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Di chi è lo spazio?

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In vigore fin dal 1967, il trattato sullo spazio extra-atmosferico è il quadro normativo di riferimento del diritto aerospaziale. A fine novembre, è stato il protagonista della UN Conference on Space Law and Policy - The Outer Space Treaty for the 21st Century, durante la quale i primi 12 articoli sono stati approfonditi per gli aspetti sia tecnici sia politici ed economici. Per esempio, cosa significa rivendicare la proprietà di risorse nello spazio?

Crediti immagine: NASA/Unsplash

Il 25 giugno 1967, negli EMI Studios di Londra, i Beatles cantavano per la prima volta All You Need Is Love durante Our World, il primo programma televisivo trasmesso in mondovisione. Poco tempo prima era uscito il loro ottavo album, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, considerato uno dei più importanti della storia del rock. Lo stesso anno, la prima missione con equipaggio del programma Apollo, destinato a portare i primi due uomini sulla Luna, si concludeva nel peggiore dei modi. Il 27 gennaio, alla rampa di lancio 34 di Cape Canaveral, divampò un incendio e i tre membri della missione Apollo 1 persero la vita.

I voli Apollo con equipaggio furono sospesi per venti mesi, ma la corsa allo spazio era ormai iniziata e il 10 ottobre 1967 entrò in vigore il trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione e utilizzo dello spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, o più semplicemente trattato sullo spazio extra-atmosferico, che ancora oggi rappresenta il quadro normativo di riferimento del diritto aerospaziale.

Il trattato per il 21esimo secolo

Il trattato è stato il tema della United Nations Conference on Space Law and Policy: The Outer Space Treaty for the 21st Century, che si è svolta a fine novembre. I primi dodici articoli del testo sono stati approfonditi uno a uno e sono state affrontate le implicazioni legali delle attività spaziali attuali e future.

Libertà di accesso, pace, cooperazione e uguaglianza sono alcuni dei principi alla base del trattato, che per esempio proibisce di rivendicare la proprietà dello spazio, della Luna e degli altri corpi celesti. Il contenuto e l’interpretazione degli articoli del trattato sono legati non solo ad aspetti tecnici, ma anche alla situazione politica ed economica mondiale e portano a interessanti interrogativi, come per esempio: cosa vuol dire usare ed esplorare lo spazio in modo pacifico? Cosa significa rivendicare la proprietà di risorse che si trovano nello spazio?

Il diritto spaziale internazionale è anche uno dei temi dell’Agenda “Spazio 2030”, che mira a rafforzare il ruolo delle attività spaziali come motore per lo sviluppo sostenibile. Di questi argomenti si è discusso proprio in questi giorni a Vienna, al Forum spaziale mondiale.

Ma dov’è lo spazio extra-atmosferico?

Non c’è un confine ben preciso fra la Terra e quello che chiamiamo spazio extra-atmosferico. Una delimitazione largamente accettata è la cosiddetta linea di Karman, a 100 chilometri di altezza sopra livello del mare, come i 100 chilometri del Passatore, una gara podistica tra Firenze e Faenza.

Tuttavia, nel corso del tempo, sono stati proposti diversi valori per segnare il confine tra la Terra e lo spazio, da soli trenta chilometri fino a un milione e mezzo.

Primi passi nello spazio e nel diritto spaziale

Le prime attività spaziali sono iniziate nel contesto della Guerra Fredda, e nella comunità internazionale cresceva la preoccupazione che lo spazio diventasse la nuova arena dei conflitti tra superpotenze. Così, alla fine degli anni Cinquanta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì un comitato ad hoc per la cooperazione internazionale nelle attività spaziali: la Commissione delle Nazioni Unite per l’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, o Copuos. Questo comitato è ancora oggi il forum internazionale per il diritto spaziale ed è supportato da due sottocomitati, uno tecnico e scientifico e uno giuridico.

Dopo la nascita del Copuos, un primo passo significativo fu l’adozione di una risoluzione sui principi giuridici per le attività nello spazio nel 1963. Il 16 giugno dello stesso anno, Valentina Tereškova partì dal cosmodromo di Bajkonur e fu la prima donna ad andare nello spazio. Tereškova era un’appassionata di paracadutismo e fece il suo primo volo con il paracadute nel maggio del 1959; solo quattro anni dopo era nello spazio.

