrebbe introdotto il provvedimento analogo con gradualità solo due mesi dopo). La volontà di costruire una scuola fascista, in stretta collaborazione (i Patti Lateranensi sono del 1929) con la chiesa cattolica, nella quale resisteva un antigiudaismo basato sull'avversione per il popolo deicida, spazzò via ogni precedente concessione all'emancipazione degli altri culti nazionali (Enzo Collotti. Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia. Laterza, Bari, 2003). Il 7 settembre, un regio decreto legge espelleva dai territori del regno e delle colonie gli ebrei stranieri (che in circa 10.000 avevano cercato rifugio in Italia dalle persecuzioni naziste).

Le leggi razziali

Infine, nel novembre 1938, venne approvata all'unanimità dalla Camera e a grande maggioranza dal Senato e controfirmata dal re Vittorio Emanuele III la legge 1728, Provvedimenti per la difesa della razza italiana. Il testo precisava che deve essere definito ebreo chi nasce da genitori che lo sono entrambi o da un ebreo e da una straniera o da un solo genitore ebreo osservante; non è ebreo chi, nato da un matrimonio misto, professi altra religione. La questione della definizione dell'ebraismo per sangue o per fede risale addirittura alla Sentencia-Estatuto di Toledo del 1449, che dichiarò il primo criterio prevalente sul secondo, condannando all'espulsione i marrani per tutelare la limpieza de sangre. Al primo apparire dei provvedimenti razziali, gli ebrei battezzati o con benemerenze militari o fasciste furono "discriminati" (nel senso di "esonerati dalle proibizioni"); non può, a questo proposito, sfuggire la nota di spiccata "italianità" della legge integrativa N. 1024 del 13 luglio 1939 - XVII, che assegnava al Ministro dell'Interno la facoltà di dichiarare chicchessia non appartenente alla razza ebraica, «anche in difformità con le risultanze degli atti dello stato civile», con decreto immotivato e insindacabile.

Il giro di vite nella Repubblica di Salò

Più tardi e, in special modo, con la Repubblica di Salò, i "discriminati" furono perseguitati come gli altri ebrei. In seguito ai provvedimenti per la difesa della razza italiana, gli ebrei non poterono più essere iscritti al partito fascista, con tutte le conseguenti limitazioni, prestare servizio militare, possedere imprese o terreni, telefoni e radio ed era loro proibito di avere collaboratori domestici ariani e di frequentare scuole pubbliche. Furono previste, a spese dello stato, l'istituzione di sezioni speciali di scuola elementare, anche con insegnanti ebrei, nelle località in cui i bambini ebrei fossero più di dieci e l'apertura di scuole da parte delle comunità israelitiche, a loro cura e spesa, con programmi e libri di testo uguali a quelli delle scuole statali. Furono vietati i matrimoni misti in generale. Era già stato proibito il cosiddetto “madamato” o elevazione dell'indigena, cioè la consuetudine per un colono bianco di mantenere una serva locale con funzioni di concubina (la mai abbastanza esecrata condotta del "padre del giornalismo italiano" Indro Montanelli era, dunque, illegale, oltre che immorale). Con le nuove leggi, i cittadini di razza ariana non potevano più contrarre matrimonio con persone di altra razza, pena la sua nullità. La legge integrativa n. 1054 del 29/06/39 vietava agli ebrei i lavori di notaio e di giornalista e consentiva l’esercizio di tutte le altre professioni liberali, previa iscrizione in apposite appendici degli albi, a favore dei soli correligionari.

Il 9 febbraio 1940, Mussolini ratificò all'Unione delle comunità israelitiche italiane l'ingiunzione di espulsione: per la maggior parte degli ebrei che restarono in Italia per la difficoltà di emigrare, era in serbo la persecuzione. Fino al 1943, le conseguenze per gli ebrei della legislazione razzista furono più blande in Italia che in Germania: in parte per un fattore storico-ambientale (l'alto grado d'integrazione e di assimilazione degli ebrei italiani) e, in parte, per l'esigua consistenza numerica delle comunità ebraiche, le città italiane non hanno visto roghi di sinagoghe o stelle gialle affisse sui cappotti.

Con la resa agli alleati decadono le leggi razziali, ma proseguono le persecuzioni con la Repubblica sociale

Tuttavia, dopo l'arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943, il governo Badoglio non abrogò subito le leggi razziali, con la giustificazione che la guerra continuava al fianco della Germania e, dopo l'8 settembre, la Repubblica di Salò affiancò efficacemente i nazisti nel micidiale "colpo di coda" dello sterminio anche fornendo i candidati alla deportazione dalle liste dei censiti e dei denunciati come "appartenenti alla razza ebraica". L'elaborazione dei testi abrogativi cominciò solo dopo che l'armistizio di Malta (Instrument of surrender of Italy) siglato il 29 settembre 1943 a bordo di una corazzata britannica dal generale Eisenhower per gli alleati e dal maresciallo Badoglio per il Regno d'Italia, aveva incluso tra le disposizioni della resa senza condizioni (arresto e consegna di Mussolini, scioglimento di tutti gli apparati fascisti, pagamento di indennizzi decisi dalle Nazioni unite) la richiesta, nell'art 31, che tutte le leggi italiane che implicavano discriminazioni di razza, colore, fede od opinione politica fossero abrogate e che le persone detenute per tali ragioni fossero liberate.

Nel frattempo, però, i rastrellamenti di ebrei continuavano (è del 16 ottobre quello del ghetto di Roma) e la Repubblica Sociale, nel suo piano programmatico (il cosiddetto "manifesto di Verona" del 14 novembre 1943) qualificava gli appartenenti alla "razza ebraica" in generale come stranieri e, durante la guerra, come nemici. Come precisa Michele Sarfatti, studioso del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC,

la persecuzione antiebraica in Europa e in Italia negli anni trenta-quaranta del Novecento fu composta da due fasi, che in Italia denominiamo "persecuzione dei diritti degli ebrei" e "persecuzione delle vite degli ebrei". Queste due fasi ebbero luogo in ciascun Paese che attuò una politica antisemita, compresa la Germania nazista, ma sempre con cronologia e intensità diverse. L’Italia fascista è l’unico Paese nel quale esse furono nettamente separate. La prima fase (la persecuzione dei diritti) si svolse dall’estate 1938 all’estate 1943 sotto il Regno d’Italia, la seconda fase (la persecuzione delle vite) dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 sotto l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana
(Michele Sarfatti. La Shoah in Italia: storia, consapevolezza, educazione. European Symposium “Establishing a European Teaching Network on Shoah Education”, Roma 15 dicembre 2014)

I militi repubblichini non ignoravano la conseguenza della loro azione di polizia visto che

la prima tradotta ferroviaria con ebrei italiani partì da Merano verso i lager nazisti già il 15 settembre 1943, un mese e mezzo prima che l'ordine di polizia n° 5 (emanato da Guido Buffarini Guidi, ministro dell'interno della RSI, ndr) decretasse l'arresto e l'internamento di tutti gli ebrei... a qualunque nazionalità essi appartengano e il loro internamento in campi di concentramento provinciali, in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali
(Michele Sarfatti. Gli ebrei negli anni del fascismo: vicende, identità, persecuzione. Einaudi, Torino, 2007)

Il razzismo di Giorgio Almirante e la svolta della chiesa

Capo di gabinetto di Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare che curava la propaganda della Repubblica Sociale, era quel Giorgio Almirante che aveva cominciato la sua carriera come segretario di redazione della rivista La difesa della Razza e che nel dopoguerra avrebbe fondato il Movimento Sociale Italiano. Il precipitare della situazione mutò anche l'atteggiamento della Chiesa cattolica: come rivelò a Civiltà Cattolica nel 1961 il segretario particolare di Pio XII Robert Leiber, il Papa aveva fatto sapere che le case religiose “potevano e dovevano” dare rifugio agli ebrei e fra settembre e ottobre 1943 la Segreteria di Stato e il Vicariato di Roma fecero distribuire ai vari istituti religiosi cartelli attestanti la extraterritorialità del luogo e finalizzati ad evitare perquisizioni e irruzioni. Il Pontificium Institutum Utriusque Iuris, formato dalle due Facoltà di Diritto Canonico e Diritto Civile, diede rifugio e istruzione a molti studenti ebrei e non va dimenticato che dei 468 italiani proclamati “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, circa un ottavo appartiene al clero cattolico.

Le leggi razziali vengono abrogate il 20 gennaio 1944

Le leggi razziali furono abrogate con regio decreto legge del 20 gennaio 1944, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in febbraio e reso operante in ottobre; la fase legislativa si protrasse fino al 1945. Anche se la Costituzione repubblicana, con il suo articolo 3, riportò l'Italia alla situazione dello Statuto albertino: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», la parificazione tra perseguitati politici ed emarginati ebrei tardò fino al 1955 e solo nel 1978 una legge stabilì che i Provvedimenti per la difesa della razza italiana erano stati un atto di persecuzione fin dall'annotazione in anagrafe di "appartenenza alla razza ebraica".