La corsa allo spazio si faceva sempre più intensa e il trattato sullo spazio extra-atmosferico fu scritto e approvato quando ormai diverse cose erano già successe. Nel 1957, Sputnik 1 fu il primo satellite in orbita attorno alla Terra e nel 1961 il 27enne Yuri Gagarin fu il primo uomo ad andare nello spazio. Non solo, nel 1962, la sonda Mariner 2 si avvicinò con successo a Venere per la prima volta e nel 1965 Mariner 4 raggiunse Marte.

Intanto, gli articoli del trattato prendevano forma e la bozza completa fu infine esaminata dalla sottocommissione legale del Copuos nel 1966. Lo stesso anno si giunse ad un accordo e il 27 gennaio 1967 il trattato fu aperto per la sottoscrizione da parte dei tre governi depositari, quello della Federazione Russa, del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America.

L’uso pacifico dello spazio

Il trattato parla di uso pacifico ed esplorazione pacifica dello spazio, della Luna e degli altri corpi celesti e di libertà di accesso senza alcuna forma di discriminazione. Non solo, secondo il quarto articolo, gli stati firmatari si impegnano a non portare nello spazio qualsiasi tipo di arma. Questi principi di pace sono sottolineati anche dal fatto che il forum internazionale per il diritto spaziale, come abbiamo visto, si chiama proprio Commissione delle Nazioni Unite per l’uso pacifico dello spazio.

Sebbene questi aspetti sembrino piuttosto chiari, il trattato tuttavia non chiarisce il significato di utilizzo pacifico ed esplorazione pacifica dello spazio. Per superare queste incertezze ci si può rifare alla Carta delle Nazioni Unite, ma l’interpretazione normativa, etica e sociale di questi termini può portare a molti interrogativi.

Lo spazio è di tutta l’umanità

Il primo articolo del trattato afferma che l’esplorazione e l’uso dello spazio devono essere a beneficio di tutta l’umanità, “mankind” nel testo in inglese. Il secondo articolo, invece, afferma che non è possibile occupare lo spazio, la Luna e gli altri corpi celesti e rivendicarne in alcun modo la proprietà.

Nel corso degli anni, il contesto economico e tecnologico delle attività spaziali è profondamente cambiato e oggi, per esempio, esistono progetti per l’utilizzo di risorse naturali dei corpi celesti, come l’estrazione mineraria dagli asteroidi. Per affrontare questi cambiamenti, ci sono alcune linee guida delle Nazioni Unite e diversi strumenti normativi nazionali e internazionali.

Trattati, leggi e accordi successivi

Dopo il trattato del 1967, sono stati approvati altri testi, fra cui quattro importanti trattati: un accordo per il salvataggio e il rientro degli astronauti e per il recupero di oggetti lanciati nello spazio, un testo sulla responsabilità in caso di danni causati da oggetti spaziali, uno per la registrazione di oggetti lanciati nello spazio e infine un accordo per le attività sulla Luna e sugli altri corpi celesti.

Esistono poi degli accordi bilaterali e multilaterali che regolano le attività spaziali. Nel 2020, per esempio, è stato siglato l’accordo multilaterale di cooperazione internazionale del Programma lunare Artemis, tra la NASA e i Paesi partner, tra cui c’è anche l’Italia.

Accanto a questi strumenti internazionali, alcuni stati hanno sviluppato delle leggi e dei regolamenti nazionali per disciplinare le loro attività nello spazio, come per esempio il lancio e il rientro di veicoli spaziali.

Lo spazio è un settore in crescita

Il contesto in cui è stato scritto il trattato era decisamente diverso rispetto al mondo in cui viviamo oggi. Al tempo, lo spazio era dominato dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, mentre oggi operano nello spazio più di novanta nazioni.

Non solo: il numero di compagnie private coinvolte in attività spaziali è in crescita e il settore è molto variegato. Nel 2021, l’economia spaziale globale ha raggiunto i 469 miliardi di dollari, con una crescita del nove per cento rispetto al 2020. Nel 2022, il settore è cresciuto ancora e ha raggiunto 546 miliardi di dollari. Difficilmente negli anni Sessanta ci si poteva immaginare un'evoluzione del genere.

 


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