Deutschland über alles, über alles in der Welt

Nei sette anni in cui furono in vigore, quelle leggi hanno dapprima annichilito economicamente e ostracizzato socialmente una moltitudine di cittadini italiani e poi hanno causato la morte ingiusta e immotivata di uomini, donne e persino di bambini. Per ricordare coloro «per i quali la più umana delle pratiche, la cura dei piccoli, fu tramutata in orrore e tortura», nel febbraio 2021 il Pronto soccorso dell'Ospedale dei bambini Santobono di Napoli è stato intitolato a Sergio De Simone. Il documentario Kinderblock, di Ruggero Gabbai e Marcello Pezzetti, reperibile su Raiplay, ricostruisce la sorte di questo bimbo napoletano di sette anni, di padre cattolico, sottufficiale nella Marina Militare Italiana e di madre ebrea. Arrestato a Fiume, dove era in vacanza, con tutta la famiglia, fu selezionato per sperimentazioni microbiologiche insieme ad altri bambini rinchiusi ad Auschwitz e poi impiccato negli scantinati della scuola di Bullenhuser Damm, Amburgo (Bernicchia MP, a cura di. Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti. Proedi editore, Milano, 2005). Mentre passano le immagini dei luoghi dove l’orco Mengele (un colto europeo, un medico) sbranò tanti bambini indifesi, il commento musicale di sottofondo è dato dalle noti dolci e dolenti di un piano nelle quali, solo dopo qualche istante, si riconosce, rallentato, l’Haydn dell'inno nazionale tedesco.

La Germania riunificata lo ha mantenuto, ma non ne canta più la prima strofa Deutschland über alles, über alles in der Welt; tuttavia, scegliendo l'inno come colonna sonora dell'orrore, gli autori di Kinderblock sembrano suggerire che alcune "radici", più che modificate, andrebbero estirpate.

Box | Sette anni di razzismo fascista

  • "Manifesto degli scienziati razzisti", pubblicato sul Giornale d'Italia il 14 luglio 1938. "Dichiarazione sulla razza", approvata da Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938
  • Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1390: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (GU n. 209, 13 settembre 1938), convertito senza modifiche in L 5 gennaio 1939, n. 99, (GU n. 31, 7 febbraio 1939)
  • Regio decreto 5 settembre 1938, n. 1531: Trasformazione dell'Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza (GU n. 230, 7 ottobre 1938)
  • Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1539: Istituzione, presso il Ministero delI'Interno, del Consiglio superiore per la demografia e la razza (GU n. 231, 8 ottobre 1938), convertito senza modifiche con L 26 gennaio 1039 (GU n. 24, 30 gennaio 1939)
  • Regio decreto 7 settembre 1938, n. 1381: Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri (GU n.208, 12 settembre 1938)
  • Regio decreto legge 23 settembre 1938-XVI, n. 1630: Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica (GU n. 245, 25 ottobre 1938), convertito, senza modifiche, con L 5 gennaio 1939, n. 94 (GU n. 31, 7 febbraio 1939)
  • Regio decreto legge 15 novembre 1938, n. 1779: Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana (GU n. 272, 29 novembre 1938), convertito senza modifiche con L 5 gennaio 1939, n. 98 (GU n. 31, 7 febbraio 1939)
  • Regio decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728: Provvedimenti per la difesa della razza italiana (GU n. 264, 19 novembre 1938), convertito senza modifiche L 5 gennaio 1939, n. 274 (GU n. 48, 27 febbraio 1939)
  • Regio decreto 21 novembre 1938, n. 2154: Modificazioni allo statuto del Partito Nazionale Fascista (GU n. 36, 13 febbraio 1939)
  • Regio decreto legge 22 dicembre 1938, n. 2111: Disposizioni relative al collocamento in congedo assoluto ed al trattamento di quiescenza del personale militare delle Forze armate dello Stato di razza ebraica (GU n. 30, 6 febbraio 1939), convertito senza modifiche dalla L 2 giugno 1939, n. 739 (GU n. 131, 5 giugno 1939)
  • Circolare1/9/1938 - Prot. n. 12722. Riservata - Provvedimenti adottati dal Ministero dell'Educazione in materia di difesa della razza
  • Circolare 22/12/1938 - Prot. 9270/Demografia e Razza - R.D.L. 17 novembre 1938 - XVII, n. 1728, recante provvedimenti per la difesa della razza italiana
  • Regio decreto 9 febbraio 1939, n. 126: Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all'art. 10 del R. decreto-legge 17 novembre 1938 XVII, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica (GU n. 35, 11 febbraio 1939), convertito con modifiche dalla L 2 giugno 1939, n. 739 (GU n. 131, 5 giugno 1939)
  • Regio decreto 27 marzo 1939, n. 665: Approvazione dello statuto dell'Ente di gestione e liquidazione immobiliare (GU n. 110, 10 maggio 1939)
  • Legge 29 giugno 1939, n. 1054: Disciplina dell'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica (GU n. 179, 2 agosto 1939)
  • Legge 13 luglio 1939, n. 1024: Norme integrative del decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana (GU n. 174, 27 luglio 1939)
  • Legge 13 luglio 1939, n. 1055: Disposizioni in materia testamentaria nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica (GU n. 179, 2 agosto 1939)
  • Legge13 luglio 1939, n. 1056: Variazioni al ruolo organico del personale di gruppo A dell'Amministrazione Civile del Ministero dell'interno (GU n.179, 2 agosto 1939)
  • Legge 23 maggio 1940, n. 587: Concessione di una indennità in aggiunta alla pensione ai dipendenti statali per i quali è prevista la inamovibilità, dispensati dal servizio in esecuzione del R. decreto-legge 17 novembre 1938 XVII, n. 1728, sino al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo (GU n. 143,19 giugno 1940)
  • Decreto ministeriale 30 luglio 1940: Determinazione dei contributi a carico dei professionisti di razza ebraica (GU n. 12,16 gennaio 1941)
  • Legge 28 settembre 1940, n. 1403: Abrogazione del contributo statale a favore degli asili infantili israelitici contemplati dalla legge 30 luglio 1896, n. 343 (GU n. 245, 18 ottobre 1940)
  • Legge 23 settembre 1940, n. 1459: Integrazioni alla legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1055, contenente disposizioni in materia testamentaria, nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica (GU n. 256, 31 ottobre 1940)
  • Legge 24 febbraio 1941, n. 158: Autorizzazione all'Ente di gestione e liquidazione immobiliare a delegare agli Istituti di credito fondiario la gestione e la vendita degli immobili ad esso attribuiti (GU n. 79, 2 aprile 1941)
  • Legge 19 aprile 1942, n. 517: Esclusione degli elementi ebrei dal campo dello spettacolo (GU n. 126, 28 maggio 1942)
  • Circolare 20/6/1941- Prot. N 2251/30 R. Circolare - Eliminazione dei nominativi ebraici dagli elenchi telefonici
  • Legge 9 ottobre 1942, n. 1420: Limitazioni di capacità degli appartenenti alla razza ebraica residenti in Libia (GU n. 298, 17 dicembre 1942)
  • Ordinanza di polizia 30/11/1943 - N. 5 [Internamento di tutti gli Ebrei]. • Ordinanza di polizia 28/1/1944 - N. 459 - [Scioglimento Comunità israelitiche]
  • Decreto legislativo del duce 4 gennaio 1944, n. 2: Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica (GU-RSI n. 6,10 gennaio 1944)
  • Decreto legislativo del duce 31 marzo 1944, n. 109: Nuovo statuto e regolamento dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (GU-RSI n. 81, 6 aprile 1944)
  • Decreto legislativo del duce 18 aprile 1944, n. 171: Istituzione dell'Ispettorato Generale per la razza (GU-RSI n. 111, 11 maggio 1944)
  • Decreto ministeriale 15 settembre 1944, n. 685: Adeguamento del trattamento tributario a favore di tutti i beni gestiti dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (E.G.E.L.I.) (GU-RSI n. 251, 26 ottobre 1944)
  • Decreto 30 dicembre 1944, n. 1036: Modifica dello Statuto dell'E.G.E.L.I. ed istituzione del posto di Direttore Generale (GU-RSI n. 58, 10 marzo 1945)
  • Decreto legislativo del duce 28 febbraio 1945, n. 47: Regolamento amministrativo dell'Ispettorato Generale per la Razza (GU-RSI n. 52, 3 marzo 1945)
     

Iscriviti alla newsletter

Le notizie di scienza della settimana

 

No spam, potrai cancellare la tua iscrizione in qualsiasi momento con un click.

 

altri articoli

Facciamo chiarezza sulla questione dei bloccanti della pubertà per minorenni transgender

Il comunicato rilasciato dalla Società Psicoanalitica Italiana, nel quale è espressa la preoccupazione per il ricorso ai bloccanti della pubertà per minorenni con diagnosi di disforia di genere, ha suscitato grande clamore mediatico. Varie voci si sono levate dal mondo medico-scientifico a difesa dell'uso di questo farmaci, che sono tra gli approcci più sicuri ed efficaci per trattare la disforia di genere nella prima pubertà e durante l’adolescenza - ovviamente a fronte di una «valutazione biopsicosociale completa» mirata sul caso e condotta da un gruppo di controllo multidisciplinare.

Nell'immagine: bandiera transgender. Crediti immagine: Alexander Grey/Unsplash

Il 12 gennaio la Società Psicoanalitica Italiana (SPI) pubblica, a firma del presidente Sarantis Thanopulos, un comunicato indirizzato al governo. Il testo esprime «grande preoccupazione» per il ricorso a farmaci che bloccano lo sviluppo puberale su minori con diagnosi di disforia di genere. A sostegno di questa preoccupazione segue un elenco di controindicazioni a monito che la «sperimentazione in atto elude un’attenta valutazione scientifica».